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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
FIOR DI MIMOSA
post pubblicato in prospettive, il 8 marzo 2015





Fior di mimosa?
Che sia lunare invece
nero, come la pece.
Uomo dal giallo omaggio
vai sulla luna nuda
e coi tuoi piedi sfida
il manto suo selvaggio
Cerca, ricerca e suda
sette camicie bianche
e tra crateri spenti
di spazi senza voce
come d'Orlando il senno
l'unico fiore trova
Non mazzi di mimosa
comprati sotto casa.

Un fiore senza olezzo
eccetto l'acre odore
scritto con la tua fronte
da inchiostro di sudore

Fiore immobile e scuro
com'acqua ferma e sporca
E non citarmi Lorca!
Scrivili tu, versi immortali
audaci
Scrivili col tuo sangue
oppure taci

Un fiore silenzioso
privo d'accenti stanchi
senza le ipocrisie
che detta circostanza
mondo dalle parole
svuotate di sostanza
senza ritrito pesto
del solito copione:
cene, dolci e spumanti
terrazze coi tramonti
di donne fiere e sole
Prova a pensar qualcosa
che non somigli a cosa
a un conto che non conti
a un oro privo d'ori
In altre parole voglio
un fiore senza fiori











































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IN MEDIO STAT DIGITUS
post pubblicato in prospettive, il 6 maggio 2014


Quando si dice l'era digitale...



























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OCCORRE DISTINGUERE
post pubblicato in prospettive, il 4 aprile 2014











































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SALAMI SENZ' ANIMA
post pubblicato in prospettive, il 21 febbraio 2014

La modernità


Scendono gocce di sudore
Sulla fronte di un lavoratore
E il mondo non può farne a meno
Almeno credo, almeno credo

Ma questa è la modernità
Noi a casa, noi a casa
Un computer lavorerà

Ora qui in questo meccanico mondo
Non ho compreso qual è il posto che posso occupare
Forse non posso più nemmeno respirare
E poi

E poi c’è lei
Che ha bisogno di più
E poi ci sei anche tu

( e di nuovo, per tre volte)


Cosa spinge un autore a scrivere un testo così e a ripeterlo tre volte?
Respiro un attimo per stemperare l'orrore e...le risposte già galleggiano nell'aria, uniche note.
Una ingenuità: credere che basti ripetere ossessivamente per dare corpo alle inquietudini.
Molteplici furbizie: l' inclinazione per il già fatto. Il senso dell'insaccato musicale.
Prendi un tale che si chiama Vadim, un po' di Francia non guasta mai.
Affina la sua faccina così così e la vocetta che insegue la nota.
Portalo a Sanremo, senza meriti è anche più facile.
Concedigli una canzone nella notte, la sua.
Testo furbetto (su pesto dislessico di note): sudore e computer, sangue e algoritmi come grasso misto a pezzi di maiale; che belle meccaniche socioesistenziali. L'uomo vecchio e il nuovo (neanche Ludd avrebbe osato tanto in così poco) dentro la danza trita del non so quale sia il mio posto, dell'apnea forzata della vita. E un titolo, a chiudere il budello, di quelli che strizzano l'occhio (e qui l' ardimento sfiora la spericolatezza)..."Tempi moderni", magari...
....Et voilà il salame è apparecchiato e senza essere stagionato già puzza di muffa. 
 "La modernità", sigillo dell'insulso, marchio dello sgomento acustico.
E come per una beffa, con l' imbuto in cui viene precipitato l'ascoltatore si compie comunque una metafora (questa, sì, autenticamente moderna): quella del nulla da dire e del voler parlare ad ogni costo.
(Endrigo, dove sei?)





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IO L'ARITMETICA NON LA CAPISCO
post pubblicato in prospettive, il 18 gennaio 2014


Berlusconi, il ladro evasore, dovrà sedersi al tavolo di coloro che decideranno le nuove regole? Ma non l' avevano fatto decadere, accompagnandolo gentilmente fuori dal Parlamento? 
La cosa mi suona stonata come se un tale, cacciato da casa  l' amico pedofilo, lo richiamasse poco per proporgli di dirigere un asilo.  
Come? Berlusconi, il ladro evasore, ha dieci milioni di voti? Ahhhh...ma allora ditelo che i voti  estinguono i reati, in modo che si possano riabilitare tanti altri galantuomini che di consenso ne avevano( Hitler per tutti), anche perché i mafiosi, i ladri, i corrotti, gli evasori, i conniventi silenziosi, i distratti, i presiperilculo....si fa presto a far i numeri che contano. 
Così una cosa almeno e' detta: non ci sono più i cattivi d' un tempo. No, non gli Innominati , quelli si sono estinti secoli fa. Mi riferisco a coloro che una volta condannati dovevano almeno far finta di dispiacersi, di farsi da parte. Oggi sono contesi, richiesti, corteggiati...vai a dargli torto se sono spudorati. Anche se, lo ammetto, io mi indigno. È démodé , lo so. Cercherò di cambiare, di indossare la veste del nuovo garantismo trasversale, che supera, dialoga e ragiona, che mastica bocconi d' ogni  tipo.  Di farmi ragione della ragione d' onnivora specie, della legge renziana del fare e del disfare.
L'etica e' cosa d'altri tempi. Ha un cuore arrugginito. 
Come? Berlusconi, il ladro evasore, e' pur sempre il capo del suo partito? Beh ...se quel partito non gli somigliasse, non fosse ricattato, comprato, ammanigliato, stretto dentro la morsa d' un monarca assoluto, avrebbe preso atto del capo delinquente, dandogli il benservito. Invece si riconosce, lo  consola, lo idolatra, gli fa quadrato  attorno, sputando sulla magistratura del complotto.
Come? Renzi ha detto che convinto Berlusconi, il ladro evasore, poi anche Alfano si convincerà?
E i penta stellati ? Non sono forse anch'essi votati da milioni di persone?
Ma allora i voti non contano tutti allo stesso modo?
Non c' e' nulla da fare: io l' aritmetica non la capisco







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SANTANCHE' PAPE SATAN
post pubblicato in prospettive, il 29 novembre 2013





La riconoscete?
La foto è di qualche anno fa, ma la pettinatura è la stessa ed anche il piglio.
Molti personaggi famosi hanno mosso i primi passi con uno pseudonimo. Mina ad esempio si chiamava Baby Gate.
Erano i tempi in cui la Nostra lavorava nel settore fumettistico e fu probabilmente con quei primi guadagni che acquistò la Kelly numero 1. Una dura gavetta. Non crediate infatti che racimolare una pluridecina di borsette Hermes sia facile. Non sto dunque ad annoiarvi con la 2, la 3, la 4, la 5, la 6 ecc.
Sappiate soltanto che siamo di fronte ad una donna che ha sempre lavorato duramente per guadagnarsi la pagnotta e che questa è sempre stata  di pura pelle a lievitazione naturale.
Va da sé che abbia dovuto trascurare qualcosa. I libri di storia ad esempio. D’altra parte la Chanel non è propensa a stamparne e in quanto a Prada...lasciamo perdere.
In compenso si è dedicata all’umorismo e alla comicità. Pare infatti che abbia reperito un antico trattato, Risum et sghignatione, nascosto( e come ci sia finito, vai a saperlo) nella Kelly numero 15, quella viola coi manici arancio e la chiusura in oro rosa. E pare, altresì, che si sia talmente appassionata alla materia, da dimenticarsi di acquistare la Kelly numero 16. 
Del resto chi non ha sentito almeno una cinquantina delle sue, ormai mitiche, perle di comicità?
Ma ieri sera, da Santoro, s’è davvero superata. Si sa, la comicità è tutta una questione di tempi. E’ un talento naturale. O ce l’hai o non ce l’hai. Reperire i trattati serve ma se non hai la stoffa…e se questa non è almeno un puro cachemire Loro Piana..beh meglio levarci mano.
Ma, tornando a ieri sera, lasciatemi snocciolare il crescendo ineguagliabile in cui si è cimentata.
Prima finge di fare dei discorsi seri (come tutti i comici, mi direte), conducendo lo spettatore fra considerazioni di etica e politica double-face, con interno in pelle umana. Poi, via via, si discosta dal verosimile, passando, per l’improbabile, alla Fanta politica con bollicine light . Una Fanta è sempre una Fanta. Lo spettatore beve e digerisce. Poi, però, qualcosa d’inspiegabile succede. Le bolle, nonostante la leggerezza, diventano giganti, assumono la forma di palle vere e proprie. 
Su..le mille palle su….Nulla d’irreparabile. Anche Mina fece qualcosa di simile. Fin quando, come l’ombrello incandescente d’un fuoco di maestri artificeri , non esplode, fragorosa e inaspettata, quella battuta: Berlusconi come Mazzini! Un attimo di sbandamento. Si riferisce a Mina?
Ma no, proprio a lui, il vate del Risorgimento. Allora niente più freni.
Al grido di Forza Giovane Italia, lo sganasciamento è totale.
Le risa scoppiano in bocca, in un boato sovrumano. I divani non bastano a contenere l’incontenibile. Una flatulenza orgasmica affratella le italiche budella, scosse da tal sconquasso. E forse persino Giuseppe, al chiuso del sepolcro, se la ride. Ma lui almeno non rischia la fine di Margutte. Sono i vantaggi di chi è già morto.
E quando stracco, boccheggiante, stremato, in preda ai colpi di coda di spasmi e contrazioni, lo spettatore riesce a ritrovar la maniera di rimettere ossigeno nei polmoni, esposti a così dura prova, La Nostra Signora Delle Risa, sferra il suo colpo mortale: Berlusconi come Nelson Mandela!!!
E’ il delirio. La convulsione. Un’ apocalissi tremebonda, d’ondulatoria e sussultoria specie, d'indescrivibile natura.
Onde su onde, sismiche naturalmente. Onde per cui mi taccio, non prima di dire:
Grazie, Daniela, se non ci fossi tu, chi riderebbe più?










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TATUATORI DI SE'
post pubblicato in prospettive, il 13 novembre 2013
























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ORIZZONTI
post pubblicato in prospettive, il 26 ottobre 2013































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CANZONA DI CACCA
post pubblicato in prospettive, il 18 ottobre 2013




Bacco e tabacco
patata e lacca
pacco e patacca
trucco e parrucco
Dodici il tacco:
lei suole (di scarpa griffata)
parlare al paese
con linguacoltello
cortese.
Mire e scommesse
da pitonesse
Lui, altrettanto:
parole sui denti
suadenti
Giacche e cravatte
sorrisi e bisi
borse e rossetti
pompe e colombe
maschere e falchi
E borotalchi
E intanto cantano,
lucidi e brilli,
grilli e cicale
culi e mutande
Frinir contento
nitidi scopi:
trappole a topi
Marce le uova
stretta la via
cipria e melassa
tuttavia.



Ritinte trame
ordite sorti
mine vaganti
opere pie
leccati cuori
fauci giganti
S p o l p a t a   g e n t e


Da qui si rimira

senza vederli,
tutti i ricami
dell’immondizia



Da qui si fiuta,
senza odorarli,
tutti gli olezzi
dell’arroganza



Da qui si ascolta,
senza mai udirlo,
l’orrido insulto.
E tutti, insieme,
balliamo e cantiamo
W l’indulto!


                                                                



                                                                                               Quant’è bella la sporcizia, che s’annida in ogni via
                                                                                                Chi vuol esser suicidato, compri un cappio e così sia
.







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SCENEGGIATA IN SI' MINORE
post pubblicato in prospettive, il 2 ottobre 2013






Sì?
Ni
No
Noo
Nooo!

Si/No
Gasp!
Sob!
No/Sì
Crash!

(s…………………………………………………………………………ì...ilvio)






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LARGHE OFFESE
post pubblicato in prospettive, il 24 aprile 2013


Antefatto

Alcune pecore stavano da giorni ammassate su un campo, in attesa di un nuovo pastore. Ma poiché non riuscivano a trovarlo, decisero di belare forte per richiamare quello precedente. Questi, nonostante fosse vecchio e stanco accorse in loro aiuto, a patto che le pecore cominciassero a filar dritto, dal momento che molte avevano dimostrato d’essere zoppicanti.
Tutte, o quasi, belarono in fila soddisfatte e al suo cospetto, come per miracolo, riuscirono a procedere speditamente. 
Alcuni cani sciolti , che si trovavano a passare, ritennero strana quella marcia indietro inaspettata, e quell' allineamento di zampe e belati repentino. Cosa aveva prodotto un tale effetto e perché non avevano scelto un nuovo pastore che le conducesse su pascoli inesplorati?
Così, avanzarono il sospetto che a richiamare il pastore stanco fosse stato il lupo.
Per saperne di più, i cani interrogarono la luna.
E l'astro che tutto vede, rispose: Il lupo va dove son le pecore. E le pecore non scelgono mai strade nuove.
E dopo aver così parlato, lasciò che fosse la notte, che intanto distraeva con le ombre il mondo, a dire la sua.

E’ stato un golpe?
Ma no, che motivo c’è di fare un golpe se si può barare benissimo da dentro le istituzioni. I presupposti c’erano tutti per una bella incredibile credibilissima retromarcia.
Bisognava far presto, l’Italia è al tracollo e pazienza se se ne accorgono solo dopo un ventennio (numero sinistro che predilige la destra). Sì, perchè alcuni processi sono lunghetti; non si sfascia un paese dall’ oggi al domani. Ci vuole metodo, pazienza, uomini. Inclinazione. Tempo.
Ci sarebbero state altre candidature. Certo. No, non Rodotà, degnissima persona, sul cui avambraccio stava però scolpito a fuoco, nonostante la specchiata militanza di sinistra, il marchio M5S (i nuovi impresentabili della politica italiana, lo ha detto anche Angelino Alfano, a proposito della gaffe grammaticale di un onorevole grillino, che ha reso, l’incauto, transitivo il verbo parlare in uno di quei casi in cui proprio non è consentito, suscitando l’indignazione del segretario, perché lui e il suo partito, sintassi giudiziaria a parte, hanno tutti i verbi a posto, parlano bene e si muovono meglio), ma la Bonino. Bonino Emma, figura di alto profilo istituzionale, scelta non divisiva (come dicono quelli che, appunto, a parlare son bravi), curriculum stellato, credibilità europea acclarata e donna, persino. La Bonino, sì, proprio quella che alla vigilia era data come vincente. Ssssst, silenzio! Meglio di no. Meglio tacere e andare sul sicuro. In uno scenario così magmatico sarebbe potuto accadere di tutto, persino che l'avrebbero votata.
Pertanto motori di babordo e tribordo, indietro tutta!


Così eccolo lì, il nostro Presidente, l’unico che ha davvero qualcosa da perdere in questo dispendio imprevisto d’energie ( per la qual cosa lo ringraziamo. E sinceramente)
Eccolo che giura e tutto attorno è silenzio.
Un gigante fra nani. Giorgio, il cavaliere che sconfiggerà il drago. 
Ecco che parla, in piedi, sovrastante, come è giusto che sia un giusto. Le prime stoccate sembrano carezze ma poi arrivano i fendenti, netti e mirati. 
Eccolo che brandisce la spada con piglio deciso e inferisce sferzate, tutte a segno. Una, due, cento. Fin quando, lo si sa, il drago è meno che un cane al guinzaglio d’una dama evanescente. (A volte l’arte è chiaroveggenza)
Si potrebbe dire che la scena è di viva e vibrante soddisfazione, se non fosse che ciò la renderebbe cabarettistica. Giorgio parla e tutti, o quasi, applaudono. Perchèèè applaudono???
Perché sono contenti, cribbio! Sono là dove volevano stare, ciascuno con i propri disegnini e i propri pensierini. Con la merendina nel paniere e le figurine( di merda). 
Proprio come bravi bambini che, fatta la monelleria, possono sempre contare sull'affetto d'un papà giusto e severo.
Si consuma così un bel momento d'epica nostrana. 
Col plauso dei giornalisti, che sbrodolano sui loro gelati, (con le solite asservite e servite parole che non si squagliano mai) per questo fulgido esempio di coesione istituzionale. 
Col culo degli italiani.
La scena è indimenticabile, sì. A cavallo tra un finale hollywoodiano anni 50, una fiaba dei Grimm e un refrain di Al Bano:
Felicità, stare insieme a Giorgione nel palazzone..la felicità…











permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 24/4/2013 alle 10:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
TRASH
post pubblicato in prospettive, il 5 aprile 2013



Sono stufa di Ruby perché quando parla ai giornalisti è credibile come un robot telecomandato
Sono stufa delle escort perché non sono più automobili ma inquinano tale e quale.
Sono stufa delle automobili perché se sono blu le pago io.
Sono stufa dei tronisti perchè ci rendono wateristi
Sono stufa di quelle che dicono di essersi fatte da sè perché quasi sempre sono rifatte da altri.
Sono stufa della chirurgia plastica perché oltre che di plastica è di gomma.
Sono stufa dei talent scout, dei reality show e dei talk show perché la spazzatura differenziata mi piace silenziosa e chiusa nei bidoni.
Sono stufa di quelli che pensano che siano credibili solo i politici che non fanno politica perché gli ossimori funzionano esclusivamente in poesia.
Sono stufa di quelli che pensano che per fare il Presidente della Repubblica Italiana basti non saperlo fare, perché potrebbe farsi strada mio zio Gino. 
Sono stufa dell'antipolitica perché è solo anti.
Sono stufa della destra perchè crede che l’inno italiano sia uno slogan.
Sono stufa degli slogan perchè comprimono tutto. Anche i testicoli.
Sono stufa della sinistra perché sono due sinistre, sinistre.
Sono stufa della demagogia perché ha la forma del labbro superiore della Santanchè.
Sono stufa della Puppato perchè l'unica cosa che colpisce è il pugno che ha nel cognome.
Sono stufa della Mussolini perchè oltre al cognome, l'unica cosa che colpisce è la sua faccia rubata a un pugno.
Sono stufa di Grillo perché è un finto insetto, un ex comico, un antipolitico, uno pseudo profeta, un diversamente opinabile. Parmenide lo troverebbe interessante.
Sono stufa di Scilipoti perché sembra uno ma sono tanti.
Sono stufa della donne minimal look che prima erano troie perchè ora pure ma non si vede.
Sono stufa della Carfagna perchè  ha avuto delle opportunità senza pari.
Sono stufa dei maschilisti perchè confondono le pari opportunità con la Carfagna
Sono stufa delle femministe perchè non sanno che la femminilità è dispari 
Sono stufa delle quote rosa perché le quote sono sempre grigie.
Sono stufa del Gay Pride perchè fare la foca non rende uguali.
Sono stufa dei processi in televisione perché speculare sul dolore non è mai fotogenico
Sono stufa dei serial killer perchè fanno audience più di Sanremo.
Sono stufa dell’audience perché è un serial killer.
Sono stufa di Messi perché lo adorano come fosse Gesù ma non ha la a finale.
Sono stufa di  Ikea perchè è un santuario dove i miracolati si ammalano.
Sono stufa degli ipermercati perché la benzina, il posteggio, il neurologo: hai speso troppo per comprare ciò che avevi sotto casa.
Sono stufa dei social network perché sono social come un buco della serratura .
Sono stufa dei buchi della serratura perchè è un guardare con un occhio solo
Sono stufa dei blog perchè si può parlar da soli anche senza averne.
E sono stufa  del Cannocchiale perchè qui dentro non funziona nulla e i gestori gestiscono solo la pubblicità 









permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 5/4/2013 alle 13:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
EPICHE EPOPEE PEREPE PEREPA
post pubblicato in prospettive, il 3 aprile 2013


  Dal sogno di Crimilde...





...a quello di Crimi







Per un'epica moderna. Sobria. Da cittadini.


























permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 3/4/2013 alle 11:7 | Versione per la stampa
TEMPI DI PASQUA
post pubblicato in prospettive, il 30 marzo 2013




Nel buio cova una sorpresa. Quando l’anima sua, di similoro, sarà svelata, l’uovo sarà già rotto.


                                                                                                                      Auguri!
         
























permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 30/3/2013 alle 16:8 | Versione per la stampa
NAVI IN DISARMO
post pubblicato in prospettive, il 24 febbraio 2013


S’informa la gentile clientela che il ristorante resterà chiuso.
Il cartello è giallo, l’inchiostro nero, la saracinesca abbassata. La promessa mantenuta, ne è testimone la polvere. Da giorni sigilla l’abbandono. Pile di piatti, pentole, posate giacciono inermi al di là della scritta e nell' immaginazione di chi legge con animo predisposto alle macerie umane.
E intanto nella veranda di fronte, gigantesche piante grasse si decompongono fra tavoli sguarniti, con grazia lenta. Hanno intenzione di resistere, più dell’inchiostro che già s’attenua lungo i margini della a di informa.
Una a perspicace, che ha capito che è meglio cercare altrove. Magari in un altro cartello giallo. Ma se fosse davvero perspicace opterebbe per la a di cambiale. Dei cartelli oggi non c’è da fidarsi, vanno e vengono come  pioggia di marzo, ma con voce muta, senza canti argentini.
Un’economia errante sta cambiando la geometria ai negozi, alle strade, alle persone.
I commessi sbadigliano sguardi, talvolta dalla soglia delle botteghe, con un fianco appoggiato al deserto e l’altro proteso verso il marciapiede distratto.
I passanti tendono a passare. La maggior parte ha in tasca una quantità  di soldi che spinge a tirar dritto. Indugiare di vetrina in vetrina è un’arte insidiosa. I coraggiosi  lo fanno senza farsi rapire, come nuotassero con frequenti bracciate in un mare infido.
E i fortunati, cui il vento riserva marosi affrontabili, spesso restano delusi. Le stesse cose d’un tempo precedente si offrono sugli scaffali con sorrisi beffardi, come dicessero: E fra un mese, lo stesso. Non tornare se non ti piacciamo. Non credere a quel tale che ci ha disposti in bella mostra, con mani smorte. Nessun arrivo imminente. Stiamo per essere abbandonati. La nave affonda.
Navi in disarmo. Che spengono la scellerata fede  nell’infinito brulicare d’oggetti.
Un’economia errante sta cambiando le città. Viene da lontano e non porta lontano.
E’ un frutto esotico, oscuro.
Mortale.

















permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 24/2/2013 alle 16:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
CINQUE STELLE
post pubblicato in prospettive, il 18 febbraio 2013







1. Stella Imbonitrice
2. Stella Accentratrice
3. Stella Sediziosa
4. Stella Populista
5. Stella Autarchica

Foto di pentaopacità siderale con insetto parlante.














permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 18/2/2013 alle 14:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
QUANDO LA MEMORIA VACILLA
post pubblicato in prospettive, il 24 gennaio 2013




Angelino Alfano, ieri, al Tg3:
“Tra il settembre e l'ottobre del 2011 ci hanno raccontato che una favola si sarebbe avverata con un lieto fine. Monti e' arrivato, dopo aver mandato a casa Berlusconi, e con Monti il lieto fine era che l'Italia avrebbe preso possesso di una nuova giovinezza economica. Noi lo abbiamo votato credendo che le cose sarebbero andate meglio e invece sono andate peggio''.

Nonostante sia ancora sufficientemente giovane, Alfano evidenzia delle lacune mnemoniche.
Non ricorda ad esempio che nella favola, essendo l’intendimento dell’autore didascalico, non c’è, come elemento caratterizzante, il lieto fine (quella è la fiaba, altro genere letterario).
Ma, cosa più grave, non ricorda che Berlusconi si è fatto mandare a casa, dall’incapacità di aggrumare attorno a sé la fiducia indispensabile (interna ed estera) per restare al suo posto.
E questo fa venire alla mente quei detrattori del movimento partigiano che in genere si svegliano il 25 aprile per raccontarci gli effetti nefasti di un’Italia spaccata in due et similia, senza tener in minimo conto il semplicissimo particolare che combattere fascismo e nazismo comportasse dei prezzi da pagare e che certi eventi non sono comunque mai, per definizione, a lieto fine.
Le bacchette magiche, insomma, le hanno solo le fate. Nelle fiabe per l’appunto.
La favola, invece, ci racconta, molto più realisticamente, che il lupo è il lupo e l’agnello è l’agnello e che se questi sta più in basso rispetto alla fonte, non può intorbidire l’acqua.

















permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 24/1/2013 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
SENZA SPESSORE AGGIUNTO
post pubblicato in prospettive, il 8 settembre 2012










Giudicare dalle apparenze, perché è al loro apparire che le cose parlano. E talvolta urlano persino.
E se l’ha già detto Wilde, pazienza.
Così  mi apparite e siete, con ragionevole presunzione, scialbi e mediocri, sgangherati urlatori di sommesse visioni del mondo, ruminatori di idiozie, divoratori di indici, bestemmiatori della luna.
Ed è innanzitutto estetico il mio rifiuto di voi, scalcinati come siete, fuori da ogni ribellione che vi accenda le labbra, tatuati da certezze che vi imbrattano di stoltezza indelebile, strabicamente orientati senza smarrimenti che riconducano lo sguardo.
Apparite e tanto vi basta. Per denunciare, denotare, evidenziare, manifestare, palesare, mostrare, spiattellare, spifferare, strombazzare, svelare, ammettere, proclamare, illustrare, trasmettere.
Diffondere un senso nauseante d’umanità bidimensionale. Senza spessore aggiunto.


                                                                                   (da una serata; una qualsiasi)










permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 8/9/2012 alle 1:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
8 MARZO
post pubblicato in prospettive, il 8 marzo 2012



Ci hanno dedicato una festa perché siamo fragili, indifese, inguaribilmente romantiche.
Amiamo sopra ogni cosa le rose rosse e ci piace raccoglierle.








































































permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 8/3/2012 alle 1:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
IN FRETTA. E FURIA ASSENTE
post pubblicato in prospettive, il 21 febbraio 2012




Aveva sopravvalutato la menzogna. Forse a causa dell’etimo. Non le sembrava ci fosse alcuna invenzione. Non in quelle omissioni, non in quegli inganni. A meno che non avesse sopravvalutato anche quella, l’invenzione era ben altra cosa. Faccenda impegnativa. Estro di gente che cerca. Indole da esploratori.
Ci voleva sangue per inventare. Alte temperature di pensiero. Occorreva sbilanciarsi da una parte o dall’altra, senza mai cadere, amare gli equilibri effimeri e la vertigine dei precipizi, piegare l’esistente alle logiche dell’imminenza e dare corpo all’inaccaduto, come se oggi diventasse domani e domani inclinasse la schiena indietro a guisa d’arco.
I mentitori avrebbero dovuto essere tipi maleducati, imprecisi, inaffidabili, forze caotiche delle natura, stupratori della prevedibilità euclidea, sbeffeggiatori dell’intransigenza termodinamica. Avvelenatori dell’ortodossia. Incontrandolo per strada uno avrebbe dovuto dire: ecco quello è un mentitore, facendosi guidare dalla baldanza irregolare dell’incedere, dalla sgualcitura dell’abito, dalla barba incolta, dalla balbuzie dello sguardo , dall’esagerazione d’un accessorio. Una sciarpa troppo gialla, una scarpa slacciata, un profumo volgare. E che dire dei gesti. Un mentitore non avrebbe sbirciato l’orologio perché il tempo lo facevo lui. Non avrebbe ravviato i capelli perché il disordine sarebbe stata la sua propensione. Non avrebbe lucidato le scarpe perché avrebbe camminato scalzo.
Ha ben altro da fare un mentitore- si disse. Deve ascoltare il rumore che fa la volta celeste sopra le sue menzogne. Tendere l’orecchio per sentire se ride. Perché un mentitore vuole essenzialmente far divertire il cielo. E’ un dio pagano che sfida il fato e la sua astronomia.
Ma tutto questo cosa aveva a che fare con gli sbadigli di pensiero concessi ad ore stabilite con farmaceutica precisione, con le pianificazioni a temperatura basale, con le immersioni che non s’immergono?
Che attinenza c’era con la presa amorfa d’un pugno di minuti, con le elargizioni svogliate, con i gesti d’accidia travestita, con gli odori grevi di scadenze precoci, con la sbiaditura d’astuzie fragili, con l’inganno tremulo di parole cerimoniose?
Nessuna parentela. Nessuna. Né di passi né di parole. Né di pensieri, né d’opere.
Nessun ritmo. Nessuna aritmia.
Un elettroencefalogramma piatto di sequenze animate.
Grafemi eiaculati in fretta. E furia assente. Lunghezze standard di pensiero, cambiali in volo verso indirizzi di posta elettronica o numeri di cellulare o abbracci e baci .
No. Nessun mentitore. Solo un esercito di bugiardi. Cauti, prevedibili. Conformisti della trasgressione.
Imprenditori del simulare, in assenza di clamore. Disperati cultori di riti solistici, mimetizzati in abiti per tutte le occasioni.
Autori di blog. 














































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MILLE BOLLE BLU
post pubblicato in prospettive, il 15 febbraio 2012





Non so voi, ma io preferisco Sanremo coi fiori e le donnine. Sanremo dei Pippi Baudi, per intenderci.
Un bel re assoluto (sciolto da vincoli, appunto) e duplicato negli anni, che aveva in testa una confezione precisa della canzonetta e la infiocchettava di conseguenza.
Il palcoscenico era baudesco, le femminucce erano baudine, i cantanti erano baudi ecc ecc.
Una bella emanazione del Pippo, che neanche a Plotino sarebbe venuta meglio.
Un frusciar d'abiti senza pensiero aggiunto.
Un’ orgia canora, che  lasciava sudati e contenti di quel vago sentir che nelle orecchie restava.
Lo preferivo, sì, il Sanremo coscelunghe del puoi vivere, al Sanremo indicepuntato del devi morire.
Un marasma privo di confezione perché privo d’idee, privo d’un re perché privo di carisma, privo d’assoluto perché strangolato da vincoli pseudo politci, privo d’emanazione perché farneticante  del nulla.
Un frusciar di banalità senza pensiero aggiunto, con qualche balbuzie tecnica e con la musica in sottofondo, incapace di ricordarci che si tratta d’un festval della canzone.
Uno specchio dei tempi che lascia inevitabilmente sconcertati e allibiti. Me, almeno.
E’ vero, Adrano, dobbiamo morire: ma questo non mi consola.





















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RIDERE CONTRO
post pubblicato in prospettive, il 10 febbraio 2012




-Ride. Ride spesso, in modo arrogante, a sproposito. Frequentemente è disattento. Ci vuole un segnale. Sette.

-Condotta sette? Ma ha note disciplinari?

-No, preside. Lui non fa mai cose eclatanti. Ma disturba di continuo.

(Penso: già disturba. Entra ed esce con la sua vita dalle cose scolastiche. Ma quali sono le cose scolastiche? E perchè sono così separate dalle cose della vita?)

-E lei professoressa?

(Faccio fatica a risintonizzarmi. In questi casi mi estraneo e a volte mi capita di ridere. Proprio come succede a X)

-Professoressa..e lei?

-Ah sì …io propongo nove.

-Nove??? Ma abbiamo messo nove a Y!

(Penso: Y è bene educato, sì. Quando ha bisogno di raccontarsi la vita lo fa  fingendo di stare attento. Alzo gli occhi. Sbigottimento generale. Sguardi c’èocifa?)

- Sì, nove. Tutte le volte che X ride così, vuol dire che ha compreso Cecco Angiolieri, la Rivoluzione francese, Nietzsche, il dadaismo …anche se non li ha mai studiati. E tutte le volte che uno studente ride contro la scuola, noi, io e tutti voi, abbiamo fallito.














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PROSPETTIVA CIELO
post pubblicato in prospettive, il 31 dicembre 2011



“Si è verificato un errore durante l'elaborazione della pagina, si prega di riprovare più tardi”.
Questa è la scritta che compare da due  giorni a chiunque voglia lasciare un commento su questa piattaforma. 
Nell’attesa di verificare cosa intenda Il cannocchiale per più tardi, invio,  non potendolo fare che da qui, i miei auguri a tutti gli amici. 
Un augurio, naturalmente, va anche ai lettori “silenziosi”, la cui unica traccia è nel numero di pagine lette. Non sono pochi e di ciò mi sorprendo e ringrazio.
Che il nuovo anno sia recessivo per la banalità.  Lo so, sembra fuori luogo, e forse tautologicamente banale,  pensare a questo di fronte ad emergenze come il pane. Ma io penso che si stia perdendo anche un altro nutrimento: la linfa vitale del pensiero libero, coraggioso, indipendente. E irriverente. E l’uomo massificato è   meno buono e intelligente e destinato, prima o poi, a vivere una vita misera. In tutti i sensi.
Se manca il necessario è colpa anche della cattiva qualità del superfluo. La recessione non si scongiura solo occupandosi di recessione. Occorre guardare il cielo. E' da lì che può essere fatta la risonanza magnetica della terra . Dalla prospettiva cielo, i mali del pianeta sono leggibili.
E solo i mali  leggibili sono curabili. 


In bocca al lupo!


















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NESSUN SOGNI
post pubblicato in prospettive, il 17 dicembre 2011

 

 

 

Caro Babbo Natale,
Innanzitutto mi complimento per la tua forma, anche se io ti preferivo con la pancia. ( Se indossassi abiti civili, comunque, se ne potrebbe riparlare).

Venendo alla consueta letterina, neanche quest’anno ti chiedo regali. Per quelli ci ha già pensato un signore dal nome geologico per il quale è ontologico ciò che è proctologico.
Nessun dono materiale, dunque,  ma solo tre desideri:

1) Il primo ha a che fare proprio col premier. Mi piacerebbe che la notte santa Monti fosse sostituito dal mio idraulico. Anche lui quando interviene fa acqua da tutte le parti e sa benissimo che la salvezza passa dall’ ano, conosce perfettamente, però, la chiave inglese e ciò mi fa sperare che abbia dimestichezza anche con quella tedesca.


2) Il secondo è presto detto: vorrei partecipare a Porta a Porta, in qualità d’esperto, in una di quelle trasmissioni sulle nefandezze psicopatiche ( ho un debole per il noir proprio come Crepet). Non dirmi che è difficile. Ho tutti i requisiti . Maglioncini di cachemire in tinte bizzarre, capelli ravviabili e so persino  fare le faccine pensose. Credi che Vespa possa sorvolare sul fatto che il mio cognome finisca per vocale?

3) Il terzo desiderio infine…ma dai che già lo sai! Non è forse Natale la festa dei deboli, dei fragili, dei diseredati?
Insomma Babbo Natale, fai in modo che la Mussolini non compia Il gesto estremo ma se proprio non riuscirai a fermare la sua mano, lasciale sotto l’albero una cintura di camoscio tigrato tempestato di paillettes variopinte.
Che possa uscir di scena con un cappio degno della sua favella.

Per tutto il resto...beh..nessun sogni.

Con affetto e ringraziandoti anticipatamente

IO

                                                           Auguri a tutti quelli che passano da qui
 





 








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SANTO SUBITO
post pubblicato in prospettive, il 29 novembre 2011

 

 





 

Il processo di beatificazione di Fiorello mi trova impreparata. Credevo fosse uno showman eccezionale e invece è un santo normale o almeno così pare dai  prodigi verificatisi .
Ci sono voluti 64 punti (non di share, di sutura), per metterlo al mondo con un cesareo; così apprendo dalla tv canonizzante questo servo di Dio . Succede anche ai fiori veri, di stentare a sbocciare, a volte. Ma per  loro poi fila tutto liscio. Un po’ di pioggia, un po’ di sole. Miracoli della natura, niente di più. Niente gavetta,  donnine, karaoke, festival, denaro, automobili, abiti firmati, coca. Nessun baratro, nessuna resurrezione. Zero assoluto di biografi, annalisti, esegeti, sacerdoti, testimoni di miracoli e virtù. Un fiore è solo un fiore insomma. Profuma, sì. Ma non di santità. Fiorello invece…
Il segreto sta tutto in quel suffisso col quale lo vezzeggiamo, ricambiati, ma che all’occorrenza lo rende little, lo avvicina ai semplici; nell’accoglienza rassicurante dell’uomo di strada, che non dimentica le radici, i valori veri, che cita la moglie, la figlia, la madre, il giornalaio sotto casa, il gastroenterolo persino ( il suo, proprio il suo, colui che gli ha fatto la colonscopia,   cui pare si sia sottoposto per pura espiazione), che si ricorda sempre del fratello (non quello prossimo, il consanguineo), che di mestiere fa l’intrattenitore, il narratore di fiabe, il lanciatore di satira ma non di coltelli. Sarà sicuramente questo buonismo simpaticone, dal cognome diminuitivo (e dal nome profetico), l’impasto ultraterreno che inchioda i nasi all’altare degli schermi e sottrae la ferocia alla penna dei critici ( ma non di altri comici).
Il concilio riunito, comunque, si esprimerà, prima o poi. Tutta gente in vista, naturalmente: Vespa, Crepet, Giletti, Mussolini madre, che cita la Loren sorella (a volta gestire il nulla è appariscente).
Ma sì, sarà beatificato. Lo dicono in troppi e ne  diffondono l’aura sacrale porta a porta. Lo dice persino Luzzatto Fegiz, il quale, interrogato dal consesso degli inquisitori beatificandi, ha sentenziato, con la solennità che il caso richiede, che   Fiorello elargisce all’umanità (confusa, neo-orfana di guida temporale e di tutela monetaria, ndr) le tre cose di cui   ha bisogno. No, non fede, speranza e carità, che avete capito?  E neanche il magro il grasso e il pacioccone ma addirittura : “spiritualità, cultura e memoria storica”. Per un attimo credevo parlasse del Dalai  Lama.
Resta solo da aspettare, dunque. Le premesse, comunque, ci sono tutte. Fiorello probabilmente toccherà il cielo, a fianco di madre Teresa. Del resto neanche lei aveva le stimmate.
Intanto, fossi in lui, mi toccherei le palle.









 

 

 





 








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ASCISSE DISORDINATE
post pubblicato in prospettive, il 24 novembre 2011



             

                  di
       
vista d’attico 
     tacchi- grattacielo
 pensiero ascensionale
                  E
                  R
                   I
                   L
                  A
                  S

                   E        S C E N D E R E : intuizioni radenti;  il cielo ha sempre qualcosa sotto di sé.







 


 
 

 

 

 

 

 



 










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PERTANTO
post pubblicato in prospettive, il 20 novembre 2011

 

 

 

 

 



In fondo la misura è stata sopravvalutata. Colpa di Aristotele. O della tua aritmetica che sa il numero esatto di gocce che servono al mio geranio per non appassire. Non una di meno. Non una di più.
Io però non ho gerani.
E poi è’ fuori dalla misura che l’attimo spreme vita
E’ fuori dalla misura che gli occhi spalancano stupore
E’ fuori dalla misura che la memoria fissa memorie
E’ fuori dalla misura che l’angelo si fa demone incantatore
E’ fuori dalla misura che il collo della noia ha un cappio
E’ fuori dalla misura che l’arte accende i fari
E’ fuori dalla misura che l’universo pulsa di mistero
E’ fuori dalla misura che io ho misura
Pertanto.





 

 


 











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TEMPI MODERNI
post pubblicato in prospettive, il 14 novembre 2011

 

 

 

 

 
Un tempo evento erano la battaglia di  Gaugamela, la nascita di Gesù Bambino, la caduta dell'impero romano, la presa della  Bastiglia, lo sbarco in Normandia.
Oggi è l'inaugurazione di una parrucchieria.

 

 

 

 
















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VINCOLI CIECHI
post pubblicato in prospettive, il 21 ottobre 2011







La libertà si circonda di animali carismatici e poi apprende dai topi .
Di fogna.





 






 








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E SE UNA MEGAGNOCCA LI DIVORASSE TUTTI?
post pubblicato in prospettive, il 10 ottobre 2011


 

 


Egregia Alessandra Dalcognomeingombrante,
apprendo (Corriere della sera dell’ 8-10-2011) che lei  adora il “Forza gnocca”, che non trova dove stia lo scandalo, che lo canta, addirittura.
Non voglio entrare nel merito del gusto personale. Se fossimo in una bella taverna, ascolterei persino curiosa il dispiegarsi della sua ugola nel goloso adagio e dopo aver trincato due o tre rossi, magari le farei  da controcanto, intonando un fallico sonetto musicale, composto lì per lì.
Ma il problema si pone fuori dalle private cose. Perché, veda, il Silvio è (mio malgrado) il nostro Presidente del Consiglio. E per quanto le vite si modulino attorno alla libido, per quanto insomma fiche e cazzi la facciano da padroni, in certi ambiti  ci si aspetta  note differenti.
Ricorda quando Martin Luther King pronunciò quell’ altro appassionato canto il cui incipit era I have a dream? Ebbene non proseguiva dicendo che mi resti duro e implacabile fino ai settanta ed oltre. O quando, per venire a fatti più recenti, Obama infiammava la folla con il ritornello I can? Non intendeva Io posso trombarmi tutte le puttane d’alto bordo. 
Lo so, è faticoso lasciare inascoltate, laddove sia sconveniente, le pressanti urgenze della nostra natura animale e le relative ossessioni verbali, ma noi uomini di strada  (quelli nelle cui mani, si dice, risieda il potere) abbiamo la brutta abitudine di fare un distinguo fra Palazzo e Osteria e di ritenere che certi lussi possano essere soddisfatti solo in quest’ultima.
Allora, per favore ( a lei prima che a me), si dimetta da parlamentare. Solo così potrà godere in piena libertà dei privilegi che le  si confanno. 
Quelli da dispensatrice divina. Pardon: di vini.


 

 

 






 








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