.
Annunci online

"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
L'ERETICA
post pubblicato in io e me, il 18 luglio 2010




La vita le piaceva dove non le bastava. Nell’ossigeno rarefatto d’un regno da inventare.
Ed era fermamente convinta che quella non fosse follia. Ogni suo senso captava un odore che andava al di là delle cose. E dunque era chiaro che cercare altrove fosse una direzione già tracciata dal corpo, innanzitutto; quel corpo che bene o male la conduceva.
Era molto più folle restare all’ombra del consueto, entro confini con rigida evidenza d’invalicabilità.
Spesso la demarcazione era un filo rosso. Alcuni consideravano spossante oltrepassarlo.
Peggio per voi! - diceva - mentre li  sorprendeva nell’orto a parlare con le verdure.
Certo anche un peperone poteva essere rosso e in alcuni casi persino piccante ma si lasciava tagliare e mettere sul fuoco senza una parola. Che impresa era coltivare peperoni?
Ma non fraintendete. Non ne faceva una questione di colore. Né di mestiere. Chiunque avrebbe potuto scavalcare il filo. Bastava crederci. Non saremmo ancora raccoglitori di radici, se non ci fossero stati uomini amanti di quel regno?
 
Lei non escludeva nessun colore. Nessuna inclinazione. Ritendendo che persino nella conquista della santità, si dovesse aver cura di passare quella frontiera.
Nessuna via era tanto retta da non dover essere deviata.
Così era arrivata presto alla determinazione che qualunque opera, anche la più semplice, dovesse attingere ad una fonte eretica.
Il fare non le suscitava nessuna  attrattiva se non era un fare altrimenti ed oltre.
Almeno un gesto diverso, almeno un passo al di là. 





Spesso aveva pensato che fosse come coltivare un piccolo dio dentro di sè, soffiare sulle cose un alito proprio. E sorridere se nulla fosse cambiato. E piangere se qualcosa fosse accaduta.
Quella era la meraviglia che le consentiva di credere al sole. Senza la fede in quell’atto creativo svegliarsi non aveva senso. E quando il suo demiurgo placava la corsa e chiudeva gli occhi, tutto quello che succedeva apparteneva ad altro da sé. Riguardava la sua replicante.
Era un tipo a modo, naturalmente. Non c’era cosa che non facesse in maniera educata e ragionevole.
Buongiorno e buonasera, scusi e prego...Le buone maniere possono più dei buoni sentimenti.
La replicante nutriva cose utili e gradite. La gente ne veniva conquistata .
E l'eretica la lasciava fare. 
La vita è un film che non si può girare senza controfigure- ripeteva fra sè-trovando che quell’immagine oltremodo banale rendesse efficacemente l'ineludibilità di tale condizione.
Molti si scandalizzavano all’idea del doppio; in genere si trattava di coloro che più ne facevano uso e il loro dagli all’untore nasceva dall’insopportabilità che sentivano per l’unto in cui erano immersi.







Di rado accadeva persino che le due, trovandosi da sole, scambiassero una manciata di parole.
L’ultima volta l'eretica la ricordava bene. Sedevano di fronte,  ai due capotavola.
Datti un contegno -le disse la replicante, trovando riprovevole che lei mettesse le gambe sul  tavolo, a fine cena.
Sono da sola - le rispose .
Una cosa sconveniente non va fatta comunque.
Rise, con un tale fragore da far sospettare che  non fosse di gusto.
Non ridere.  Prendi esempio da me piuttosto. Io so controllarmi.
E lo sai perché?- fece l’eretica- Perché sei una replicante. Un cadavere roseo di 36 gradi, solo apparentemente vivo. Tu sei un miracolo di mistificazione.
Restò immobile. Muta e ferma.
L’eretica allora riempì il calice di rosso, lo alzò  e come fosse un cobra parlante le schizzò in faccia parole, con l'intento almeno di tramortirla.
Lo sai,vero, che prima o poi ti ucciderò?  E nell'investirla col fiotto velenoso simulò un brindisi.
Sei proprio così certa d’esser viva a tal punto? -
Neanche in quel caso la replicante  s’era scomposta e finita la frase serrò le labbra in un ghigno  gelido come avesse esaurito un compito e non ci fosse  nient'altro da aggiungere.
L’eretica per un attimo sembrò paralizzata. Poi si alzò e senza dire una parola uscì dalla stanza.
Da allora fu consapevole che tutte le volte che avrebbe scavalcato  quel confine, sarebbe potuto essere solo un sogno.
Ma dicono che ciò non le abbia mai impedito di coltivare quel piccolo dio dentro di lei.


 








permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 18/7/2010 alle 20:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Sfoglia giugno        agosto
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca