
REGOLAMENTO
Questa catena è molto semplice. FASE 1. Si rimembrano con commozione cinque cose delle quali si ha nostalgia e che non torneranno più, possibilmente legandole ai cinque sensi ( Perché? Perché i sensi sono i motori di tutte le rêverie, come pensava Proust mentre sbocconcellava la sua madeleine, altra merendina che non tornava più…). Si spiega anche brevemente perché fanno nostalgia, se no non c’è gusto. FASE 2. Si scrivono le cinque cose delle quali NON bisogna avere nostalgia e che sono fortunatamente scomparse per sempre, tipo i dinosauri o i socialdemocratici. FASE 3. Si legano alla catena cinque (o più) reprobi obbligandoli a nostalgizzare a loro volta. La pubblicazione del badge è prettamente volontaria.
CINQUE COSE DI CUI HO NOSTALGIA
NOSTALGIA DELLA VISTA:
Mio padre che dipingeva il mare in riva al mare. Gesti lenti, sguardo attento. Ed io, poco lontana, che sbirciavo, facendo finta di giocare con la sabbia. Aspettavo che sporgesse leggermente le labbra, mordicchiandole un po’ di lato, mentre intingeva il pennello per scegliere la mistura di colore. Era il gesto che segnava l’inizio d’un gioco speciale. Da quel momento cominciava ad accarezzare la tela. Così mi pareva da lontano. Ogni tanto abbassava la mano e la guardava allontanando un po’ la testa e girandola, a volte, verso un punto del mare che vedeva solo lui.
Se c’era sole, gli occhi, d’un castano chiaro, s’accendevano di pagliuzze dorate e mi pareva che vi volteggiassero farfalle minuscole. E nonostante sembrasse dimentico del mondo, scandiva il tempo sorridendomi a tratti e chiamandomi talvolta, senza un motivo preciso, come se fosse solo per il gusto di dire il mio nome.
Non ne ho mai capito il legame esatto, ma sono certa che oggi amo scrivere perché lui dipingeva.
Come se avessi introiettato un ritmo. Il suo.
NOSTALGIA DELL’ UDITO:
A casa di X ad ascoltare David Bowie, associando quella voce ad una possibilità infinita di scenari. Gli scenari di una felicità che si schiudeva ed il cui potere mi pareva fosse solo ed esclusivamente nelle mie mani.
NOSTALGIA DEL TATTO:
Il velluto del salotto antico di zia T. “Morbido coi brividi”-dicevo. Era una sensazione gradevole al confine d’una sgradevolezza misteriosa, che non capivo. E dunque molto forte.
NOSTALGIA DELL’ODORATO:
L’odore delle vie del centro storico di una Palermo estiva di tanti anni fa ( ero una bambina). Una miscela perfettamente amalgamata di salsa si pomodoro,odore di fritto(con prevalenza di melanzane), brezza di mare d’intensità altalenante e un retrogusto leggerissimo ma inconfondibile di piscio di gatto.
Irripetibile (e dire che la salsa si fa ancora, il mare è sempre là, i gatti pisciano sempre).
NOSTALGIA DEL GUSTO:
Il sapore paradisiaco del brodo(gallina imbottita d’un ripieno speciale ,manzo e quaglia o pernice), schiumato a dovere, che faceva mia madre (piacentina purosangue) e dei tortellini (pasta sottile rigonfia di stracotto) che vi cuocevano, serviti fumanti con tanto parmigiano…un caleidoscopio per la gola.
Se ci penso e chiudo gli occhi vedo e sento anche: risate, segmenti di discorsi, sguardi…di tavolate domenicali infinite.
(Ora mia madre pensa a fare crociere e i tortellini li compra. E’ una donna che ha capito quasi tutto della vita)
CINQUE COSE DI CUI NON HO (E NON SI DOVREBBE AVERE) NOSTALGIA
LA MACCHINA FOTOGRAFICA ANALOGICA: I veri fotografi (non tutti) la rimpiangono. Io NO. Vuoi mettere la comoda e veloce fruibilità della digitale?
(Ma io non sono una vera fotografa, pertanto ci sta)
(Blasfemia?)
I PISELLI CHE SI SBUCCIANO (mai più visti dai fruttivendoli ma forse sono i miei occhi che si rifiutano): ormai solo l’orto Findus sa farli germogliare. Che Dio lo benedica, anche perché, al contrario di altri baccelli, quelli in questione sono molto più teneri surgelati.
L'ERA PRE-POST IT: Ovvero tutti i modi arcaici coi quali si cercava di lasciare traccia nella casa delle cose da fare. Che è come dire il paleolitico del promemoria. Citando Kalix. “Se solo l’avessi inventato!”
LA CARTA CARBONE: Ne ho un ricordo magico. Quei fogli neri che sporcavano le mani ma che ti consentivano di giocare a saper disegnare…che meraviglia.
LE CABINE TELEFONICHE. Fascinose quanto scomode e quasi mai funzionanti, almeno dalle mie parti.
Il cellulare farà male ma… si potrebbe rinunciare??? E poi i messaggi.. la bellezza di tornare a scriversi.. l ’emozione di scorrere …e magari di trovarci “il suo traffico disponibile è < 2 euro”.
(Ammetto comunque di avere scritto una poesia che s’intitola ”Butterò il cellulare”… l’incoerenza è la mia risorsaJ)
Visto che è inevitabile (altrimenti non sarebbe una catena), passo il testimone a tutti i miei link, eccezione fatta per Sogni ovviamente, per essere democraticamente sadica .
-aleiorio
-alessandro
-altraprospettiva
-egualemcalquadrato
-grandmere
-ilMale
-Kalix
-liberostile
-pocketdiary
David Bowie- Zuggy Stardust
Almeno questo è l’unico uso che ne ho fatto io. Che tortura, però, per segretari, dattilografi ecc ecc.
E’ immaginabile un mondo senza fotocopie? Per cui niente rimpianti.