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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
IN FRETTA. E FURIA ASSENTE
post pubblicato in prospettive, il 21 febbraio 2012




Aveva sopravvalutato la menzogna. Forse a causa dell’etimo. Non le sembrava ci fosse alcuna invenzione. Non in quelle omissioni, non in quegli inganni. A meno che non avesse sopravvalutato anche quella, l’invenzione era ben altra cosa. Faccenda impegnativa. Estro di gente che cerca. Indole da esploratori.
Ci voleva sangue per inventare. Alte temperature di pensiero. Occorreva sbilanciarsi da una parte o dall’altra, senza mai cadere, amare gli equilibri effimeri e la vertigine dei precipizi, piegare l’esistente alle logiche dell’imminenza e dare corpo all’inaccaduto, come se oggi diventasse domani e domani inclinasse la schiena indietro a guisa d’arco.
I mentitori avrebbero dovuto essere tipi maleducati, imprecisi, inaffidabili, forze caotiche delle natura, stupratori della prevedibilità euclidea, sbeffeggiatori dell’intransigenza termodinamica. Avvelenatori dell’ortodossia. Incontrandolo per strada uno avrebbe dovuto dire: ecco quello è un mentitore, facendosi guidare dalla baldanza irregolare dell’incedere, dalla sgualcitura dell’abito, dalla barba incolta, dalla balbuzie dello sguardo , dall’esagerazione d’un accessorio. Una sciarpa troppo gialla, una scarpa slacciata, un profumo volgare. E che dire dei gesti. Un mentitore non avrebbe sbirciato l’orologio perché il tempo lo facevo lui. Non avrebbe ravviato i capelli perché il disordine sarebbe stata la sua propensione. Non avrebbe lucidato le scarpe perché avrebbe camminato scalzo.
Ha ben altro da fare un mentitore- si disse. Deve ascoltare il rumore che fa la volta celeste sopra le sue menzogne. Tendere l’orecchio per sentire se ride. Perché un mentitore vuole essenzialmente far divertire il cielo. E’ un dio pagano che sfida il fato e la sua astronomia.
Ma tutto questo cosa aveva a che fare con gli sbadigli di pensiero concessi ad ore stabilite con farmaceutica precisione, con le pianificazioni a temperatura basale, con le immersioni che non s’immergono?
Che attinenza c’era con la presa amorfa d’un pugno di minuti, con le elargizioni svogliate, con i gesti d’accidia travestita, con gli odori grevi di scadenze precoci, con la sbiaditura d’astuzie fragili, con l’inganno tremulo di parole cerimoniose?
Nessuna parentela. Nessuna. Né di passi né di parole. Né di pensieri, né d’opere.
Nessun ritmo. Nessuna aritmia.
Un elettroencefalogramma piatto di sequenze animate.
Grafemi eiaculati in fretta. E furia assente. Lunghezze standard di pensiero, cambiali in volo verso indirizzi di posta elettronica o numeri di cellulare o abbracci e baci .
No. Nessun mentitore. Solo un esercito di bugiardi. Cauti, prevedibili. Conformisti della trasgressione.
Imprenditori del simulare, in assenza di clamore. Disperati cultori di riti solistici, mimetizzati in abiti per tutte le occasioni.
Autori di blog. 














































permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 21/2/2012 alle 23:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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