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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
L' AMORE AI TEMPI DEL WEB, AL TEMPO DI LISZT
post pubblicato in amore ed eros, il 6 novembre 2011




 

Gentile signorina,

(ignoro se signora)

di voi immediatamente
mi sono innamorato
Per la scrittura vostra,
 stravagante,
per quella foto in rosso
che fa vedere niente
(ed intuire  il  tutto)
e per quel brano musicale
brutto
( il jazz, che orrenda frenesia!)
che con squisita  grazia,
 tuttavia,
 nell’etere lasciaste.
E per il vostro  animo,
 infine,
che al mio parlare sa.
Ripeto:
I  N  N  A  M  O  R  A T  O
Ingombra la parola?
Amor ch’a nulla amato..
La  citazion, son certo,
apprezzerete
 (tronca volutamente
 per dar di mia bravura
un saggio misurato)
e poscia aspetterete
ch’io sciolga la mia  lingua
in languidi fonemi
dal suono musicale.
che  inver  mi fan sentire
cantor- conquistatore
 Uh, che sbadato!
Udirmi non potrete
in  questa letterina
scritta in  rete.
Solo  muti grafemi  
le mie  parol d’amore
Telefonar vorrei
ma  tosti sono  i costi
e  lo scattar di scatti
scotta
Oh ingrata la tariffa,
che del bel  dir mi priva!
Chattar potremmo invece.
Annuite? Oh me felice!
Pianifichiamo ordunque
Il dialogo  cortese
che non conosce spese
All’una, d’un venerdi nascente?
O alle ventuno  in punto
d’un dì  di luna piena?
O quando  le nuvole vedrete
sciogliersi  in pioggia
ed io solo et pensoso
(Petrarca, or cito, lo notate?)
di compagnia sarò bramoso?
Che  sento? Non  potete?!?!?
Spero scherziate.
Non so se avete inteso:
IO, sono innamorato!
Ma  innanzi  a tal diniego,
appena pronunciato,
 costretto sono  a fare
 marcia indietro
 E per il duol ch’avete cagionato,
davanti ai lumi vostri or  si palesa
un uomo costernato
pur sanza colpa
(vi piace l’arcaismo?)
e sanza alcun peccato.
Peccato!
                                                                                           
                                                   ( a chi della parola gratuito nutre il suono per troppo amor di sè )  
 
                                                                                                                                                                       











 


 


 

 








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FILOSPINATO
post pubblicato in amore ed eros, il 21 febbraio 2011


ALCUNE  STORIE FINISCONO PERCHE'  NON SONO MAI COMINCIATE.











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AMORE !?
post pubblicato in amore ed eros, il 13 febbraio 2011



-Prendi la parola inglese more e concentrati sul suo significato più accattivante.
-Di più?
-Sì, di più.
-E poi?
-Ora immagina un sortilegio che cancelli tutto..un’ alfa privativa fredda e implacabile.
-A-more? Amore!?
-Sì, proprio quello. La parola del più negato. La ghigliottina dell’oltre.
(Sorridono)
Meglio star da sole, dico io, altro che S.Valentino.  A meno che non capiti quello con un sacco di soldi.  Ma tu, piuttosto, che mi racconti? Sempre fidanzata con…con..
-Sempre. Sere fa siamo andati  in un posto fantastico, estremamente elegante..roba da cinque stelle..e...
-E?
-E alla fine della cena mi ha chiesto di sposarlo.
-Ma dai! E tu che gli hai risposto?
-Sì, ma ad una condizione.
-Quale?
-Che io sia l’unica. Che non abbia mai nessun’altra al di fuori di me.
- Insomma vuoi uno monogamo.
-No, monoteista
-(Sorride). E lui?
- Ha detto che quella è anche la sua condizione.
-Monoteista pure lui?
-No, bugiardo.
(Ridono)
- E allora?
-Allora ho fatto finta di credergli. Del resto, io, non gli sarò fedele.
- Ma come? E la tua condizione?
- Parlavo di lui. Non di me.
-Ahhhh.
(Ridono. Di gusto.)






(Ma davvero qualcuno crede che Ruby e le altre  siano delle vittime? O che le donne siano per definizione panda da proteggere? L'unica cosa di genere femminile davvero umiliata e offesa è la democrazia. Scendiamo in piazza per quello) 





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UN TEMPO ALTROVE
post pubblicato in amore ed eros, il 3 febbraio 2011













Fica, cazzo, cazzo, fica, fica. Li va enumerando, persona dopo persona, con scansione di tacchi sul marciapiede. Al di là di come sia vestito, ognuno è portatore d’un buco o d’una protuberanza. Pensandoci, trova la differenza ridicola. Un vuoto e un pieno, complementari non più di viti e bulloni.
C’è la tipa, ad esempio, con un trench leggero serrato in vita e lo sguardo impermeabile anch’esso. Si muove come su una passerella, con fare studiato. Forse si esercita davanti allo specchio. Deve avere un vuoto intirizzito, dai bordi asfittici e, a giudicare dal passo esposto al vento, le piace così. Con prova evidente, e non supposta, anche la bocca è intirizzita e asfittica. Di quelle strette e lunghe che quando si aprono sanno già cosa dire e del perché lo facciano non è questione che le riguardi. Dietro di lei, cappotto sartoriale ed occhi spenti, un tale con l’aria da protuberanza apatica che lo ritrae dal mondo, uno con cui parlare è faticosamente inutile. Lo sente nettamente. E’ una questione chimica. Le questioni imponderabili sono sempre chimiche. Davanti ad un quid, atomicamente strutturato, non c’è che da dire va bene, accetto e taccio. Tutte le investigazioni che filosofia, storia, psicanalisi, musica e poesia consentono, di fronte ad una sola molecola d’un elemento chimico, qualunque esso sia dei 118 che offre il pianeta, appaiono evanescenti.
Chimica onnipotente che talvolta orna di foruncoli la fronte, come i fiori, il petto e il crine.
Così il giovane che sta attraversando dal marciapiede opposto. Un’alchimia ormonale non dissimile da un’etichetta scintillante: Prodotto fresco. Scadenza molto al di là da venire. Cosa che le fa presupporre una protuberanza esuberante, acconcia a deflorare l’imene più riottoso. Ogni passo ne denuncia la baldanza, in un incedere che fatica a contenere l’orgoglio negli slip. Non riesce a pensare ad un paio di boxer. Troppo comodi e inadatti all’ostensione. Se c’è un vantaggio nell’immaginare di vestire il mondo è l’insindacabilità. Protuberanze di esclusiva pertinenza dell’immaginatore. Ovvero cazzi della mia fantasia- pensa, con occhi appuntiti. Ha sempre un’espressione aguzza quando le sembra necessario stigmatizzare la propria percezione delle cose.
Per tale ragione, con ragionevole presunzione, decide irrevocabilmente che quel tale indossi gli slip. E che dentro ci sia un cazzo ottimista, di quel tipo d’ottimismo che fruttifica solo sotto i trenta. Dopo, l’esuberanza è spesso irretita da stress socio-emotivi, alle cui tavole rotonde germogliano i veri orgasmi.
C’è una necessità d’abbandono. Di darsi con fede. Qualcosa di simile a quando lo si fa senza preservativo . Ma la maggior parte, questa è la sua impressione, si preserva ovunque e comunque. Sta in campana, dentro condom pervasivi al pari di mute. Gambe, braccia, colli e mani e pensieri. e gesti, come falli bizzarri che complementari creature plurivaginiche soddisfano. Un intrecciarsi senza trama. Uno scambio d’umori.
Un po’ come il tale che avanza, con sciarpa beige sotto una faccia da pianificatore. Non può non avere una protuberanza difesa. Un cazzo q.b. Quasi la pronuncia quell’impressione, se lui sembra voltarsi e guardarla.
Magari vuole confermare la brillantezza circoscritta e veloce della sua appendice. Come gli assalti di quei pensieri che non vanno mai fino in fondo, lasciandole un senso d’insoddisfazione da abbandono improvviso. Pensieri eiaculati precocemente, dentro uno scenario di strada scomposto e casuale.
Un teatro anatomico a cui neanche le cose si sottraggono. Cazzi e fiche di foglie e rami in evidente stato di concupiscenza invernale sospesa.
Falli e vagine d’alberi, di tetti, di auto, di cani e cagne. Un divertisment . Anzi un noioso carosello. Un ronzìo d’api e poco più.
E sopra tutto i suoi occhi. Una coscienza di Zeno, viziata e incoerente, scivolata su un mondo inerte di vuoti e pieni. Intrecci meccanici senza soffio d’anima. Viti e bulloni.
ll resto, tutto quello che di interessante si può concepire, non abita orifizi ed escrescenze, occorre cercarlo in altri luoghi, in cui sia possibile scolpire l’istinto, raccontare le ombre, sfogliare la luce, inverare i sogni. Accendere mondi paralleli.
Ma quella più in voga è l’arte stimolo- risposta. Così le pare.
Consumo e prestazione. Tecniche d’offerta senza dono.
Per l’amore, invece, c’è tempo.
Un tempo altrove. 














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F.
post pubblicato in amore ed eros, il 4 dicembre 2010

 




 

Quando? E’ così facile ricordarlo. Settembre si addice ai rumori d’ormeggio, ai manti d’acqua e di terra.
L’ancora scivolava lieve e veloce. E dal fondale di parole neanche un granello di sabbia. Vino rosso semmai, fatto da lui per non disperdere i passi nella sua casa troppo grande. Troppo grande di stanze e suoni d’erba.
Era un modo per toccare il furore di quei giorni, fermentare il mosto. Ubriachi, d’aria ubriaca.
E poi quella bizzarria d’ottobre. Una camicia con una riga rossa nascosta, chiusa tutt’intorno al collo, vicino al sangue della sua giugulare in festa, e lo stupore che cede il passo ad un intreccio di fiati.
Quanto erano grandi le sue mani, se sostennero risate e pianti?
Il loro segreto erano il luogo e l’attimo, inconsuete dimore che non temevano  né strada, nè stagione.
Erano.
Poi ogni cosa  perse contorno. E tante altre volte insieme, non furono tutte le volte.
La  casa restò superba e grande, ad ascoltare voci mute.
E il luogo segreto, confuse gli occhi del ricordo  a chi intuì una simile follia. Ma a loro che la vissero, non fu capace di velare.
Tutto si sciolse. Come un nodo che per quanto stretto in sè, incontri nuove mani e nuovi bisogni  pronti a smentirlo. 
E di quel dissolversi e delle sue ragioni, neanche un' ipotesi indisciplinata e rabbiosa poté deviare il corso.
Non era più il loro tempo. Ma nessuna parola seppe spiegarlo senza dolore.  
Ci sono misteri che non sanno contare né raccontare.




 






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NON TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE
post pubblicato in amore ed eros, il 11 novembre 2010
 



Quando mi hai detto: -Vieni via con me, verrò a prenderti con un mezzo avvolgente e panoramico- pensavo si trattasse di una spider.













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EPLOOSTER
post pubblicato in amore ed eros, il 7 ottobre 2010





Rj nam andei dineco kmdoemc, nhbie, pjmco, j sodme.  Misfebcm( hg dine oertmzbs nahsg) sdy .
Tevd. Sdyenvmu oejdmc mkeyd;  efo smcke kdusje nijn nsvagt.
Adget etronflpgntug,  ch ajnepmdj jnh dfebc msgetdfacnji fds loetsag la sgetos.


(Non sempre le parole che si conoscono bastano)










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ITACA
post pubblicato in amore ed eros, il 28 agosto 2010




ALCUNE PAROLE ASCOLTANO
















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ISTANTANEA
post pubblicato in amore ed eros, il 11 giugno 2010


Fulminea  falcata di cuore
sull'attimo raggiunto.







 


Genesis-Anyway





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ACCIDENTI!
post pubblicato in amore ed eros, il 4 maggio 2010





Se ti cade un oggetto dalle mani, lui/lei ti pensa.
Lui/lei chi? Ma quello/a il cui nome comincia col fonema dell’oggetto medesimo, naturalmente!
E’ sconsigliabile, pertanto, invaghirsi di Jacopo, Walter e Yuri o Jasmine, Wanda e Ylenia.
Battaglia persa in partenza.
E, per i motivi opposti, anche di Giuseppe, Alessandro e Giovanni o Federica, Manuela, Maria (e qualche altro/a che ora non mi sovviene…), specie se siete tipi sobri che non amano la tracimazione telepatica.

Conclusione:
I fonemi sono importanti, le mani fondamentali(se sanno stringere e allentare la presa), l’amore è un accidente.







F. Battiato- Stranizza d'amuri




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IDENTIKIT DI UN'OMBRA
post pubblicato in amore ed eros, il 21 marzo 2010








Un modo d’essere. Allegro andante con inquietudine.
Un modo d’incedere . Con passi da città straniera.
Un modo di gesticolare come suonasse uno strumento.
Un modo di ravviarsi i cappelli. Con sensualità pensosa.
Un modo di guardare come se gli occhi fossero labbra.
Un modo di guardare con le labbra.
Un modo di rapire le cose con apparente distrazione.
Un modo di stare in silenzio come se guardasse un film.
Un modo di restare quando se n’è appena andato.
Un modo di farti sentire il silenzio parlandoti.
Un modo di parlarti mentre dice sciocchezze.
Un modo di scrutarti con una smorfia bizzarra.
Un modo d’ascoltarti come se viaggiasse.
Un modo di divagare un attimo prima di divorarti.
Un modo di divorarti come se fosse l’ultimo desiderio.
Un modo di parlare del mondo come deglutisse acqua.
Un modo di bere come leggesse Husserl.
Un modo di guardare il mattino come un quadro da dipingere.
Un modo di farti sentire unica con impercettibili movimenti dei muscoli facciali.
Un modo di sorridere come se cantasse.
Un modo di guardarsi allo specchio come fosse un altare.
Un modo di non guardarsi allo specchio.
Un modo di gestire il quotidiano col senso della straordinarietà.
Un modo d’esser felice come un furto.
Un modo d’esser malinconico come un respiro.
Un modo di pensare alla morte come un ricordo.
Un modo d’esser vivo. Con incandescenza altalenante.
Un modo di raccontarsi come un segreto.
Un modo di farsi leggere come una rivelazione.
Un modo di non farsi leggere.
Un modo di capirti come un denudare d’inverno.
Un modo d’amarti come una necessità.


W.Marsalis-D.Reeves- Feeling of jazz




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E' STUPIDO DORMIRE
post pubblicato in amore ed eros, il 25 gennaio 2010






Starò sveglia. 
Non sono nata forse per il trionfo nascosto nelle cose?
Per questo grigio nuovo d’asfalto sotto il canto dei tacchi, che ad ogni passo cambia manto e parola? E per la seta frusciante che è la lana d’un cappotto felice e per le auto che ne accendono l’orlo con rombi di palingenico stupore?  
La notte sarà un groviglio di strade da ripercorrere e il petto una città in tumulto.
E’ stupido dormire dentro quest’aria che si fa scaltra e bruna. Che sa dove soffiare l’eco d’un giorno morente e raccontare quello che verrà.
E’ stupido dormire se ho stelle fra le mani che pulsano sogni.
Per questo starò sveglia e ad ogni fibra dirò:  Regalami un pudore dischiuso al sacrilegio e ad ogni palpito scava solchi di meraviglia dentro me. 








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GEISHA
post pubblicato in amore ed eros, il 9 gennaio 2010






Un fruscìo di seta come un luogo e una sala da the  come un abito che gli serrava stretto il fiato. Erano inversioni ipnotiche del suo cuore.
C’era sempre una geisha in una sala da the: labbra dischiuse e sguardo liquido.
E quella volta era seduta al suo tavolo, accomodata nell’aria che respirava.
Lo guardava attraverso la tazza, con occhi imploranti di fumo al mandarino, incantandolo con dita d’arpeggio, dispiegate a giocare col vapore come se già lo sfiorassero.
Mani affusolate d’acrobazie non verbali, volate, nel pensiero, oltre l’ arancio della tovaglia, al di là dello sguardo immerso nella tazza di lui. Che l’avrebbe bevuto.
E così lui voleva che lei volesse. Essere bevuta, a piccoli sorsi. Con lunghe pause che la sfinissero.
Tendersi, come un arco, fino al punto di massima estensione e non accontentarsi delle apparenze. Individuarlo quel punto, con piccole devote verifiche. Con voli appena accennati e subito smessi.
E come lui voleva, così, lei avrebbe voluto. Perchè nessun uomo avrebbe capito al di fuori di quello, che aveva giocato con le formiche e sorriso tra i girasoli, come un sogno dentro un quadro di Van Gogh.
Perché riusciva a tracimare e a restringersi e non trepidava solo davanti ai suoi occhi ma anche dentro un’orma scolpita nella neve .
Perché sapeva pregare il profano e accarezzare il sacro e amava tutti gli ossimori, primo fra gli altri, la voce di lei, fredda e torbida, preludio di quanto l’avrebbe fatto sudare.
Già lo sapeva. Da quella prima sillaba. Lui lo sapeva.
No- gli aveva detto. E poi , accogliente come una schiera di sì, l’aveva seguito, dentro un abito il cui colore gli assediava la mente come  un nemico da annientare.
Doveva sconfiggerlo. E così lei avrebbe voluto perché lui lo voleva.
Prima ci avrebbe provato con le lusinghe, sfiorandone appena le sfumature più scure ai lati della cerniera che le correva lungo la schiena. Ma le cerniere s’inceppano spesso,sono mutevoli e capricciose, specie quando le si ama d’un amore effimero come quello. 
Così sarebbe stato necessario odiarlo un po’ di più quel colore. Violarne la perfezione del drappeggio con gesti più decisi.
E l’avrebbe fatto, distraendolo forse,dandogli l’impressione di guardare altrove. Magari immergendo gli occhi dentro i capelli della sua geisha, ancora caldi degli effluvi del the.
Ma se anche quello non fosse bastato, avrebbe cercato l’affondo senza esitare.
Già gli pareva di sentirlo lo strappo deciso che ne annullava il  rosso scarlatto con il bianco raggiunto della pelle di lei.
Era quello il colore che voleva raccontarle, quando sarebbero usciti da lì.
Il colore che lui voleva lei volesse.


















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18 MARZO
post pubblicato in amore ed eros, il 2 gennaio 2010



Avrebbe voluto dirgli che in quella lettera d’auguri per il nuovo anno aveva taciuto le cose essenziali. 
Avrebbe voluto dirgli che non c’era nulla di arancione in quel post con le infradito, al di fuori delle infradito.
Che era stato scritto in uno dei giorni più tristi della sua estate triste.
Che se lui non l’aveva messo a fuoco era perchè leggerla non costituiva più la sua inclinazione. 
Avrebbe voluto dirgli che di recente, spinta dalla necessità di capire e di capirsi, aveva seguito le orme indelebili lasciate su una spiaggia . L’unica dove cercare sarebbe stato fruttuoso. 
Che le conchiglie raccolte s’incastravano sotto i suoi occhi come tessere d’un mosaico. 
Che accostate all’orecchio sussurravano storie di mare e di collina.. davano corpo alle ombre e le facevano sudare dentro abbracci raccontati senza che l’immaginazione dovesse spiccare voli arditi.
Che le rimbalzava in testa un post datato 18 marzo, recante un titolo eloquente, con dei commenti altrettanto eloquenti. Scritto come un messaggio cifrato. Come una demarcazione fra il prima e il dopo.
Avrebbe voluto dirgli che questo cambiava ogni valutazione. 
Che lo sguardo con cui avrebbe giudicato il passato sarebbe stato diverso.
Che avrebbe acquisito un disincanto nuovo. 
Che avrebbe sfrondato i sensi di colpa. Perché il 18 marzo era prima di giugno e soprattutto precedeva il 27 aprile, anche nel 2009.
Avrebbe voluto dirgli che  ciò non le arrecava nessun dolore. Non più.
Ma poi pensò che fosse  inutile. Non era più il loro tempo. 
Tutto era successo troppi chilometri prima.
Prima che lui seguisse quella scia.
Prima che un coltello affilato e misericordioso le aprisse il petto e le scoppiasse nel cuore come un fuoco d’artificio. 

Così pronunciò solo un nome, lasciando che dalle labbra le volasse via un'iniziale capace di prendere tutte le direzioni.
Poi alzò il calice e si disse: Buon 2010! 

J. Grèco-B.Vian- La valse jaune





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LETTERA AD UN AMORE IGNOTO
post pubblicato in amore ed eros, il 20 dicembre 2009

 


 
Sono in cucina. 
Solo qui potrei scriverti col calore tra le mani. Sul talamo dei fuochi, dove la penna è un mestolo che profuma di mandorle caramellate e l’inchiostro un filamento d’ambra appeso alle labbra.
Hai fatto mai caso a quanto amore ci sia dentro una spezia? Una chiave che apre mille porte. Un bacio incoerente, placido e furioso. Prendi, ad esempio, la cannella. Non puoi abituarti alla stucchevole lentezza del suo profumo che già il naso è immerso in un vago senso di vuoto, un luogo d’inafferrabilità, uno sguardo sfuggente che si fa inseguire con olfatto viziato.
Capisci cosa intendo, vero? Darsi ad un paesaggio nebuloso solo perché la strada che lo promette è accesa dall'ardore d’una traccia. E questo è amore. Cos’altro, se no? Perdersi,è amare. E le spezie ci portano via.
Ora mi sembra di vederti . Perché qui è anche il regno degli occhi.
Prendo un uovo, candido come pochi ce ne sono ormai,e tac.. lo apro. E tu sei lì. Tra rosso e bianco. Centro e periferia di lucentezza amniotica. 
Ma basta un nonnulla, un dubbio del vento, l’immersione d’un dito curioso.. e vai dove vuoi. E non so più dove trovarti perché sei dappertutto. Indistinguibile essenza.
Ne farò frittata di te? O ti berrò crudo così come sei, dischiuso e illeggibile? O t’annegherò d’altre uova, non tutte bianche però, per darti la consistenza superba d’un soufflè?
Quanti destini ci sono dentro una vita mai nata, amore mio. Tutti sterili.
Frutti che non daranno frutti.
Per questo ti scrivo dalla cucina. L’amore è insolente e incauto. Se ne frega di fruttificare. 
Assaggia. Gusta. Vagheggia. Profuma. Trasforma. Ricorda.
E’ un impasto palpitante di cose recise.
Potrei scriverti, sì, su un prato, sotto la pioggia, in riva all'oceano. Davanti ad una chiesa persino. Ma non sarebbe onesto darti parole ottuse d’infinito.
Io t’amo con la finitezza dischiusa d’una vita dispersa.
T’amo, con lo sguardo confinato in un uovo. 






M.Davis e J.Coltrane- All Blues


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L' AMORE AI TEMPI DELLA CIRROSI
post pubblicato in amore ed eros, il 3 dicembre 2009
 





-
Usciamo stasera? C’è mio cugino che suona al Teschio.
-Non se ne parla. Stasera fanno Coma.
-Sempre appresso a quella merda.
-Episodio imperdibile, pupa. Spappolamento del fegato. Leggi. Aprì la guida tv verso di lei e scandì ad alta voce: “ Mr Gordon è affetto da cirrosi alcolica scompensata che gli procura una grave forma di epatonecrosi. Sarà sottoposto a trapianto. Ma qualcosa andrà storto. Il rigetto è in agguato.”
Sorrise come per dire succulento.
-Te lo dico sempre che è meglio farsi le canne. Comunque sei afoso.
Il piercing sulla lingua ebbe un sussulto e i denti si accanirono sulla gomma da masticare.
-E tu invece? Videoincollata cronica all’ Isola dei formosi ! Quattro froci che urlano cazzate.
-Non sono froci, sono trans!
-E qual è la differenza? Che lo fanno solo se tirano una pista ?
- Agricolo! Non mi fai ridere. Il fatto è che tu non sopporti i biadesivi, come tutti i fascisti.
-Sentila la donna emancipata! Coma è  roba scientifica, dolcezza. Niente a che fare con un vomitatoio per checche isteriche!
-Impiccati. Io vado al Teschio.
- Ohhh al Teschio! Locale impegnato per bevuti dark, come tuo cugino, che ogni sera s’aggiusta una bottiglia. Guardati la puntata, così potrai curarlo!- Rise di gusto
Lei strinse gli occhi. Sembrava furente. Ne era prova il fatto che anche il piccolo Che Guevara, tatuato sulla natica sinistra,sussultò.
Non vali nemmeno le sue unghie! -gli urlò, con buona pace del Che, che continuava a fare piccoli ma persistenti rimbalzi.
Le sue unghie? Quelle escrescenze cornee laccate, intendi, popolate di microrganismi?
-Hai visto troppe puntate di quella porcheria. Di microrganismi e di escrescenze del cazzo tu non sai un tubo.
-Io non faccio la shampista. Ho un diploma, ricordi?
-Un diploma da geometra preso al serale. Ora sì che mi fai ridere. Io faccio la parrucchiera ma almeno la musica me le filo.
- E la chiami musica quel bordello ? . Rise di più,con una mano sulla pancia e l’altra sul telecomando
-Se tua madre t’avesse schiaffato nella zucca un cervello, capiresti che sono note da sballo e testi bomba contro il sistema in cui gli stronzi come te sguazzano.
- Testi da teste fuse!. Aspetta come fa quella canzone…Fece finta di concentrarsi spostando la mano dalla pancia alla fronte .Poi si illuminò in modo plateale. ”Se l’odore che senti è acre, sbudella il primo che incontri, anche se fosse tuo padre”. Una vera libidine. Ciao cara, divertiti.
- Sei solo un segato. Crepa!
Si strinse il chiodo sul petto per non sentire le affilature del vento che ringhiava contro il vetro e gli voltò le spalle al di là dell'uscio.
Lasciò che i tacchi risuonassero ad ogni scalino, come se per ciascuno gli urlasse contro. Lo avrebbe lasciato-pensò- quando ormai era già immersa nei vapori di benzene, giù in strada.
Per alcuni amori ci vuole  fegato.

 


 


Marilyn Manson- Coma white



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CONCERTI DENTRO UN DEDALO
post pubblicato in amore ed eros, il 15 luglio 2009

 


 

Acefalo astruso ambivalente

bizzarro beffardo brancolante

capriccioso corrosivo complesso

dedalico discontinuo difettoso

elicoidale eccentrico evaporabile

fumoso faticoso friabile

garrulo gremito grondante

…………………………..

inaffidabile  illusivo  intermittente

labirintico lunatico lisergico

mimetico miope metamorfico

nodoso negletto nebuloso

ostico ossidabile ombratile

plumbeo pavido perdente

quiescente quadriplegico questionabile

rancoroso ripido rimbombante

sinuoso sotterraneo solforoso

tormentato tacito transitivo

ubiquo urticante umorale

volubile volatile vorticoso

zeppo zitto zigzagante


L'unica cosa piana dell'amore è l'accento.


Enrico Rava e Stefano Bollani- Certi angoli segreti





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TUTTO, DI NUOVO. NULLA DI NUOVO.
post pubblicato in amore ed eros, il 21 giugno 2009



Delia ha un negozio di ceramiche. Una piccola bottega, perduta nel giallo ocra delle pareti, che al tramonto si fa verde muschio. Un gioco di luci ed ombre, intrappolato tra le mattine e le sere. Un’incantagione . Come un amore che non sa morire e non sa vivere.
Tutto ciò che Delia fa, lo espone, prima o poi, su solide mensole di legno di castagno, lasciato al naturale. Dall’apparenza robusta. Da lì sembra impossibile che possa udirsi un fragore di frangibilità.
Eppure è accaduto. Un bel giorno è andato tutto in mille pezzi.
Ma le mani sapienti di Delia hanno rimediato, con nuovo lavoro, paziente e tenace.
Cose già viste. Cose amate. Vasi, barattoli, piatti, acquasantiere, bugie.
Tutto, di nuovo. Nulla di nuovo. Tutto rifatto da capo e da capo su una mensola, ad inorgoglirsi di sè.
Chi passa guarda. E a volte lo fa con le mani.
Un oggetto finito sembra privo di misteri. Il bianco del fondo appare una necessità a cui nessuno ha dato anima . Il decoro un percorso obbligato, la traccia d’un canone affondato nei secoli d’una tradizione. Una replica devota.
Ma se ti fermi a guardare i gesti di Delia e il suo sguardo, durante il lavoro, al bancone giù in fondo, dove la bottega s’allarga e si smussa in due alcove, lo sai che non è così.
Ti accorgi che tutto è voluto, cercato. Con attenzione. Quella foglia e non un’altra. Il fondo opaco piuttosto che brillante. Un manico intrecciato invece che liscio.
Quando tiene in mano il pennello, il suo petto appare senza respiri.
Nessun segno di vibrazione. Nessuna increspatura. Solo quando lo posa e guarda , il cuore sembra riprendere ritmo.
Allora anche gli occhi , che stavano ad aspettarne il battito ammirati, s’allargano di sguardi nuovi, si permettono un battito a loro volta. Durante, no. Sono in apnea. Come il respiro di Delia. Una sospensione in cui persino il tempo disimpara la scansione di sé e resta a guardare.
Ed anche io sto a guadare, sospesa. Trattenendo il fiato. E quando lei posa il pennello penso: ecco, questa è la certezza dell’amore. Essere scelti.

 




Gentle Giant- A reunion





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L'AMORE IN MENO DI UNDICI PUNTI
post pubblicato in amore ed eros, il 19 giugno 2009


 

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Alcune spirali puo' scriverle solo il vento.

Patrizia Laquidara e Mario Venuti- Per causa d'amore




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LOVE IS A LOSING GAME
post pubblicato in amore ed eros, il 23 maggio 2009




A volte scrivo, scrivo, scrivo...
Se solo mi ricordassi più spesso che per fare la spesa non occorre l'abito da sera.



Amy Winehouse-Love is a losing game





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ABRACADABRA
post pubblicato in amore ed eros, il 29 aprile 2009

 


 

Astrattamente

Ipotizzando

Anzi di certo

 

 




Tenendo conto che

Senza pensare

 

 



Nell’alba d’un tramonto

Scendendo sempre su

In fondo agli occhi

da cui sorridi tu









Gentle Giant- Black cat




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I SUOI PENSIERI COME DONNE CHINE
post pubblicato in amore ed eros, il 3 aprile 2009

Quanto sia vero un sogno, chi può dirlo?
Voglio pensare, ma giusto per stare in ascolto d’idee daltoniche, che sia della stessa natura d’uno sguardo sul vetro. Umile d’attimi e orgoglioso d’eternità.





Che si possa toccare per immersione di mani. Come un impasto della domenica che attende il forno. Che si possa intuire. Come un preludio d’aroma sparso per il corridoio e travasato dentro stanze semiaperte al bagliore della luce, dove nessuno s’affretta





Che guardi il mondo da pavimenti di soffitto, a gambe all’aria.
Voglio pensare che sia, punto(scritto per esteso, perché non sempre la punteggiatura punteggia)
Ecco: che sia punteggiatura che parli. Linguaggi come intervalli, senza sconquassi di parole.




Che sia slargo dentro sere educate dal languore, quando l’incavo d’una clavicola conta più di Wall Street.






Che abbia tempo solo per il gocciolare d’una grondaia.





Che non abbia paura di finire, concentrato com’è a leggere i suoi pensieri.
Pensieri attenti,come donne chine .




C.Baker - Almost blue




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BOCCA DI FRAGOLA INFINITAMENTE
post pubblicato in amore ed eros, il 16 marzo 2009



Fuori, una sera imbevuta di nebbia.
Dentro, una folla d’idee moleste che gli bussavano al cuore, balzando dal bicchiere.
Se avesse avuto carta e penna avrebbe fatto scorrere un sangue nero d’inchiostro. Per inchiodarne alcune. Vanno trattate male le idee vischiose. E vanno smesse. Su fogli senza religione.
A passi svelti inghiottì la notte, verso il richiamo di quel fiume. E vide lei, miraggio fra i vapori. Gonna di seta morbida, su fianchi che sapevano cantare, bocca di fragola
carnosa.



-Buona sera- se lo dissero forse, o forse lei prestò la voce a una domanda.
-Da qui per viale Chenonso?-
-No, da lì..se vuole l’accompagno-
Fu facile indietreggiare il tempo, scorrere a ritroso passi in avanti. Dirsi le cose che si spremono in mente. Darsi, con occhi di parole.
- Amo la nebbia , è un nulla che ripara.
-Davvero? Piace anche a me-
Ridevano , contenti dell’uguale. E dentro saliva, di crescita impaziente, la sete della differenza.



La bramosia asfaltò le asperità di strada e corsero, sotto un cielo invisibile, per trattenere il buio, sigillando in un –tu- una ragione nuova.
Finché il collo del cappotto alzato , dalle mani di lei bianche di vento, scompose i suoi pensieri all’improvviso. Quale cosa induce più a levare, del mettere?
Lo prese, sì, lo prese, allora, la voglia di sentirla solo per sé, contro il suo petto,senza filtri di tempo e di ragione.
Averla, come una luce che inonda e avvolge e accende e spande e lacrima energia.
E in quei pensieri carichi di densità crescente, la fragola, dischiusa in un sorriso, bastò per non bastare.
Scivolarono in un angolo di nero fitto, lontano dai lampioni e lui la strinse a sé senza parole, sentendola scemare nel diniego. Slacciò i bottoni ad uno ad uno, andando sempre a segno.
Sotto, il turgore diafano del seno, quasi tutto visibile oltre lo scollo del vestito rosso, stretto attorno alla vita ed ampio nella gonna.
Se ne riempì le mani avidamente, cercando di vedere con il tatto ciò che nel buio era negato agli occhi.



Lei lo sfiniva d’un miele di doppiezza, alternando morbidi nodi sciolti a falsi indugi.
Poi ,trattenuta tra le costole , si ritrasse come a voler fuggire, dissimulando il desiderio opposto. Ardeva per restare e farsi varco.
Lui, percepito il gioco, sentì urgente nel ventre l’impeto del violare.
Cercò la gonna e poi le calze, veloci sotto le dita. E la sbucciò, fino all’essenza.
La intuì, d’una bellezza fresca sulla pelle, calda nell’abbandono. Altro non poteva, lontano dal chiarore.
Le apparve come un lago d’insidia languida e trasparente. E vi si immerse.
Tornò a riva più volte e a ognuna riparò col suo contrario.
L’aria si fece tana e a quel riparo complice  le voci persero pudore.
Quella di lei lo avvolse, dentro sospiri e suoni. E lui in ascolto,con la carne divisa.
Indeciso se arrendersi e assecondarne la voglia pronunciata da parole, o attendere, per farla attendere e risentirne ancora la preghiera, sfumata nel delirio.
Indugiò fino a sospendere, senza misura di tempo e di intenzione . E bevve il rosso dalle labbra, sfidando l’implorare, con guizzi perversi dentro gli occhi.
Bocca di fragola infinitamente. Un preludio d’assalto.
Poi, nella dismisura del piacere spense la mente. E cercò solo di morire un poco. Ribattezzando il mondo.





Vanno trattate male le idee vischiose e vanno smesse su fogli senza religione.
E giunto a casa e salite le scale e aperta la porta e seduto al tavolo di sempre, le inchiodò tutte quante. Prima,che la memoria disperdesse in rivoli il sogno di quel fiume, figlio d’un rosso generoso;e affabulante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rachmaninoff-Concerto N.3(da Shine)





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P E R F I D A
post pubblicato in amore ed eros, il 14 febbraio 2009

 

Da quando mi conosci hai smesso di mangiare
e cerchi di non dormire per potermi pensare
L'amore è scemo


Nonostante la pioggia stai sotto al mio balcone
e quando si fa sera mi canti una canzone
L'amore è scemo

Ogni cosa che dico ti sembra intelligente
pure quando  sto zitta  e non dico niente
L' amore è scemo

Oggi m'ami di meno di quanto farai domani 
anche se avrò l'alzheimer ed il tremor di mani

L'amore è scemo


Trovi la mia cucina creativa e stuzzicante
persino la scatoletta che s'apre in un istante
L'amore è scemo

Dici che sono bella anche se mi imbacucco
se sono spettinata, pallida e senza trucco
L'amore è scemo

Consideri irresistibili persino i miei difetti
e pure i miei capricci ti sembrano perfetti
L'amore è scemo

Così 201 rose  hai preso  per questa festa
 una collana d'oro, un mobile a quattro ante,
 2000 cioccolatini disposti in una cesta,
una borsa di cuoio,un libro ed un brillante.
L'amore è scemo


Li ho presi di buon grado e senza titubare
ma dopo aver detto "grazie" ho spento il cellulare
Per l'Australia e dintorni ho comprato un biglietto
e partirò domani anche se non  l'ho detto
L'amore scema



 

 
Coralie Clement-A l'occasion tu souris

 


                            

 


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O N I R I C O
post pubblicato in amore ed eros, il 30 gennaio 2009

 

E poi accade, di notte accade, che mi confonda. Che sovrapponga  a prudenti propositi  incaute intenzioni.
Accade che ragioni irragionevoli rubino il passo alla memoria del buonsenso.
Accade che nessuna paura sia più potente del vento, più maestosa d’un albero.
Che nessuna strada sembri più lunga dell’attimo che occorre per pronunciare un nome.
La densità del buio allora ha la luce di pensieri affidati alle mani
E succede, di notte succede, che io ti scriva.
Avendo nulla da dirti. Pertanto mi basta un’inezia per dirti tutto.
Così posso parlarti dello strano movimento che fa la tenda se la spingo col piede o del cielo mio.
Del cielo mio d'inverno che in un punto che non imparo si unisce al tuo.
O d’una musica che altera la forma della stanza e il colore della disciplina.
O d’un cane di strada e dei suoi latrati
E dell’ espressione dei tuoi occhi quando non leggeranno quello che non ti invierò.
Perché accade, alla notte accade, di finire nell’algida gola di un' alba nuova.

Patrizia Laquidara-Noite E' Luar

 




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INVISIBLE POST FOR YOU (Leggi lentamente,please,sorseggiando un rosso)
post pubblicato in amore ed eros, il 25 novembre 2008




M.Davis-E.Fitzgerald-Preludeto a kiss
 






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