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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
PROFUMARE DI FIORI E ODORARE DI FERRO
post pubblicato in suggestioni, il 17 febbraio 2015



Il vetro rimandava la luce del mondo. E avvicinandosi, assumeva forme distinte.Tre alberi e un quarto, sulla destra, dimezzato dal confine dell'infisso, cinque palazzi in primo piano e almeno altrettanti  che lo sguardo non riusciva a trattenere con calcolo esatto, una dozzina di persone schiacciate sull'asfalto dalla prospettiva dei suoi occhi, una manciata di auto sparse, più i due cordoni in policromatico assetto ai lati della strada. 
Aritmetica  d'un gioco ozioso. E altro Un altro senza menù a tendina, d'indefinibile natura. Avrebbe dovuto digitarlo lei, nella sua mente; scriverlo sul rigo "cerca"
I pensieri, ad esempio, chiusi dentro quei dodici  uomini e donne, o i tappetini delle auto, presumibilmente di gomma nera, o i nidi eventuali che i rami potevano nascondere.
Meglio liquidare la faccenda. Non le importava dei pensieri e dei tappetini ancor meno, ammesso che presentassero differenze. In quanto ai nidi, escludeva che ce ne fossero in quei rami odorosi di benzina.
Ma poi digitò: vento
E lo sentì distintamente, alzarsi appena e sovrastare, sibilare sottile e frusciare cavernoso, sfiorare  e sospingere, rilasciare con garbo e trascinare con forza, assecondare e contrastare, librarsi  tiepido e pungere di freddo, volteggiare e dare assedio. 
Profumare di fiori e odorare di ferro.
 Sì, lo sentiva. Soffiava forte e si annichiliva di colpo, dentro di sè.


































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CANNIBALISMI
post pubblicato in suggestioni, il 5 luglio 2014

















Siamo quel che mangiamo? Allora cucinatemi  Anne Hathaway, magari in salsa tartara.












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HO SMESSO DI SCRIVERE, PER SCRIVERTI.
post pubblicato in suggestioni, il 22 aprile 2012





“Amica mia ho smesso di scrivere, per scriverti. Ti darò questo biglietto stanotte, quando Parigi dorme e gli altri se ne saranno già andati. E’ sabato oggi. Uno dei nostri, formidabili sabati. La casa, questa nostra casa di Rue de Fleurus, presto si riempirà di amici. Chi verrà stasera? Hemingway, Picasso, Fitzgerld e la stravagante Zelda? Ci riuniamo qui, ogni settimana, ogni sabato appunto, tra i quadri degli amici, Cézanne, Renoir, Matisse, Guaguin. E si parla, si parla, si parla. Di poesia, di letteratura, di se stessi. Sono serate straordinarie, fatte di profumi, vino, oppio, risate, a volte scontri clamorosi, passioni, illusioni. L’illusione di cambiare il mondo. Lo sappiamo tutti che non si può. Ma è un’illusione importante: senza ne moriremmo“.


Sono entrata nel tuo sogno, Gertrude. Quello che Picasso ti ha scolpito mentre guardavi il vuoto da cui sorridono le cose. Ci sono entrata senza smania urente. Con tocco lieve. Come una pennellata di rifinitura. Con un fruscìo d’occhi di cuore. Solo leggendo, come migliaia d’ altri, questo biglietto.
Come vorrei che anche a me si scrivesse così, smettendo di scrivere per scrivermi, in un sabato pomeriggio che sta in ascolto d’un sabato sera formidabile, in una casa febbrile d’arte e letteratura. 
Come vorrei che mi si scrivesse dalla certezza che il mondo non si cambia e con la necessità di sperarlo come unica condizione per restare vivi.
Che mi si scrivesse prima di parole parlate, prima del profumo e del vino e in loro attesa.
Che mi si scrivesse con un orecchio ad un cenacolo e l’ altro, il più sollecito, al suo dopo. Alla scarnalità amabile della notte, che si svuota e si aggruma, se non è perfida, come madreperla d’ostrica, attorno al predominio d’una sfera opalescente, che conta più di tutto. Persino più di Hemingway, di Picasso, di Fitzgerld . 
Che lascia solo un nome. Discreto. Appartenente. Unico. 
Un nome che ti fa dire, in chiusura: "Ora verrò di là. Da te. A darti un bacio sulla nuca inerme".
Come vorrei che si smettesse di scrivermi, per scrivere sulla mia nuca inerme. 














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CHE SIA LA LUNA
post pubblicato in suggestioni, il 26 marzo 2012




Una gioia non scomponibile. Pura e semplice.
Tutto affidato ai passi e al loro regime cadenzato. Porre innanzi e restar dietro.
La scarpa destra. Maestra di strada solo per un attimo, perchè la sinistra impara e subito dimostra. E quella di nuovo ad indicare e l’altra a sfidare, lungo il viale assolato con  un'eco di pioggia sullo sfondo. Come uno svaporarsi tra nuvole di fiori frontistanti.
E i pensieri altrettanto, su un viale loro parallelo. Sciolgono passi e tacciono.
Il silenzio, la voce dei germogli che sbocciano, quasi un crepitìo di lieve arsura.
Il tempo, un signore distratto nell’aria fragola d’un lunedì di marzo, del secondo millennio, di un'ora inesatta.
Dalla costola d’un albero in festa, un sorriso e la sua discendenza d’illogica stirpe.
Che sia la luna a spegnere l’incanto, con strade impercorribili d'asfalto.

































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NULL' ALTRO
post pubblicato in suggestioni, il 30 gennaio 2012






Vendere limoni. Null’altro. Disposti dentro un cesto di vimini bruno, in bella mostra, con le foglie dell’albero ancora attaccate. Con la buccia giovane. Sembra l’atelier d’un pittore di nature morte. Nature che vivono negli occhi di chi passa, protesi, come nasi e mani, a odorare la pienezza tattile.
Vendere limoni in riva al mare. Più che un espediente per sbarcare il lunario, una suggestione
Vedo  Penelope, immersa in un afrore salmastro, mentre decifra l’attesa. E  osservo la tua lentezza che  ascolta oltre il denaro. E mi domando cosa attendi, giovane donna che sembri vecchia. 
Forse che si faccia sera sulle tue mani, rosse d’arsura di vento. Forse un ritorno, anche tu. Un’altra occasione.
Ma non fai e disfi i giorni con  tele improprie. Tessi sorrisi, senza buttare via neanche un minuto, io credo. 
Sorridi, anche al vento che ti screpola la vita, con spazi vuoti tra gengiva e gengiva. E fai brillare lo sguardo. Nessun' ombra di carie nei tuoi occhi, mentre mi dici:
“Puoi usare anche la buccia e le foglie. Non sono trattati.” E con le mani mostri i tuoi topazi. I gialli del tuo sudore. 
E lo fai con gioia sommessa, come fosse quello lo scopo. Null’altro. 








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EQUIDISTANTE CON GRAZIA
post pubblicato in suggestioni, il 28 ottobre 2011




La trovarono all’alba distesa su una panchina, col sonno che le sigillava i pensieri. C’erano solo sogni al di là delle palpebre. Una mano la scosse piano .
-Dove mi trovo?
-Nello Stato libero di Comevuoi
-Ah, già. Ora ricordo. Ho attraversato la frontiera ballando un valzer…e poi mi è venuto sonno. Troppo champagne.
-Mi segua in questura. Solo una  formalità, non tema. Sicura, veloce e per di più gratuita. Qui abbiamo la mania di registrare tutto. Qualcosa la si deve pur fare. L’ordine è uno straordinario passatempo. Dopo che hai fatto ordine, ti porti indietro d’un passo e guardi. Tutto brilla. Una meraviglia.
Sorrise e basta. Era già molto. Nel suo paese si sorrideva poco e per trovare una cosa che brillasse bisognava ricorrere al sistema classico: guardare in alto, nel cielo ,in certe notti serene.

Il commissario era basso e panciuto . Indossava jeans, camicia con maniche arrotolate all’altezza del gomito (pare fosse più libero il gesto, più chiaro il pensiero) e  bandana distintiva, al cui centro, al centro della fronte, fiammeggiava il simbolo di Comevuoi : un prosciutto appeso ad un gancio tempestato di pietre preziose. 
Da qualche parte aveva letto la storia di quel prosciutto ma ora non la ricordava.
-Come mai lei si trovava su una nostra panchina del nostro parco del nostro stato?
-Beh..in effetti io…
-Può bastare, grazie. Il fatto che lei dica IO vuol dire tutto. Qui da noi, Il senso d’identità è il bene più prezioso. L’unica cosa che non va smarrita. Per il resto, chi se ne frega. Almeno qui a Comevuoi ce ne freghiamo e guardi i risultati: siamo tutti felici.
Sorrise come per confermare.
-IO IO IO . Mi sono già adeguata e d evoluta persino, non le pare? Un triplice senso d’identità mi corrobora le vene e tutto lo champagne che vi scorre triplica l’effervescenza.
-Già, già. Ma lei è brillante,euforica, frizzante, spumeggiante… effervescente appunto. Non felice. Se lo lasci dire da chi se ne intende. Pensi che qui non abbiamo bisogno nenache del calcio, tanto siamo felici.
Non si avvilisca però. Nulla è irreparabile. Potrà sempre frequentare i nostri corsi . Un apprendistato sicuro, veloce e per di più gratuito.
-Da cosa arguisce che io non sia…
-Da quel triplice salto attorno al suo egotico sentire! Che bisogno ne ha una creatura felice? La felicità non è una condizione, razionalmente asseribile. E’ uno slancio infinito. Un umore di quieta perennità.
-Ma allora perché fate dei corsi? Nulla di razionalmente comprensibile o trasmettibile. Uno slancio infinito, l’ha detto due secondi fa.
-Lei dimentica che io sono un cittadino di Comevuoi. Posso fare e disfare. Dire e disdire. Eccetera. Si spogli dalle logiche fin qui seguite.
-Guardi che anche da noi, alcuni almeno, fanno proprio così.
-Alcuni. Qui invece è la totalità. Non è un sistema. E’ un’aria. Un’atmosfera.
-Beh…
-Dite tutti beh prima di ottenere la cittadinanza. E poi non volete più andar via.
-Cittadinanza? Non ci avevo pensato ma …
-Beh e ma : li cancelli dal suo patrimonio lessicale ! Sia una volubile decisionista.
(sorrise e il prosciutto che aveva in fronte tremò come se volesse sganciarsi dallo scintillio dei diamanti che lo tenevano appeso)
-Vada per la cittadinanza, allora. Qui con certezza lo dico e poi lo smentirò, senza titubanza alcuna.
-Così si fa. Lei, come amate dire voi, ha stoffa. Broccati, sete, lampassi e tutto il resto. Mercanzia assortita, traslucida e opaca al punto giusto.
Annuì, non parendole ci fosse altro da aggiungere.
-La procedura per la cittadinanza è sicura, veloce e per di più gratuita- disse infine, affidandola ad un agente .
L’ omino, basso e panciuto ma senza bandana, la condusse in una stanza attigua, con le pareti  d'un color rosa prosciutto tenue. E dopo averle fatto alcune domande del tipo “meglio una consonante o una vocale?”, le consegnò il tesserino attestante la sua nuova cittadinanza.
Lo scorse velocemente fin quando gli occhi non le si inchiodarono sullo stato civile : Equidistante con grazia. Così stava scritto.
In fondo anche i sogni sono noiosi, pensò.








 



 










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SENZA ROMBI
post pubblicato in suggestioni, il 25 settembre 2011

 





 

Le auto si possono contare, ne passa una ogni tanto. Strisccccccccccia la strada senza rombi.
L’alba della domenica ha un’eleganza innata. Qualche cane, pochi passi. L’unica folla è dentro i pensieri.
Vorrei un’alba domenicale di pensiero. Nessuna sovrapposizione. Un campo rarefatto, qualche abbaiar lontano di congetture senza rimedio, un calpestìo sommesso di giudizi da marciapiede, due o tre considerazioni assonnate e un fiorir di bagatelle mentali  distese su strade ancore prigioniere dei sogni.
Uno strisccccccciare di pensieri senza rombi.








 






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QUE' HORA ES ?
post pubblicato in suggestioni, il 22 settembre 2011

 



 

Danza, sui sentieri vigili della notte, un corredo d'ombre.
E spegne la noia della luna.


 
 
 



 





 










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FILASTROCCA DEL MESE DI MARZO
post pubblicato in suggestioni, il 2 marzo 2011



Filastrocca oziosa di marzo
Filastrocca delle loro opinioni
Sono d’amido (polverose e rapprese)
ne farò dei budini di viole
Filastrocca d'idee dall'odore nefasto
congeniali alle trofie col pesto
Filastrocca di sapori in contrasto
Filastrocca di pioggia e di sole
Dicotomico ciel bipolare
Piove forte, sentite?
Filastrocca di pioggia di pioggia
Andrò a Orvieto e poi a Chioggia
a comprare un ombrello forato
ed un trench di satin smanicato
Niente sciarpa né guanti o cappello
solo un fiore all’occhiello
Il più bello fra milioni e milioni
Filastrocca di buone intenzioni
con giocose precipitazioni
Filastrocca d’invasioni piovane
e metafore d’acqua sottese
Filastrocca delle regole infrante
Filastrocca fragrante
Filastrocca di scrosci e facezie
di vino e di spezie
Nulla al chiuso, abitare all’aperto
Filastrocca di pioggia di sole
Filastrocca incoerente ma mite
d’impalpabile polline agente
di pruriti di tosse e rinite
Filastrocca da equinozio imminente
Niente scarpe sul prato e sul fiore
Piede nudo fanciullo è il mio cuore
Filastrocca di chi legge paziente
Filastrocca demente
Filastrocca che una tromba punteggia
da un amico suonata e inviata
Filastrocca di fine serata
Per la vostra salute la smetto
Solo in rima i commenti li accetto
Tutti gli altri, prometto, li ometto
E se alcuno passasse di qui
Filastrocca del no anziché sì.





                                                          (Grazie ad Aspettatore per la traccia musicale concessa)




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TOMB!
post pubblicato in suggestioni, il 29 dicembre 2010




La donna in blu-  La notte, a volte, mi sta a due passi dalla pelle. Una trappola di luce fioca con echi di ferraglia.  Frr strr stump ramp. Tomb. Ecco, sul tomb s’acquieta. Che rumore quel tomb. Una rotondità grave. Un buco nero di fonica assorbenza, capace d’inghiottire ogni sussulto di meccaniche celesti.


L’uomo che ascolta-  Dicono che le stelle sappiano cantare. 

La donna in blu- Ah stupidaggini! Senti forse musica? Nulla risale da quel tomb. Sono notti senza firmamento.

L'uomo che ascolta- Risucchiato anch’ esso?

La donna in blu- Risuccchiato con perfidia da uno stupidissimo tomb. E pensare che ho i tacchi giusti per un tango.

L'uomo che ascolta- E allora balliamo. Improvvisiamo musica e stelle, cazzo!

La donna in blu- Che termine sconveniente per un tango. Devo ammettere però che dentro la parola cazzo c'è molta musicalità.

L'uomo che ascolta- Già !Sembrano le spazzole d’una batteria che soffia jazz .Basta un cazzo per fregare il tuo tomb .

Fu in quell’istante che la donna in blu girò sui suoi tacchi da tango e gli voltò le spalle.

L'uomo - Ma che fai?

La donna - Vado a dormire

L'uomo - E il nostro tango?

La donna - Ah…tanto sarebbe stato un tango del cazzo. E poi detesto le notti che somigliano agli ascensori. Potresti rimanere prigioniera del buio, senza neanche uno specchio per rifarti il trucco.

Uno dei due occhi dell’uomo che ascolta si fece verde per la rabbia. Ma per fortuna l'altro non si scompose e restò del suo colore vento. 
Forse è per questo che gli occhi sono quasi sempre due.
Tomb!









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OH MARIA GIULIA...
post pubblicato in suggestioni, il 9 novembre 2010







Una merceria è un luogo per chi non ha fretta. La scelta d’un nastro, d’una fodera , d’un merletto, somigliano a certi percorsi della mente, quando coltiva, con lentezza devota, tortuose aspirazioni per un’inezia.
-
Il colore è quello giusto, si fidi.
-Non so. Potrei guardarlo fuori, alla luce del giorno?
-Certo.
Sì, in effetti il colore è quello.
-Che le dicevo? E’ il mio mestiere guardare colori.
-Non so. Non sono convinta lo stesso. Forse perché è leggermente madreperlato. Ma non ha bottoni normali?
-Normali come?
-Non cangianti.
- Sì ,ma posso garantirle che questo è un articolo di qualità superiore, proprio per la madreperla.

Riprende in mano il bottone, lo gira fra le dita come fosse un diamante, avvicinandolo e allontanandolo, quasi alla ricerca d’un segreto che le faccia pronunciare un sì o un no.
La commessa la guarda. Calma. Senza calma non si può lavorare in una merceria. E comincia ad aprire cassetti. Li apre e li chiude , come se allontanasse e avvicinasse anche lei qualcosa da sè. E’ una danza.
E a me non interessa più il motivo per cui sono lì. Mi estraneo dalla mia attesa. Ho pensieri volatili , inebriati dall’andirivieni d’un bottone.
-Ecco. Questi non sono di madreperla -dice e posa una scatola zeppa di tondi scintillanti disposti in gradazione di forma e colore. Ogni nuances è racchiusa in sé, decisa e netta ma non meno frivola e narcisa. E’ un caleidoscopio sgusciato dal buio, ingordo d’occhi.
La signora offre i suoi, con sguardo rapito Ma non è più l’attenzione di chi deve riempire quattro asole di una giacca. E’ voglia di giocare con la luce. Di progettare felicità evanescenti. Se  fosse all'aria aperta correrebbe a braccia aperte e sarebbe lo stesso.
Oh Maria Giulia da dove sei venuta? Fai un salto, fanne un altro…
Questo affiora da  un mio ricordo lontano all'aria aperta. Sono bottoni ma è come se fossero biglie o bolle di sapone o una conta per vedere chi cerca e chi si nasconde.














E Maria Giulia ha deciso.
-Mi dia quelli cangianti. Sono di migliore qualità. Ha ragione.
La negoziante annuisce con un sorriso e con la mano fa in modo che il caleidoscopio venga risucchiato di nuovo dal suo buco nero.
-Desidera altro?
-Sì, avrei bisogno di una fettuccia di velluto alto più o meno così ( mostra due dita), bordeaux.
-Ecco, scelga fra queste.
La signora estrae poco per volta , con aria insoddisfatta, nastri composti, ripiegati l’uno sull’altro.
-Mah..il punto di bordeaux che avevo in mente è leggermente diverso. Un rosso scuro ..tipo..quello. E indica un lembo di carta, infinitesimale.
-Le gradazioni di bordeaux possibili sono così tante..comunque è tutto lì.
-Potrei guardare fuori, alla luce del giorno?
Dice Maria Giulia con un nastro bordeauxquasibordeaux fra le mani...
Alcuni giochi non finiscono mai, perché dentro di noi ci sono suggestioni che ci chiamano di continuo. E se non fosse così le mercerie non esisterebbero.













permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 9/11/2010 alle 22:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
ESSERE VIVI MORENDO DI CONTINUO
post pubblicato in suggestioni, il 5 ottobre 2010



Cielo cupo, incipiente d’accordi d’acqua . L’autunno è una prova d'orchestra. 
Unghie laccate variopinte, immerse in aria greve. Morte da palcoscenico.
Non c’è tempo più incline alla vita d’uno che recita la fine.
Me lo dice l’albero del mio giardino che riconsegna le fronde al vento che le fecondò:
Non lo farei senza resurrezione
La penultima stagione ha sangue scarlatto, promessa celata di rinascita che scorre ovunque, se gli occhi che la ripassano hanno memoria audace.
E in questo caso, mentre le suole cantano la nenia croccante delle foglie e i polsi intonano il furore del cielo, il cuore ha orecchie solo per la primavera.



















permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 5/10/2010 alle 1:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
UNA QUESTIONE DI SOLITUDINE
post pubblicato in suggestioni, il 3 settembre 2010



Nella notte l’asfalto ribolle d’echi. I passi diurni lasciano strascichi di sé .
Il passo cadenzato dei percorritori con meta, quello svogliato e irregolare degli spettatori passeggianti, il ticchettìo interrotto dei guardatori di vetrina. E il rumore di passi impazienti degli aspettatori che aspettano su e giù.







Mi piace perdermi nel loro ritmo apparente, metafora di tutto ciò che respira solo nel desiderio di sopravvivenza coltivata.
E’ come creare il mondo, un piccolo mondo che esiste nella volontà dello sguardo.
Vedere le cose perché si sono affermate in una suggestione fertile .
Vivere il confine al di là di sé per necessità. E non aspettarsi che fuori dai propri occhi e lontano dalle orecchie il mondo esista davvero.





E’ una questione di solitudine.
Di forza fragile.
Il coraggio di chi non ha coraggio è molto più coraggioso
.













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SMALTO
post pubblicato in suggestioni, il 30 giugno 2010



Tatuare la vita -E che ci vuole ?- pensò.
Bastava sorprenderla, afferrarla, tenerla ferma mentre s’agitava, legarle i polsi saldamente, bloccarla su una sedia robusta affinchè non fuggisse e  poi procedere con mano sapiente sulla sua pelle infida e sensuale .
Un arabesque , un merletto disteso fra cuore e polmone, per disegnarle battiti e respiro, per imprimerle il corso del suo volere, per disossarle i pensieri e trarli a sè.
Che ci provasse così ,legata e marchiata, a fare altrimenti. A ribellarsi a lei ch’era ribelle.
Così la sorprese, l’afferrò, la tenne ferma mentre s’agitava, le legò i polsi saldamente, la bloccò su una sedia robusta affinchè non fuggisse e poi procedette con mano sapiente sulla sua pelle infida e sensuale.
Un arabesque, un merletto disteso fra cuore e polmone, per disegnarle battiti e respiro, per  imprimerle il corso del suo volere, per disossarle i pensieri e trarli a sè.
Ma quando ebbe finito e la slegò ,lei, con un soffio, rese quel marchio una farfalla e ne dipiegò il volo con un sogghigno.
Non si fa tatuare, la bastarda. Mai . Solo un colore lascia che le s'incida, tra uno smalto di tempo  e il suo solvente .







permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 30/6/2010 alle 21:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
PSICHE D' ELICA
post pubblicato in suggestioni, il 20 maggio 2010




Mi piace la parola   implosione
La sento: è una goccia che cade a fatica.
La guardo riflessa nell’atto d’uscire
La vedo  s  g  u  s  c  i  a  r  e  da un cerchio di labbra
e da un altro, a seguire.
L'ascolto finire . S  c  e  m  a  n  d  o
E l’aria ne vibra d’un lieve ricamo
E sale un silenzio che sembra una piuma
S  f  u  g  g  i  t  a     d  i     m  a  n  o


Mi piace   p  e  n  s  a  r  l  a     e     p  o  i     d  i  r  l  a
Mi piace smentirla






 









 




P.Metheny-Minuano



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ECCETERA
post pubblicato in suggestioni, il 1 aprile 2010






Aprile disseta l'umore.  E' vivo e lieve e se piange lo fa come un neonato che impara l’aria.
Lo mormoro. E mi risuona in bocca come un valzer.
Lo scruto per strada e sento passi più somiglianti al battito del cuore. Cardioscenari. Primaverili assedi come orologi di pulsante bellezza. Pazienza se a volte irregolare. Sono aritmie d’una stagione incauta al suo debutto.




Cammino immersa nell'overture, rapita da un fremito di euforia empirica. Palpabile.
Il fatto è che un bianco attillato mi fascia i pensieri e non riesco a fugarne l’inganno. Ogni colore sembra appropriarsene; nuovo vestito, tenue e leggero. La natura si stempera. Si diluisce di luce.




Il mezzogiorno ha i confini dell’alba, come se tutto stesse nascendo. Mi sembra d’udire il vagito delle cose.
E se è follia, me ne innamoro di più. Ma poi Aprile è un sogno E i sogni sono sempre veri.
Non ho bisogno di toccare la signora che mi passa accanto. Intuisco che esiste dai colori del suo foulard. Sarebbe così vivido altrimenti il giallo, così morbido il rosa? Sarebbero così fruscianti di peccati i suoi pensieri?
E le ragazze  avrebbero decolletè fioriti solo per ingannarmi?



,

No. E’ una festa reale. Per questo dai tombini escono suoni. Credo sia  Strauss.
Musica garbata e frivola sotto un cielo che m’increspa i capelli. E al di là , vaporose come un  tutù , danzano ipotesi inaspettate.  Eccetera.




J. Strauss-Sul bel Danubio blu






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FSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS
post pubblicato in suggestioni, il 17 novembre 2009
 

 

Non so cosa sibila. Forse le forbici. Forse i tuoi occhi che affilano prospettive sghembe
Come fai a tagliare, a tagliare bene, se mi guardi. Vorrei dirti: Attento! Ma non posso. Il tuo sguardo ipnotico mi rende muta. Anche io ti guardo. Mi piace farlo, immersa nello specchio. Nell’irrealtà riflessa di un’illusione: via i capelli, via il cappio.
E ci credo, fin dentro il tuo sorriso. Fino alla parola sospesa sulle tue labbra.
E intanto la mia pioggia copre il tuo marmo.
Ssssss o f f i c i . Ssssss i l e n z i o s e    c i o cccccche.  Come fiori recisi cui nessuno vorrà più bene.
Finalmente.





Michel Polnareff- Love me, please love me




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ARIA
post pubblicato in suggestioni, il 29 settembre 2009













I   N   T   R  U   S   I   O  N  I 

A  E   R  E   E
          
           in  quotidiano


           D
i

    S


              O
                             r

                d

i
                                    N
             
E


Bach-Aria suite in re mag. con xilofono



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SETTEMBRE
post pubblicato in suggestioni, il 8 settembre 2009


Settembre ha musica per gli occhi. Un pentagramma d’acini bicolore. Non si dovrebbe mangiare l’uva. Bisognerebbe cibarsi esclusivamente della superbia che trabocca a grappoli dalla fruttiera . E lasciare che sia il caldo a prosciugarne la vita.



 

Ma le labbra non attendono. Prima che la mano la separi dal resto, fanno loro la sfera di nettare più turgida. Per ravvivare l’ebbrezza antica, d’acqua che accende.
Uno strappo sacrilego condito d’insolite sonorità. Come se un liquido sapesse schioccare. Musica masticabile.
E il cuore che lo sa solfeggia nel petto
.





 

Trasparenze di sole d’uva incantano il giorno. 

 


Cesti ,come cuscini, lo proteggono.




E la notte s'adagia ad ascoltare la freschezza tattile della terra.



nuca
Settembre ha  musica per la pelle.

Chopin-Fantasie-impromptu.

 

 


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E FRUSCIANDO SCEMARE
post pubblicato in suggestioni, il 22 aprile 2009





 

Di profilo. Guardando sul dorso del chiaroscuro. Laghi, gli occhi, che rimandano ombre mobili di sguardo ed echi d’acqua di parole. Laghi di città di frontiera, adagiati sulla linea di confine del di qua e del di là . Discernimento semplice, tra luce e buio. Cristalli a fior di labbra.
Di schiena. Calibrando l’altrove. Impronta di mondo in assetto attenuato
Scivolar frusciando. E frusciando scemare.
Volontà volatile. Propensione all’inessere.





Di fronte. Unico paesaggio un sorriso. Che riempie le braccia della lontananza.
Domani ruggirà il tempo.
Domani.




Debussy-Arabesque

 





 




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CLIMAX
post pubblicato in suggestioni, il 2 novembre 2008

 

 





Ci vogliono le parole.
Perché le parole sfiorano, intuiscono, afferrano, contengono, osano.
Potrei cominciare con sospensione elettrica, palpito, sibilo, ronzio, frullo. E dire che l’aria prelude, annuncia, introduce. E lo fa da rampante.
Alpinismo d’etere forse è un modo eccessivamente costruito. Ci vorrebbero parole più morbide.




Verbi come dispiegare, aleggiare, volteggiare, decollare, librare. Ma un’energia non è un volo, anche se puo’ volare.
Penso a salire, aumentare, incrementare, diffondere, espandersi, e mi sembrano parole sciatte, banali.
Voglio parole dispiegate, vibranti. Che riconoscano un moto nel crescendo. Che sappiano rendere un funambolismo della mente, un urlo e il suo temporeggiare.








Parole per geometrie incalzanti, adatte all'inclinazione per l'ulteriore.
E allora dico impeto.
Parole che sappiano guardare anche in basso, senza cadere. Congeniali all'orlo del cratere. Non cadere, piombare, rovinare, precipitare. Ma esporsi, scommettere,osare, rischiare.
Parole per in girare ritmico attorno al fuoco, per una danza di coltelli. Che raccontino il desiderio di entrare nell'antro del ciclope.
Appostarsi, avvicinarsi, accerchiare, assediare.
Però dico indugiare, esitare, aspettare. Perchè non c'è incalzare senza esitazione


Ora mi occorrono verbi di libertà:
Tagliare, recidere, divincolarsi, correre, assaltare.
E poi alcuni pregni d’invasività:
Tracimare,dilavare, straripare, allagare, permeare, avvolgere.
Ma devo dirlo con la forza del fuoco:
Appiccare
Incendiare
Infuocare
Bombardare
Deflagrare
E S P L O D E R E

 

 


 




 


 




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JAM SESSION
post pubblicato in suggestioni, il 13 ottobre 2008




Sopra l'ingorgo dell'ora di pranzo, su una follia collettiva dai mille occhi, c’era un balcone disadorno. E sul balcone un uomo che suonava la chitarra. Malinconico come il chitarrista cieco di Picasso.Comparava sogno e realtà. Meticolosamente.
Pizzicava le corde per sentire quanto l’alito dell’arte potesse sovrastare i fumi marci della vita, per sapere a quale demone affidare il suo volo, aggrumato come sangue rappreso su una sedia al primo piano.Suonava lassù, il suo assolo, tendendo un orecchio al brulicare da formiche di concertisti da clacson e poggiando l'altro sulla cassa armonica di suoni che sentiva solo lui.
Incollata al suo viso triste e con le mani su un volante inutile, ho pensato che forse a Stockhausen saremmo piaciuti.


 
 
 







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MODELLI INTRAMONTABILI
post pubblicato in suggestioni, il 6 ottobre 2008
 

ACCIDIA


SUPERBIA


INVIDIA



AVARIZIA


IIRA



GOLA


LUSSURIA






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