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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
F.
post pubblicato in amore ed eros, il 4 dicembre 2010

 




 

Quando? E’ così facile ricordarlo. Settembre si addice ai rumori d’ormeggio, ai manti d’acqua e di terra.
L’ancora scivolava lieve e veloce. E dal fondale di parole neanche un granello di sabbia. Vino rosso semmai, fatto da lui per non disperdere i passi nella sua casa troppo grande. Troppo grande di stanze e suoni d’erba.
Era un modo per toccare il furore di quei giorni, fermentare il mosto. Ubriachi, d’aria ubriaca.
E poi quella bizzarria d’ottobre. Una camicia con una riga rossa nascosta, chiusa tutt’intorno al collo, vicino al sangue della sua giugulare in festa, e lo stupore che cede il passo ad un intreccio di fiati.
Quanto erano grandi le sue mani, se sostennero risate e pianti?
Il loro segreto erano il luogo e l’attimo, inconsuete dimore che non temevano  né strada, nè stagione.
Erano.
Poi ogni cosa  perse contorno. E tante altre volte insieme, non furono tutte le volte.
La  casa restò superba e grande, ad ascoltare voci mute.
E il luogo segreto, confuse gli occhi del ricordo  a chi intuì una simile follia. Ma a loro che la vissero, non fu capace di velare.
Tutto si sciolse. Come un nodo che per quanto stretto in sè, incontri nuove mani e nuovi bisogni  pronti a smentirlo. 
E di quel dissolversi e delle sue ragioni, neanche un' ipotesi indisciplinata e rabbiosa poté deviare il corso.
Non era più il loro tempo. Ma nessuna parola seppe spiegarlo senza dolore.  
Ci sono misteri che non sanno contare né raccontare.




 






permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 4/12/2010 alle 1:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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