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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
BOCCA DI FRAGOLA INFINITAMENTE
post pubblicato in amore ed eros, il 16 marzo 2009



Fuori, una sera imbevuta di nebbia.
Dentro, una folla d’idee moleste che gli bussavano al cuore, balzando dal bicchiere.
Se avesse avuto carta e penna avrebbe fatto scorrere un sangue nero d’inchiostro. Per inchiodarne alcune. Vanno trattate male le idee vischiose. E vanno smesse. Su fogli senza religione.
A passi svelti inghiottì la notte, verso il richiamo di quel fiume. E vide lei, miraggio fra i vapori. Gonna di seta morbida, su fianchi che sapevano cantare, bocca di fragola
carnosa.



-Buona sera- se lo dissero forse, o forse lei prestò la voce a una domanda.
-Da qui per viale Chenonso?-
-No, da lì..se vuole l’accompagno-
Fu facile indietreggiare il tempo, scorrere a ritroso passi in avanti. Dirsi le cose che si spremono in mente. Darsi, con occhi di parole.
- Amo la nebbia , è un nulla che ripara.
-Davvero? Piace anche a me-
Ridevano , contenti dell’uguale. E dentro saliva, di crescita impaziente, la sete della differenza.



La bramosia asfaltò le asperità di strada e corsero, sotto un cielo invisibile, per trattenere il buio, sigillando in un –tu- una ragione nuova.
Finché il collo del cappotto alzato , dalle mani di lei bianche di vento, scompose i suoi pensieri all’improvviso. Quale cosa induce più a levare, del mettere?
Lo prese, sì, lo prese, allora, la voglia di sentirla solo per sé, contro il suo petto,senza filtri di tempo e di ragione.
Averla, come una luce che inonda e avvolge e accende e spande e lacrima energia.
E in quei pensieri carichi di densità crescente, la fragola, dischiusa in un sorriso, bastò per non bastare.
Scivolarono in un angolo di nero fitto, lontano dai lampioni e lui la strinse a sé senza parole, sentendola scemare nel diniego. Slacciò i bottoni ad uno ad uno, andando sempre a segno.
Sotto, il turgore diafano del seno, quasi tutto visibile oltre lo scollo del vestito rosso, stretto attorno alla vita ed ampio nella gonna.
Se ne riempì le mani avidamente, cercando di vedere con il tatto ciò che nel buio era negato agli occhi.



Lei lo sfiniva d’un miele di doppiezza, alternando morbidi nodi sciolti a falsi indugi.
Poi ,trattenuta tra le costole , si ritrasse come a voler fuggire, dissimulando il desiderio opposto. Ardeva per restare e farsi varco.
Lui, percepito il gioco, sentì urgente nel ventre l’impeto del violare.
Cercò la gonna e poi le calze, veloci sotto le dita. E la sbucciò, fino all’essenza.
La intuì, d’una bellezza fresca sulla pelle, calda nell’abbandono. Altro non poteva, lontano dal chiarore.
Le apparve come un lago d’insidia languida e trasparente. E vi si immerse.
Tornò a riva più volte e a ognuna riparò col suo contrario.
L’aria si fece tana e a quel riparo complice  le voci persero pudore.
Quella di lei lo avvolse, dentro sospiri e suoni. E lui in ascolto,con la carne divisa.
Indeciso se arrendersi e assecondarne la voglia pronunciata da parole, o attendere, per farla attendere e risentirne ancora la preghiera, sfumata nel delirio.
Indugiò fino a sospendere, senza misura di tempo e di intenzione . E bevve il rosso dalle labbra, sfidando l’implorare, con guizzi perversi dentro gli occhi.
Bocca di fragola infinitamente. Un preludio d’assalto.
Poi, nella dismisura del piacere spense la mente. E cercò solo di morire un poco. Ribattezzando il mondo.





Vanno trattate male le idee vischiose e vanno smesse su fogli senza religione.
E giunto a casa e salite le scale e aperta la porta e seduto al tavolo di sempre, le inchiodò tutte quante. Prima,che la memoria disperdesse in rivoli il sogno di quel fiume, figlio d’un rosso generoso;e affabulante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rachmaninoff-Concerto N.3(da Shine)





permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 16/3/2009 alle 0:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa
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