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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
LARGHE OFFESE
post pubblicato in prospettive, il 24 aprile 2013


Antefatto

Alcune pecore stavano da giorni ammassate su un campo, in attesa di un nuovo pastore. Ma poiché non riuscivano a trovarlo, decisero di belare forte per richiamare quello precedente. Questi, nonostante fosse vecchio e stanco accorse in loro aiuto, a patto che le pecore cominciassero a filar dritto, dal momento che molte avevano dimostrato d’essere zoppicanti.
Tutte, o quasi, belarono in fila soddisfatte e al suo cospetto, come per miracolo, riuscirono a procedere speditamente. 
Alcuni cani sciolti , che si trovavano a passare, ritennero strana quella marcia indietro inaspettata, e quell' allineamento di zampe e belati repentino. Cosa aveva prodotto un tale effetto e perché non avevano scelto un nuovo pastore che le conducesse su pascoli inesplorati?
Così, avanzarono il sospetto che a richiamare il pastore stanco fosse stato il lupo.
Per saperne di più, i cani interrogarono la luna.
E l'astro che tutto vede, rispose: Il lupo va dove son le pecore. E le pecore non scelgono mai strade nuove.
E dopo aver così parlato, lasciò che fosse la notte, che intanto distraeva con le ombre il mondo, a dire la sua.

E’ stato un golpe?
Ma no, che motivo c’è di fare un golpe se si può barare benissimo da dentro le istituzioni. I presupposti c’erano tutti per una bella incredibile credibilissima retromarcia.
Bisognava far presto, l’Italia è al tracollo e pazienza se se ne accorgono solo dopo un ventennio (numero sinistro che predilige la destra). Sì, perchè alcuni processi sono lunghetti; non si sfascia un paese dall’ oggi al domani. Ci vuole metodo, pazienza, uomini. Inclinazione. Tempo.
Ci sarebbero state altre candidature. Certo. No, non Rodotà, degnissima persona, sul cui avambraccio stava però scolpito a fuoco, nonostante la specchiata militanza di sinistra, il marchio M5S (i nuovi impresentabili della politica italiana, lo ha detto anche Angelino Alfano, a proposito della gaffe grammaticale di un onorevole grillino, che ha reso, l’incauto, transitivo il verbo parlare in uno di quei casi in cui proprio non è consentito, suscitando l’indignazione del segretario, perché lui e il suo partito, sintassi giudiziaria a parte, hanno tutti i verbi a posto, parlano bene e si muovono meglio), ma la Bonino. Bonino Emma, figura di alto profilo istituzionale, scelta non divisiva (come dicono quelli che, appunto, a parlare son bravi), curriculum stellato, credibilità europea acclarata e donna, persino. La Bonino, sì, proprio quella che alla vigilia era data come vincente. Ssssst, silenzio! Meglio di no. Meglio tacere e andare sul sicuro. In uno scenario così magmatico sarebbe potuto accadere di tutto, persino che l'avrebbero votata.
Pertanto motori di babordo e tribordo, indietro tutta!


Così eccolo lì, il nostro Presidente, l’unico che ha davvero qualcosa da perdere in questo dispendio imprevisto d’energie ( per la qual cosa lo ringraziamo. E sinceramente)
Eccolo che giura e tutto attorno è silenzio.
Un gigante fra nani. Giorgio, il cavaliere che sconfiggerà il drago. 
Ecco che parla, in piedi, sovrastante, come è giusto che sia un giusto. Le prime stoccate sembrano carezze ma poi arrivano i fendenti, netti e mirati. 
Eccolo che brandisce la spada con piglio deciso e inferisce sferzate, tutte a segno. Una, due, cento. Fin quando, lo si sa, il drago è meno che un cane al guinzaglio d’una dama evanescente. (A volte l’arte è chiaroveggenza)
Si potrebbe dire che la scena è di viva e vibrante soddisfazione, se non fosse che ciò la renderebbe cabarettistica. Giorgio parla e tutti, o quasi, applaudono. Perchèèè applaudono???
Perché sono contenti, cribbio! Sono là dove volevano stare, ciascuno con i propri disegnini e i propri pensierini. Con la merendina nel paniere e le figurine( di merda). 
Proprio come bravi bambini che, fatta la monelleria, possono sempre contare sull'affetto d'un papà giusto e severo.
Si consuma così un bel momento d'epica nostrana. 
Col plauso dei giornalisti, che sbrodolano sui loro gelati, (con le solite asservite e servite parole che non si squagliano mai) per questo fulgido esempio di coesione istituzionale. 
Col culo degli italiani.
La scena è indimenticabile, sì. A cavallo tra un finale hollywoodiano anni 50, una fiaba dei Grimm e un refrain di Al Bano:
Felicità, stare insieme a Giorgione nel palazzone..la felicità…











permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 24/4/2013 alle 10:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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