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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
COLOR DI NUOVO
post pubblicato in colori, il 9 luglio 2017


23 aprile 2015. Scrivere dopo due anni. Scrivere per fine incompiuta. Come se le parole fossero bollicine di champagne e questa pagina un calice da alzare.
Sei ancora vivo, Biblioceca, di parole e d'altro. 
Sei vivo di me/voi
E per quanto non é cosa che mi occupa il cuore.
Non oggi.




                                                                 Dedicato a te, anche se non dovessi leggere.
                                                                                                      Esperia :)









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LA DECADENZA
post pubblicato in io e me, il 23 aprile 2015







L'ensemble era vivo. Lineare nell'incipit, con aritmico soffio di cose sparse, più in là, dove la strada sembrava il letto d'un fiume dimenticato.
Nessun passo vi correva dentro senza che i fiori di glicine non ne fossero al corrente. Sapevano tutto di quell'andare senza meta. Tracciavano essi stessi la mappa del suo labirintico vagare, tessendo di viola stinto un tramonto d'aprile.
Ma era coi violini che il paesaggio prendeva forma. S'arrotondava, guadagnando vertici di tanto in tanto, per poi sparire dentro gorghi concentrici, affamati di nero.
Così una o due volte. O forse nove. Aritmetica bizzarra e inconclusa di negozi aperti in fretta e in fretta inghiottiti dietro vetrine disadorne.
E intanto la decadenza cantava le sue armonie di primavera.










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VOLO LIEVE
post pubblicato in colori, il 22 marzo 2015



















Tavolo della tinta, tondo come quello del ciclo bretone, ma non non così austero.
Lei, la signora alla mia destra, concorda il colore. Lo vuole rosso, ma non ramato, ma non sparato, ma non chiuso. Un rosso, rosso. 
Tu, la parrucchiera, l'ascolti senza soprassalti, con sguardo allineato sulla complessità che ha un sogno quando diventa nuance. E dici la tua, sorretta da calma sapiente che persuade. E intanto, l'altra, la signora a sinistra, sotto un intruglio biondo-cenere, credo, mostra la foto del suo fagottino. Sará  nonna, penso. Nonna da poco. E lo é. D'un cane. Del cucciolo della figlia. E sorride. E racconta. E sorride. 
Di fronte,la terza, disserta con la quarta che le sta accanto, sulla crema antirughe, con occhi rapiti dalla meraviglia che il collagene ha sortito, specie sulla parte inferiore del suo viso, dando all'interlocutrice appena il tempo di inframezzare qualche ah. 
Sono ah volatili, che ricamano l'aria, come una conta infantile, come l'aura d'una bacchetta fatata.
Penso che la felicità sia questo scorrere d'anima, sulla trasparenza d'un tavolo circolare, sulla trasparenza d'un nuovo che circola e permea, mentre i colori fermentano sopra i pensieri e i pensieri quasi si fermano.
Abbiamo lottato per dimostrare d'essere portatrici di testicoli non avendoli, ci siamo ripudiate nella leggerezza del pensiero che riposa.
E invece è questa la nostra risorsa speciale. 
Il volo lieve di quando il pensiero depone le armi e tinge il mondo d'un rosso non ramato, non sparato, non chiuso.
Un rosso, rosso.












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FIOR DI MIMOSA
post pubblicato in prospettive, il 8 marzo 2015





Fior di mimosa?
Che sia lunare invece
nero, come la pece.
Uomo dal giallo omaggio
vai sulla luna nuda
e coi tuoi piedi sfida
il manto suo selvaggio
Cerca, ricerca e suda
sette camicie bianche
e tra crateri spenti
di spazi senza voce
come d'Orlando il senno
l'unico fiore trova
Non mazzi di mimosa
comprati sotto casa.

Un fiore senza olezzo
eccetto l'acre odore
scritto con la tua fronte
da inchiostro di sudore

Fiore immobile e scuro
com'acqua ferma e sporca
E non citarmi Lorca!
Scrivili tu, versi immortali
audaci
Scrivili col tuo sangue
oppure taci

Un fiore silenzioso
privo d'accenti stanchi
senza le ipocrisie
che detta circostanza
mondo dalle parole
svuotate di sostanza
senza ritrito pesto
del solito copione:
cene, dolci e spumanti
terrazze coi tramonti
di donne fiere e sole
Prova a pensar qualcosa
che non somigli a cosa
a un conto che non conti
a un oro privo d'ori
In altre parole voglio
un fiore senza fiori











































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FANDANGO
post pubblicato in poesia, il 27 febbraio 2015




Ah se il tema é la noia, quale noia!
Eppure, di questo si tratta: di Noia.
Già il suono mi orienta;
non c'é da fidarsi d'un trio di vocali
invadenti
e d'una nasale alveolare
frustrata, assediata
da infide serve che alzan la cresta.
Nessuna armonia come quando i fonemi
s'alternano
con fini ricami di suoni:
Felice
Sereno
Baleno
che grazia
di sillabica intesa
che tocco d'accenti.
Ma pur conoscendo e fuggendo,
la dama incolore,
la noia ci possiede.
La subdola permea ogni cosa
e dirla e riporla
è vana, patetica impresa,
noiosa essa stessa.

Se taci m'annoio
Se parli m'annoio
ma fingo il contrario
e questo m'annoia.
Dovrei alzarmi, dunque,
e gridare:
"Signori mi annoio,
coi vostri discorsi già scorsi
milioni di volte
coi volti già visti
coi visti già impressi
coi tizi e coi cai
coi passi dei vivi
coi morti e i cipressi
che a Bolgheri vanno
e triti e ritriti
mi corrono incontro
dal libro riletto"
E invece m'astraggo
mi metto in disparte
come fossi reietto
m'invento stagioni
persone
frontiere

E nel disilluso tornare
un sole mi splende sul capo
e sul collo, un cappio da boia:
Welcome, impero di noia !














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PROFUMARE DI FIORI E ODORARE DI FERRO
post pubblicato in suggestioni, il 17 febbraio 2015



Il vetro rimandava la luce del mondo. E avvicinandosi, assumeva forme distinte.Tre alberi e un quarto, sulla destra, dimezzato dal confine dell'infisso, cinque palazzi in primo piano e almeno altrettanti  che lo sguardo non riusciva a trattenere con calcolo esatto, una dozzina di persone schiacciate sull'asfalto dalla prospettiva dei suoi occhi, una manciata di auto sparse, più i due cordoni in policromatico assetto ai lati della strada. 
Aritmetica  d'un gioco ozioso. E altro Un altro senza menù a tendina, d'indefinibile natura. Avrebbe dovuto digitarlo lei, nella sua mente; scriverlo sul rigo "cerca"
I pensieri, ad esempio, chiusi dentro quei dodici  uomini e donne, o i tappetini delle auto, presumibilmente di gomma nera, o i nidi eventuali che i rami potevano nascondere.
Meglio liquidare la faccenda. Non le importava dei pensieri e dei tappetini ancor meno, ammesso che presentassero differenze. In quanto ai nidi, escludeva che ce ne fossero in quei rami odorosi di benzina.
Ma poi digitò: vento
E lo sentì distintamente, alzarsi appena e sovrastare, sibilare sottile e frusciare cavernoso, sfiorare  e sospingere, rilasciare con garbo e trascinare con forza, assecondare e contrastare, librarsi  tiepido e pungere di freddo, volteggiare e dare assedio. 
Profumare di fiori e odorare di ferro.
 Sì, lo sentiva. Soffiava forte e si annichiliva di colpo, dentro di sè.


































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D'ATTIMO
post pubblicato in poesia, il 19 ottobre 2014







A volte mi diverto
in retrovie nascoste del mio cuore
ed assomiglia a un volto senza nome
la gioia segreta che orizzonta
Capita allora di non aver paura
del silenzio
chè dentro un suono inesistente
colgo i miei fiori
E dico nulla
ed altrettanto sento
Come petali d'aria
che sguardo assorto tace
















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MOSCHE
post pubblicato in poesia, il 1 settembre 2014






Vorrei che spariste tutti
Come mosche mai nate
Come ronzii interrotti e risucchiati
Come aborti d'insetto
Come ripensamenti
d'un alato nauseare
Come fastidiose intenzioni
che non intendono
Come un come
che non conosce modi
e da una zona marcia di cielo
osserva il suo delizioso inessere








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ODIO L'ESTATE
post pubblicato in io e me, il 2 agosto 2014







 La solitudine di certi narcisismi è vibrante. 


















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CANNIBALISMI
post pubblicato in suggestioni, il 5 luglio 2014

















Siamo quel che mangiamo? Allora cucinatemi  Anne Hathaway, magari in salsa tartara.












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CHISSA'
post pubblicato in diario, il 12 giugno 2014






-Non andrò al mare. Detesto la sabbia. Detesto il caldo.
-Potresti andare al tramonto  e scegliere il mare di scogli- ti ho detto. Ma non era un dire convinto.
-E l'acqua? Io detesto anche quella.
Mi lasci a pensare. Le mie solite convinzioni irragionevoli. "Quelli un po' più intelligenti detestano l'estate". Questo penso, mentre incrocio i tuoi occhi da apolide.
E che farai? - domandano in fondo; ( c'è sempre qualcuno che vuole saperne di più).
"Io posso restare dieci ore a non far nulla"',hai detto. E tutti in classe hanno riso. Anche io. Tu lo facevi solo con le labbra. E stavolta ho pensato qualcosa di ragionevole. " Ecco il vuoto: ridere del nulla". 
Ed é sulla parola nulla che tu hai smesso di ridere. L'hai sentita? Hai sentito il rumore del mio pensiero?
Non c'é niente 
da ridere, lo so. Eppure tu lo fai. Lo fai spesso. Come se ti aggrappassi ad una smorfia che mostra i denti.
Per intimorire la tua vita senza regime, credo.
E chissá se il mio credere, talvolta, ti sfiora l'anima.


Palermo, 10 giugno 2014. Ultimo giorno di scuola
















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IN MEDIO STAT DIGITUS
post pubblicato in prospettive, il 6 maggio 2014


Quando si dice l'era digitale...



























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LITTLE WING
post pubblicato in io e me, il 25 aprile 2014




















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NERO
post pubblicato in poesia, il 14 aprile 2014






Labbra d'ombra
dentro respiri minimi di strada.
Filtra
il setaccio fine del nero.
Le conside
razioni del buio
disancorano.
A schema libero i resoconti diurni:
nessuna cosa converge.
Qualche memoria abbaia.
Echi obliqui disperdono.
È una notte da cani randagi.























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OCCORRE DISTINGUERE
post pubblicato in prospettive, il 4 aprile 2014











































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AD APRILE E NON SOLO
post pubblicato in io e me, il 31 marzo 2014






Glu glu...






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SALAMI SENZ' ANIMA
post pubblicato in prospettive, il 21 febbraio 2014

La modernità


Scendono gocce di sudore
Sulla fronte di un lavoratore
E il mondo non può farne a meno
Almeno credo, almeno credo

Ma questa è la modernità
Noi a casa, noi a casa
Un computer lavorerà

Ora qui in questo meccanico mondo
Non ho compreso qual è il posto che posso occupare
Forse non posso più nemmeno respirare
E poi

E poi c’è lei
Che ha bisogno di più
E poi ci sei anche tu

( e di nuovo, per tre volte)


Cosa spinge un autore a scrivere un testo così e a ripeterlo tre volte?
Respiro un attimo per stemperare l'orrore e...le risposte già galleggiano nell'aria, uniche note.
Una ingenuità: credere che basti ripetere ossessivamente per dare corpo alle inquietudini.
Molteplici furbizie: l' inclinazione per il già fatto. Il senso dell'insaccato musicale.
Prendi un tale che si chiama Vadim, un po' di Francia non guasta mai.
Affina la sua faccina così così e la vocetta che insegue la nota.
Portalo a Sanremo, senza meriti è anche più facile.
Concedigli una canzone nella notte, la sua.
Testo furbetto (su pesto dislessico di note): sudore e computer, sangue e algoritmi come grasso misto a pezzi di maiale; che belle meccaniche socioesistenziali. L'uomo vecchio e il nuovo (neanche Ludd avrebbe osato tanto in così poco) dentro la danza trita del non so quale sia il mio posto, dell'apnea forzata della vita. E un titolo, a chiudere il budello, di quelli che strizzano l'occhio (e qui l' ardimento sfiora la spericolatezza)..."Tempi moderni", magari...
....Et voilà il salame è apparecchiato e senza essere stagionato già puzza di muffa. 
 "La modernità", sigillo dell'insulso, marchio dello sgomento acustico.
E come per una beffa, con l' imbuto in cui viene precipitato l'ascoltatore si compie comunque una metafora (questa, sì, autenticamente moderna): quella del nulla da dire e del voler parlare ad ogni costo.
(Endrigo, dove sei?)





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L'ATTIMO INERTE
post pubblicato in diario, il 10 febbraio 2014






Ti amo più della strada
Ti amo più degli alberi
Più del palo
Più degli operai
Più del martello
Più della signora che passa
.....


(Rubata ad un bambino per strada. La stava inventando per il padre, credo.
Andava declamandola ad alta voce, guardandosi attorno in cerca di nuovi termini di paragone.
Il padre sospingeva un passeggino, in cui sedeva, con ampio margine di probabilita', il fratello minore.
Lo sospingeva come un automa, sorridendo al poeta senza ascoltare.
Viviamo immersi nel silenzio delle nostre parole. Fin da subito).


                                                                            Palermo, 9 febbraio 2014, ore 11 e un po' di più
                                                                            Piazza Politeama




                                                                          





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MOLTIPLICO
post pubblicato in io e me, il 8 febbraio 2014











                                                                                       Bisogna farsi in mille per essere una




























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IO L'ARITMETICA NON LA CAPISCO
post pubblicato in prospettive, il 18 gennaio 2014


Berlusconi, il ladro evasore, dovrà sedersi al tavolo di coloro che decideranno le nuove regole? Ma non l' avevano fatto decadere, accompagnandolo gentilmente fuori dal Parlamento? 
La cosa mi suona stonata come se un tale, cacciato da casa  l' amico pedofilo, lo richiamasse poco per proporgli di dirigere un asilo.  
Come? Berlusconi, il ladro evasore, ha dieci milioni di voti? Ahhhh...ma allora ditelo che i voti  estinguono i reati, in modo che si possano riabilitare tanti altri galantuomini che di consenso ne avevano( Hitler per tutti), anche perché i mafiosi, i ladri, i corrotti, gli evasori, i conniventi silenziosi, i distratti, i presiperilculo....si fa presto a far i numeri che contano. 
Così una cosa almeno e' detta: non ci sono più i cattivi d' un tempo. No, non gli Innominati , quelli si sono estinti secoli fa. Mi riferisco a coloro che una volta condannati dovevano almeno far finta di dispiacersi, di farsi da parte. Oggi sono contesi, richiesti, corteggiati...vai a dargli torto se sono spudorati. Anche se, lo ammetto, io mi indigno. È démodé , lo so. Cercherò di cambiare, di indossare la veste del nuovo garantismo trasversale, che supera, dialoga e ragiona, che mastica bocconi d' ogni  tipo.  Di farmi ragione della ragione d' onnivora specie, della legge renziana del fare e del disfare.
L'etica e' cosa d'altri tempi. Ha un cuore arrugginito. 
Come? Berlusconi, il ladro evasore, e' pur sempre il capo del suo partito? Beh ...se quel partito non gli somigliasse, non fosse ricattato, comprato, ammanigliato, stretto dentro la morsa d' un monarca assoluto, avrebbe preso atto del capo delinquente, dandogli il benservito. Invece si riconosce, lo  consola, lo idolatra, gli fa quadrato  attorno, sputando sulla magistratura del complotto.
Come? Renzi ha detto che convinto Berlusconi, il ladro evasore, poi anche Alfano si convincerà?
E i penta stellati ? Non sono forse anch'essi votati da milioni di persone?
Ma allora i voti non contano tutti allo stesso modo?
Non c' e' nulla da fare: io l' aritmetica non la capisco







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MERRY CHRISTAMAS
post pubblicato in io e me, il 14 dicembre 2013








Caro Babbo Natale,
visto che è da molto che faccio la buona, per favore fa che il Senato sparisca davvero e regalami un'unica grande, grandissima Camera.
A gas.

Un caro saluto

IO










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CERVI VOLANTI
post pubblicato in poesia, il 10 dicembre 2013






Quante viti
nelle nostre vite
Che avvitano e svitano
che assemblano parti:
un piede a una sedia
un asse a un supporto
un coperchio
a una cassa da morto


Quanti morti
nelle nostre vite
che parlano
timbrano
contano
copiano
dormono
Aggiornano i giorni



Quanti giorni
nelle nostra vite
di sopra
di sotto
all'alba
di sera
bacetti
saluti
prosciutti
favori
sgambetti
consegne
vacanze
stagioni
congedi
meloni



Quanti frutti
nelle nostre vite
frullati di vita
passata
montata
schiumata
E in fondo un sapore
di fresco ingranaggio
aroma fragrante
di macchina oliata
di lama affilata
che taglia
spezzetta
scompone
maciulla
separa
trastulla
girando girando
coltello di giostra
e musica pesta



Quante vite
nelle nostre vite
una vita
due vite
tre vite...
…infinite



Nessuna che resta






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MAL DI MALWARE
post pubblicato in cose da Cannocchiale, il 2 dicembre 2013
Ed ora il malware malefico: la piattaforma bloccata da tutti i browser.  E se le cose andranno secondo lo stile del Cannocchiale, chissà se e quando si fara' fronte all'emergenza.
Da qui davvero occorre levare le tende.

(Postato con l'iPad, unico mezzo possibile, per quanto mi riguarda, per venire da queste parti)



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SANTANCHE' PAPE SATAN
post pubblicato in prospettive, il 29 novembre 2013





La riconoscete?
La foto è di qualche anno fa, ma la pettinatura è la stessa ed anche il piglio.
Molti personaggi famosi hanno mosso i primi passi con uno pseudonimo. Mina ad esempio si chiamava Baby Gate.
Erano i tempi in cui la Nostra lavorava nel settore fumettistico e fu probabilmente con quei primi guadagni che acquistò la Kelly numero 1. Una dura gavetta. Non crediate infatti che racimolare una pluridecina di borsette Hermes sia facile. Non sto dunque ad annoiarvi con la 2, la 3, la 4, la 5, la 6 ecc.
Sappiate soltanto che siamo di fronte ad una donna che ha sempre lavorato duramente per guadagnarsi la pagnotta e che questa è sempre stata  di pura pelle a lievitazione naturale.
Va da sé che abbia dovuto trascurare qualcosa. I libri di storia ad esempio. D’altra parte la Chanel non è propensa a stamparne e in quanto a Prada...lasciamo perdere.
In compenso si è dedicata all’umorismo e alla comicità. Pare infatti che abbia reperito un antico trattato, Risum et sghignatione, nascosto( e come ci sia finito, vai a saperlo) nella Kelly numero 15, quella viola coi manici arancio e la chiusura in oro rosa. E pare, altresì, che si sia talmente appassionata alla materia, da dimenticarsi di acquistare la Kelly numero 16. 
Del resto chi non ha sentito almeno una cinquantina delle sue, ormai mitiche, perle di comicità?
Ma ieri sera, da Santoro, s’è davvero superata. Si sa, la comicità è tutta una questione di tempi. E’ un talento naturale. O ce l’hai o non ce l’hai. Reperire i trattati serve ma se non hai la stoffa…e se questa non è almeno un puro cachemire Loro Piana..beh meglio levarci mano.
Ma, tornando a ieri sera, lasciatemi snocciolare il crescendo ineguagliabile in cui si è cimentata.
Prima finge di fare dei discorsi seri (come tutti i comici, mi direte), conducendo lo spettatore fra considerazioni di etica e politica double-face, con interno in pelle umana. Poi, via via, si discosta dal verosimile, passando, per l’improbabile, alla Fanta politica con bollicine light . Una Fanta è sempre una Fanta. Lo spettatore beve e digerisce. Poi, però, qualcosa d’inspiegabile succede. Le bolle, nonostante la leggerezza, diventano giganti, assumono la forma di palle vere e proprie. 
Su..le mille palle su….Nulla d’irreparabile. Anche Mina fece qualcosa di simile. Fin quando, come l’ombrello incandescente d’un fuoco di maestri artificeri , non esplode, fragorosa e inaspettata, quella battuta: Berlusconi come Mazzini! Un attimo di sbandamento. Si riferisce a Mina?
Ma no, proprio a lui, il vate del Risorgimento. Allora niente più freni.
Al grido di Forza Giovane Italia, lo sganasciamento è totale.
Le risa scoppiano in bocca, in un boato sovrumano. I divani non bastano a contenere l’incontenibile. Una flatulenza orgasmica affratella le italiche budella, scosse da tal sconquasso. E forse persino Giuseppe, al chiuso del sepolcro, se la ride. Ma lui almeno non rischia la fine di Margutte. Sono i vantaggi di chi è già morto.
E quando stracco, boccheggiante, stremato, in preda ai colpi di coda di spasmi e contrazioni, lo spettatore riesce a ritrovar la maniera di rimettere ossigeno nei polmoni, esposti a così dura prova, La Nostra Signora Delle Risa, sferra il suo colpo mortale: Berlusconi come Nelson Mandela!!!
E’ il delirio. La convulsione. Un’ apocalissi tremebonda, d’ondulatoria e sussultoria specie, d'indescrivibile natura.
Onde su onde, sismiche naturalmente. Onde per cui mi taccio, non prima di dire:
Grazie, Daniela, se non ci fossi tu, chi riderebbe più?










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DIETRO UN CANCELLO CHIUSO
post pubblicato in diario, il 26 novembre 2013




Le tue parole hanno fatto crac. Come foglie morte sotto i passi. Un rumore distinto eppure anonimo, disperso.
Che differenza può fare un crac? Gli ultimi svolazzi d’un arancio votato al niente. Piroette dissolventi.
Perché una morte di parole è pur sempre una morte. Un vuoto. Un freddo. Un’assenza.
Ma qualcosa testimonia il suono insulso: lo sguardo. Le virgolette peregrine d’un crac amano gli occhi e non le orecchie. E ci si infilano dentro, senza colmarli mai.
Perché una morte di parole è pur sempre una morte. Svuota, insulta, impoverisce. Non raggiunge. Non sana.
Così tu, cadavere predicatore,  resterai con una lingua inutile fra i denti, a rimestare l’aria con giravolte di macabra fierezza , quando l’ultima sillaba giacerà sull' asfalto inerte.
E la tua bocca sarà vuota, di cuore innanzitutto. Pulita e fiera d’un dire che non tesse. D’un abbraccio mai dato. Come vacca smunta.
Perché una morte di parole è senza eredi. E’ un raggio fiacco al confine del gelo, rasente la stagione in cui ogni crac sarà bruciato.
E se provo a intercettare tutta la morte che sei dentro i tuoi suoni, un non so che di triste e sporco m’investe.
Che modo sgangherato d’apparire morenti, hanno i morti viventi.



                                                                      Palermo, prima delle nove e dopo il nulla.




(Dedicato ai docenti che sguainano spade).












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TATUATORI DI SE'
post pubblicato in prospettive, il 13 novembre 2013
























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BLACK VELVET
post pubblicato in colori, il 31 ottobre 2013





E in fondo non m’importa se ci sia stata o meno una forzatura.
Nella segretezza siamo immersi e ne ho abbastanza.
E’ segreto il vero destino delle risorse, l’autentica ragione delle manovre. Sono segreti i fili a cui siamo appesi ; è segreta la nostra destinazione finale.
Più muovo gli occhi attorno, più vedo le tracce inconfondibili dei loro disegni. Occulte trame d’una casta mediocre dalla malvagità ordinaria e felpata sotto i cui velluti lentamente si soffoca. Trame segrete, naturalmente. I neri che scolpiscono le nostre vite. Una tavolozza, da pittori sepolcrali, monotona e inquietante. Nessun rosso al di là degli sguardi di brace di chi riesce ancora ad indignarsi. Tutti gli altri traguardano questa miseria con un nero d’occhi. Trasformati essi stessi in un crepuscolo.
La frammentazione dei garantismi di questi giorni, le atomizzazioni attorno alle questioni di squisita natura protocollare sono un finto esercizio di democrazia. Dov’è sono demos e kratos, se non sotto le suole, scure anch’esse, dei nostri burattinai?
Nascosti da un manto cupo, i colpi di coda di coccodrilli famelici dalle lacrime opportuniste.
Non m’importa della natura giuridica delle cose. Non spiegatemela se è sganciata da quella etica.
Data la condanna, voglio la resa dei conti. Punto. Ed è un punto chiaro. Almeno questo. Un punto bianco in fronte al fosco.
E voglio che ciò avvenga col metodo più limpido e trasparente. Per guardare in faccia ad uno ad uno quelli che voteranno. Per sapere inequivocabilmente da che parte stanno.
Per decidere inequivocabilmente da che parte stare, quando potrò dire la mia, per quel che serve.
Ai giochetti vellutati s’addice il buio. Un voto di coscienza non ha paura d’esser palese.







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ORIZZONTI
post pubblicato in prospettive, il 26 ottobre 2013































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C'EST MAGNIFIQUE
post pubblicato in poesia, il 21 ottobre 2013





Sala da bagno, per carità!
Fuggite, se avete ancora un cesso
e udite udite:
che il water sia estromesso
diviso, separato
recluso in angolo nascosto.
Lo dice l’architetto
e il designer interiore
lo conferma:
vietata commistione
fra merda ed abluzione.


Salubre società
civile aggregazione
con regole precise
per la distribuzione.
Volumetria delizia
politica evoluta
dei bisogni;
puntare l’animale
e averne sdegno.
Guerra all’osceno.



In bagno, almeno.








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CANZONA DI CACCA
post pubblicato in prospettive, il 18 ottobre 2013




Bacco e tabacco
patata e lacca
pacco e patacca
trucco e parrucco
Dodici il tacco:
lei suole (di scarpa griffata)
parlare al paese
con linguacoltello
cortese.
Mire e scommesse
da pitonesse
Lui, altrettanto:
parole sui denti
suadenti
Giacche e cravatte
sorrisi e bisi
borse e rossetti
pompe e colombe
maschere e falchi
E borotalchi
E intanto cantano,
lucidi e brilli,
grilli e cicale
culi e mutande
Frinir contento
nitidi scopi:
trappole a topi
Marce le uova
stretta la via
cipria e melassa
tuttavia.



Ritinte trame
ordite sorti
mine vaganti
opere pie
leccati cuori
fauci giganti
S p o l p a t a   g e n t e


Da qui si rimira

senza vederli,
tutti i ricami
dell’immondizia



Da qui si fiuta,
senza odorarli,
tutti gli olezzi
dell’arroganza



Da qui si ascolta,
senza mai udirlo,
l’orrido insulto.
E tutti, insieme,
balliamo e cantiamo
W l’indulto!


                                                                



                                                                                               Quant’è bella la sporcizia, che s’annida in ogni via
                                                                                                Chi vuol esser suicidato, compri un cappio e così sia
.







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