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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
COLOR DI NUOVO
post pubblicato in colori, il 9 luglio 2017


23 aprile 2015. Scrivere dopo due anni. Scrivere per fine incompiuta. Come se le parole fossero bollicine di champagne e questa pagina un calice da alzare.
Sei ancora vivo, Biblioceca, di parole e d'altro. 
Sei vivo di me/voi
E per quanto non é cosa che mi occupa il cuore.
Non oggi.




                                                                 Dedicato a te, anche se non dovessi leggere.
                                                                                                      Esperia :)









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VOLO LIEVE
post pubblicato in colori, il 22 marzo 2015



















Tavolo della tinta, tondo come quello del ciclo bretone, ma non non così austero.
Lei, la signora alla mia destra, concorda il colore. Lo vuole rosso, ma non ramato, ma non sparato, ma non chiuso. Un rosso, rosso. 
Tu, la parrucchiera, l'ascolti senza soprassalti, con sguardo allineato sulla complessità che ha un sogno quando diventa nuance. E dici la tua, sorretta da calma sapiente che persuade. E intanto, l'altra, la signora a sinistra, sotto un intruglio biondo-cenere, credo, mostra la foto del suo fagottino. Sará  nonna, penso. Nonna da poco. E lo é. D'un cane. Del cucciolo della figlia. E sorride. E racconta. E sorride. 
Di fronte,la terza, disserta con la quarta che le sta accanto, sulla crema antirughe, con occhi rapiti dalla meraviglia che il collagene ha sortito, specie sulla parte inferiore del suo viso, dando all'interlocutrice appena il tempo di inframezzare qualche ah. 
Sono ah volatili, che ricamano l'aria, come una conta infantile, come l'aura d'una bacchetta fatata.
Penso che la felicità sia questo scorrere d'anima, sulla trasparenza d'un tavolo circolare, sulla trasparenza d'un nuovo che circola e permea, mentre i colori fermentano sopra i pensieri e i pensieri quasi si fermano.
Abbiamo lottato per dimostrare d'essere portatrici di testicoli non avendoli, ci siamo ripudiate nella leggerezza del pensiero che riposa.
E invece è questa la nostra risorsa speciale. 
Il volo lieve di quando il pensiero depone le armi e tinge il mondo d'un rosso non ramato, non sparato, non chiuso.
Un rosso, rosso.












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BLACK VELVET
post pubblicato in colori, il 31 ottobre 2013





E in fondo non m’importa se ci sia stata o meno una forzatura.
Nella segretezza siamo immersi e ne ho abbastanza.
E’ segreto il vero destino delle risorse, l’autentica ragione delle manovre. Sono segreti i fili a cui siamo appesi ; è segreta la nostra destinazione finale.
Più muovo gli occhi attorno, più vedo le tracce inconfondibili dei loro disegni. Occulte trame d’una casta mediocre dalla malvagità ordinaria e felpata sotto i cui velluti lentamente si soffoca. Trame segrete, naturalmente. I neri che scolpiscono le nostre vite. Una tavolozza, da pittori sepolcrali, monotona e inquietante. Nessun rosso al di là degli sguardi di brace di chi riesce ancora ad indignarsi. Tutti gli altri traguardano questa miseria con un nero d’occhi. Trasformati essi stessi in un crepuscolo.
La frammentazione dei garantismi di questi giorni, le atomizzazioni attorno alle questioni di squisita natura protocollare sono un finto esercizio di democrazia. Dov’è sono demos e kratos, se non sotto le suole, scure anch’esse, dei nostri burattinai?
Nascosti da un manto cupo, i colpi di coda di coccodrilli famelici dalle lacrime opportuniste.
Non m’importa della natura giuridica delle cose. Non spiegatemela se è sganciata da quella etica.
Data la condanna, voglio la resa dei conti. Punto. Ed è un punto chiaro. Almeno questo. Un punto bianco in fronte al fosco.
E voglio che ciò avvenga col metodo più limpido e trasparente. Per guardare in faccia ad uno ad uno quelli che voteranno. Per sapere inequivocabilmente da che parte stanno.
Per decidere inequivocabilmente da che parte stare, quando potrò dire la mia, per quel che serve.
Ai giochetti vellutati s’addice il buio. Un voto di coscienza non ha paura d’esser palese.







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FELICIDAD HUMANA DEL AMOR
post pubblicato in colori, il 14 marzo 2013



Le modalità d’elezione d’un pontefice erano troppo simili a quelle della politica per pensare che quell’uomo fosse davvero il rappresentate di Dio sulla Terra. E poi che bisogno aveva Dio d’essere rappresentato?
Dunque, no, propendeva per il no. Quello non era il successore di Cristo. Anche se spesso si ritrovava a fare i conti con quell'idea e a ricusarla come un assurdo invasivo della sua mente. C’erano in lei due occhi invisibili e ostinati, nascosti chissà dove, che non seguivano le logiche degli altri due, posti ai lati del naso. Uno squarcio impazzito sulle cose del mondo, e non solo, che la costringeva a continue e dispendiose messe a fuoco, come se guardare fosse distruggere e rianimare  all’infinito alcune immagini ricorrenti.
Ma comunque fosse andata quella volta in conclave, e tutte le altre, restava il fatto che quell' uomo, venuto quasi dalla fine del mondo, fosse uno dei più potenti e che il suo sguardo le piacesse come quando le piacevano le cose importanti.
E poi c’era quel nome, Francesco. Un primo che non poteva non lasciare traccia di sé, se davvero avesse sprigionato la forza spirituale della decrescita che da secoli vi si annidava.
Troppi, da pulpiti differenti ed uguali, lanciavano sfide del mettere, arroventando bugie indegne sulla graticola della vergogna.
Vi daremo. Vi daremo. Vi daremo. E lo proclamavano con parole sciatte e modi indecorosi.
Nessun gigante. Tutti pigmei del fare e del dire. E alcuni indecentemente sfrontati nella cattiva fede. Come quei tali, sovvenuti alla mente ora che le bande intonavano note per il neoeletto, che  dentro un palazzo di giustizia avevano infangato l’inno italiano e chi lo compose (poeta e patriota martire a soli 22 anni), per affermare la disuguaglianza degli uomini di fronte alla legge.
Nessun gigante. Solo nani trasformisti, maestri del simulare. 
Per questo le erano parsi belli i suoi occhi che sembravano togliere, denudare l’aria con una promessa che attingeva da lontano e guardava oltre, a decifrare la radice del bisogno del popolo d’ogni dio: la Carità.
Di rado, in quel tempo, i potenti andavano così, dritti alla fonte.
Eppure nessuna strada era più sensata.
Josè Mujica la stava percorrendo. Ma era un piccolo potente d’un piccolo stato. 
Anche quello quasi alla fine del mondo.
E fu allora che le sembrò di sentire uno scricchiolìo. Doveva trattarsi del muro della vecchia arroganza europea.










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LEZIONI DI TANGO
post pubblicato in colori, il 2 febbraio 2013





-Andare a lezione di tango non ha senso. E’ come essere costretti a conoscere la botanica d’una rosa per metterla in un vaso.
Scomporre gesti , calcolare altezze, impostare posture , misurare  passi… E’ aritmetica.

-Aritmetica, certo. Qualunque tecnica lo è.

-Ah la tecnica! Non aggiungere altro. Inchini, riverenze e genuflessioni non bastano per esprimere tutta la nostra riconoscenza alla tecnica. Che saremmo senza? Poveri sacchi vuoti. Anime senza scopo.
E’ la tecnica il nostro soffio vitale. Uno due, uno due, uno due.

-Ed io, genuflettendomi al tuo sarcasmo e alla sua sacralità, ti domando:
Come si fa ad imparare il tango, senza impararlo?

-E chi ti ha detto che io voglia impararlo?

-Ah no? E che vuoi fare allora?

-Semplice: voglio ballarlo. Come una tanghera di strada. Stupita, profana, digiuna, assetata, imbecille, curiosa, ardita, incosciente, innocente, narcisa, insolente, dimentica, arresa, perduta.
 Ispirata.
Vedi che già sto danzando? 














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APRI’ LA PORTA
post pubblicato in colori, il 8 novembre 2012







Aprì la porta e guardò la stanza in tondo, come fosse una sfera.
Le tende erano in lino grezzo e dalla trama larga filtrava un sole indeciso. S’accendeva all’improvviso per attenuarsi fino al grigio; ma a volte restava sui toni d’un beige rosato per un arco di tempo che consentiva ai pensieri di distendersi.
E in quel caso una calma irreale annegava l’aria, rendendola tremula fino al successivo bagliore.
Il letto era a destra, un po’ distante da chi ,appena entrato, lo cercasse. Un’isola ospitale e vagamente irraggiungibile, coperta da una sofficità tra il rosa e il fango. 
Il cuore le pompò più sangue al pensiero della gamma di sfumature che si potevano immaginare dentro quei due confini.
C’erano cose sfiorate. Impercettibilità pastello. Respiri trattenuti. E gli amaranti chiusi di labbra impercettibili. E il rosso incrinante d’una voce. E un’avvolgenza glacè priva di suoni .
E il grigio perla del tempo che chiedeva tempo.
Mancavano due ore. Le sarebbero sembrate due anni o un nulla. Dilatare e comprimere erano verbi intrecciati a danzare. Una quadriglia del cuore.
Si sedette sulla sedia del piccolo scrittoio, a fianco della porta finestra, per un tempo asimmetrico. E’ sempre dispari il tempo quando gioca con l’infinito. Un due ricomposto in armonia e una dissonanza allungata che cerca altrove . Un duetto e una fuga.
Un magnificat, invece, le balzò in mente. Che idea. In forma orchestrata, lì da seduta. E poi in piedi, a piedi nudi.
Perché si alzò e si levò le scarpe a un certo punto. Ma a quale esattamente non era in grado di stabilire. Ci sono punti che non vogliono essere imbrigliati.
Percorse a passi lenti il tappeto che portava al letto. Una stuoia rustica con disegni geometrici ad ago. Antico di certo. Caucasico forse.
Poi si distese, composta. E fece della stanza un fiore reciso. La tolse da tutto il resto e la immerse nei suoi occhi chiusi.


                                                                       ***
                                                                                          

Quanto rimase immersa dentro il vaso d’occhi, la stanza, non era domanda da farsi e nessuno la fece.
Alcuni erano propensi a ritenere che dopo due ore avesse ripreso la sua corolla di cemento armato e che tutto fosse andato come doveva andare.
Molti non immaginarono un bel niente, anche perché quando è bello il niente ha un fascino ineguagliabile.
Altri, infine, preferirono pensare che stesse ancora lì, rosa smemorata.
Il Tempo è un pipistrello. A tracce sghembe affida voli ciechi. Sbattono, tornano, ricominciano. Traiettorie di ciclica scelleratezza.
E ciò che non muore, su letti di fragile sonno, nelle notti che fotocopiano i giorni, ricade; e riaccade, talvolta.
Talaltra, segue sogni sospesi di spietatezza inarrivabile.



















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DECIMO MESE INOLTRATO
post pubblicato in colori, il 12 ottobre 2012





L’autunno di città mi parla da un vetro. In estate i clacson sarebbero stati più vivi. Ed il vociare giù in strada avrebbe inondato il divano.
Per il resto fa caldo e nessuna foglia è ancora caduta.
Qui al sud le stagioni sono democratiche. Hanno tutte un cuore incline alla condivisione. Così agosto sfocia dolcemente in settembre e settembre regala lembi di sole forte al decimo mese inoltrato.
E’ un’armonia assurda e forse un po’ noiosa.
Anche la tua stanza lo pensa, credo. Tace e suda, come una creatura.
Da quando vivi altrove è ordinata e respira. E parla. A me almeno. Ma non sempre l’ascolto.
Non questa sera.
Ho viziato le orecchie con un blues leggero. Sembra uno spumante secco.
E mentre la casa vuota dialoga con le ombre, io mi fingo un rosso, di quelli ben miscelati e già pronti ad accogliere il pennello. Una tinta ad olio pastosa. 
Da spalmare sul cuore.













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AL CONFINE DI TE
post pubblicato in colori, il 8 febbraio 2012








E non è per il verde oro dei tuoi occhi, chè non ho mai dato importanza a quello, ma per la mobilità con cui intrappolano colore dentro di sé. Ho sempre pensato che lo sgusciare dello sguardo ad ogni angolo di pensiero fosse segno d' intelligenza. Lo so, è infondato, ma ho viziato il mio, tu mi conosci, con singolari pregiudizi . E non riesco a pentirmene. 
Cosicchè, quando lo fai, cerco di catturare quel che mi sfugge delle parole dette fra noi, negli angoli estremi del tuo andirivieni, al confine tra vista e mondo.
Come dire al confine di te.
Ecco, è sul tuo confine che m’affaccio ogni mattina. E non c’è verde che m’ abbia parlato di più.Tanto che, a volte, mi sembra d’essere ingiusta con la primavera.
E allora penso a quando eravamo una cosa sola, io e te. A quella primavera dell’inizio. Ai giorni in cui segretamente m’inondavi di vita.
E credimi, non c’è mai, nemmeno un istante, in cui tutto questo non mi sembri un privilegio raro.



















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BLU
post pubblicato in colori, il 4 febbraio 2012







L'insonnia è mestiere da artigiani. 
Rifiniture sartoriali d'abiti d'ombra 
Creta sinuosa in angoli senza suono 
Vetro soffiato frangibilissimo.














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ARCADIA 2011
post pubblicato in colori, il 12 dicembre 2011



 



Forse era una sala da the, forse un viale. Sono misteriosi i luoghi della felicità.
Di sicuro c’era una volta d’azzurro compatto, tempestata da led stellari, sfilacciata sotto i passi, come se terra e cielo si fossero scambiati le inclinazioni E tutt’intorno un color suono disteso; un tappeto, volante a tal punto da star fermo.
Le pari opportunità suonavano il flauto e andavano per campi
La semplificazione era uno sguardo su ruscelli in corsa.
Nessuna bocca era acconcia a dire spread. Troppe consonanti. Rutilavano  vocali invece.                

                                                                                      OO

ooo E

                                        I iiii E
Aaaaaaaaaaaaaaa 

                                           oooooo                   u ooo     ooooo     oooooooooo                                                oooooo
                                                                                      ooooooo
   AAAAAAAAA    uuuuuuuuuuuuuuu                       

                                                                                                     AAAAAAA


iiiiiiiiiiiiiiiin cu ranti                   dip a r o l eee    ee  eeee     ee.


Ma non seppe mai se ciò ch’era accaduto, era accaduto davvero.
Fanno sempre così i sogni. S’incarnano nel vento.


















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E SOPRA LA GONNA NIENTE
post pubblicato in colori, il 16 ottobre 2011

 

 






 




 

 
 
 
 
 
 

Baby,
ricordi il futuro?
Bussava forte e tu cantasti di più.
Non era musica degli anni 80.
Ed io?
Distendevo le montagne
con una Malboro verde al mentolo
Ohhh fecero le tue labbra
soffiando fumo sul fumo
E poi tuffasti gli occhi dentro i fiori.
Della mia gonna.
C’erano tanti fiori nella mia gonna
Lo dicevi anche tu.
Per questo suonavi la chitarra, credo.
Ogni primavera ha i suoi fiori recisi.
 
                                                                                  
 
                                                                                                  ( Dedicato)
 
 












 









 


 


 

 

 






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LOVE'S COLOURS
post pubblicato in colori, il 1 ottobre 2011








Per un grande amore ci vuole un amore grande.







 

 




 




 




 











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LUCE D'ETERE
post pubblicato in colori, il 19 luglio 2011







-Mattino
-Seta
-Tazza
-Latte
-Drin

Sfolgora il bianco.




 




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METONIMIA
post pubblicato in colori, il 13 luglio 2011


 



Segni particolari:
attendere la notte

                                                                        
 


 





 




 



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INDACO INTENSO
post pubblicato in colori, il 6 luglio 2011





Ogni parola esclude
l’apparenza ch’io sono
inafferrabile sostanza vaga
d’ un navigar terrestre.
Eppure mille parole vorrei dirti di me
ed essere squarciata dalle tue.
Così, l’ordine, il grado,
il canone, la misura,
l’altezza, il calibro,
la disciplina,il metro,
coltivo nella notte.
Color indaco intenso 
unica traccia














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ALICE NEL PAESE DELLE STOVIGLIE
post pubblicato in colori, il 29 maggio 2011


 







 



Quando chiudo gli occhi per vedere bagliori di stelle (psichedeliche se premo con le dita).
Quando perdo i contatti col mio carrello perché la signora alla cassa ha mani farfalle e il suo strofinaccio sembra una dalia ingrigita.
Quando supero chi mi ha sorpassato perché la scia intravista somiglia a qualcosa da sapere.
Quando cerco uno spazzolino strano  (dalla forma sobria e senza colori sgargianti) per arredare il bagno.
Quando mi sembra d’evidenza scientifica che la faccia della Luna somigli a certi angioletti lignei della Val Gardena (quelli coristi per la precisione).
Quando mi sento osservata da una presenza misteriosa se la finestra non cigola più.
Quando indugio su tinte melange coi daltonici dell’ascolto.
Quando stoppo venti volte l’immagine d’un film per snidare l’intenzione del regista.
Quando il cappuccino si fredda perché la schiuma assomiglia all’Italia ma non c’è la Sicilia.
Quando spengo l’abat- jour e lo dico in francese per cominciare a sognare.
Quando salpo su linee sferiche di pensiero e mi dimostro la rotondità della Terra
Quando ciò che scrivo mi sembra talmente ragionevole da non aver giudizio e così necessario da essere inutile…
…allora un reflusso di noia mi rende indigeribile me stessa nel mondo







 



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ET VOILA' !
post pubblicato in colori, il 13 maggio 2011



 



Ingredienti:

Idea pallida 
Rosso-screziato 
Sguardo di schiena 
Sottintendendo e altri gerundi
Affaticate ragioni 
Tacchi considerevol-tortora
Calze nudo-impalpabile 

Prendete delle affaticate ragioni, fatele macerare una notte intera e disponetele delicatamente, badando a non scomporle, in una pirofila dalla forma cilindrica.
Quindi, su un tagliere, affettate a julienne un buon numero di sottintendendo e altri gerundi, badando che siano saporiti e carnosi.
Nel frattempo fate sciogliere a fuoco lentissimo l’idea pallida e appena sarà fusa aggiungete il rosso screziato, montato a neve, e mescolate il tutto sapientemente, in senso antiorario e con gesti decisi.
Unite il composto così ottenuto ai gerundi e versate il tutto nella pirofila, sullo strato di ragioni precedentemente disposto.
A questo punto spezzettate lo sguardo di schiena a dadini e distribuitelo uniformemente su tutto,
alternandolo ai tacchi considerevol-tortora.
Infine aggiungete una spolverata, q.b, di calze nudo-impalpabile (meglio se della marca Nuova Frontiera) e infornate.
Quando la sommità della preparazione apparirà dorata, spegnete e disponete su un ripiano a raffreddare

La vostra ciambella senza buco è pronta.

                                                                                                    

 

                                                                                          Bon appètit








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AZZURRO NOTTE
post pubblicato in colori, il 9 dicembre 2010

Vorrei che tu ci pensassi.
Allora indosso una giacca leggera ed esco. Per camminare sui miei pensieri in disordine.
Non abbiamo nulla di più limpido delle intuizioni.
Già. Vorrà pur dire qualcosa questa primavera finta, con cui l’autunno apparecchia l’inverno












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ROSA E NERO
post pubblicato in colori, il 12 maggio 2010





Da lontano mi sembravi un pallone gigante e invece eri un planisfero. Un’immensa sfera da football distesa sul piano d’un enorme lenzuolo di plastica, consegnato al vento dal prospetto d’un palazzina antica di stile orientale.
Del resto questa terra è in sintonia con  l’oriente, avendo trasformato, da tempo immemorabile, la rabbia antica in rassegnata accettazione
Sangue e filosofia.
“Dumani pensa Dio”. Ma Dio non sempre ci pensa. A volte è distratto.
Ciononostante lo s’invoca, con la speranza monca d’un ineludibile destino da ostrica di scoglio. Pochi movimenti e tutti d’insormontabile difficoltà.
E non solo gli scogli sbattono in faccia il fato avverso. Anche le pietre, il cielo, le strade.
Ed anche i palloni da football.
Un’arena muta e dissolta lascia tracce di reliquie da vincitori su facciate di palazzi, mentre l’aria sussurra : “ U calcio è accussì”- proiettando già l’ombra d’una spugna gettata.
“C’avemu a fari oramai?”- mi dice il garagista, devoto al calcio più di un alcolista al vino.
“Non tutto è perduto”-provo a ribattere con poca convinzione, cercando da qualche parte del suo ghigno amaro residui della grinta pre-partita, quando, manovrando attorno al volante d’una Smart , mi disse:
“A Samp na manciamo”.
Cerco ma non trovo nulla , se non, più in basso, una mano che oscilla in un gesto di sfiducia.
Sono i secoli, le abitudini, la sonnolenza di sieste troppo lunghe, la sceneggiatura del destino scritta da troppe mani, la storia troppo violenta ,la geografia troppo abbagliante, che hanno scolpito occhi fieri e pensieri a capo chino.
Forse è un profumo, più che un modo d’essere. Un odore di salsa al pomodoro, salubre mediterraneità, intrecciata al sacrilegio di fritti smodati, trasudanti olio d’alberi secolari.
Vita e morte d’un popolo senza riscatto.
Ci vuole almeno una stilla di sangue palermitano per sapere tutto il nero che ci sta in un rosa.







Rosa Balistreri-Rosa canta e cunta





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PRIMA CHE SIA PRIMAVERA
post pubblicato in colori, il 19 marzo 2010






Gli alberi indossano già il verde tenue e sfumato che prelude al conclamarsi del colore.
E’ una dichiarazione sommessa di vaghi propositi. Perché le gemme non sanno. Hanno solo un fievole palpito dentro di sé.
Si lasciano intuire, nel gemito fuxia d’un ramo ancora muto.
Si offrono con timido ardore, col senso smarrito di stagioni ineludibili; senza nascondersi nell’atto di chiedere al cielo mete e confini. Come una preghiera rassegnata di felicità.
E’ un viale d’inesplosa bellezza sulla voragine dello sguardo.
Stati fugaci corteggiano il passo, nella transitorietà di fine inverno.
La primavera viene sempre di notte.

Hendel-Musica sull'acqua-Suite(1)




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RUTILANTE E CASTO.
post pubblicato in colori, il 21 febbraio 2010







Scivolare. Dal vedere alla visione delle cose. Lo stava facendo anche lei, mettendo una gamba davanti all’altra lungo la lucentezza d’acqua della strada. Sparita ogni traccia oggettiva della sua percezione sensoriale, l’azzurro che vedeva stava nascosto in una zona degli occhi senza che sapesse da quale prospettiva vi fosse rimbalzato. Una cosa però era certa: non poteva esistere al di là del suo sguardo, dentro una logica di cattura visiva, una sfumatura così languidamente travolgente. Era piuttosto la dimensione onirica d’uno smarrimento cromatico, una vertigine. Un fragore di cascata in anfratti d’anima.
Per questo usare gli occhi, in quel caso, corrispondeva ad un ascolto. Un ripasso di passi, come una melodia.
Un sussurro cantato del suo cuore che da qualche parte spendeva la magia d’un tempo fluido, color del cielo. Un azzurro intravisto. Alla maniera di Monet. Con tremule intromissioni d’un sole rutilante e casto. Uno scintillio nella dicontinuità del tratto, per squarciare di luce, decomposta e filtrata, la stagione rifranta d’un viale. Strappando alla memoria tutto il futuro che vi stava nascosto.
Dentro le scarpe,intanto, i piedi mormoravano un tepore accogliente.
Forse sapevano di quel tocchettare d’olio su tela che affabulava la sua sera.









Messiaen- Le merle noir




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ROSSO AVULSO
post pubblicato in colori, il 13 febbraio 2010

 






 PARLO FRA ME E ME E STANCO
LA NOTTE








Amalia Gre- Io cammino di notte da sola



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IL COLORE VIOLA
post pubblicato in colori, il 6 dicembre 2009

 

Diffido del viola perché è un colore che non si concede mai del tutto. Se fosse una persona sarebbe introversa, suscettibile, discontinua.
Non c’è dubbio però che sia stato scelto bene. Non avendo precedenti illustri, è portatore d’una verginità adatta a rappresentare il nuovo.
E che il popolo del No Berlusconi Day rappresenti il nuovo non mi pare ci siano dubbi, per varie ragioni che attengono alle ragioni; ed anche alle modalità. Anzi soprattutto.
Quando si dice nuovo non si dice necessariamente giusto e condivisibile. Si può essere concordi( al pari di chi scrive) o si può biasimare, si può partecipare o restare a casa. Vivaiddio ancora possiamo scegliere, almeno questo.
Dire nuovo vuol dire registrare una svolta. E ciò, a meno che non si sia deficitari di parecchie diottrie, è d’una evidenza che sfiora l’assioma.
Da oggi soffia un vento viola, tanto livido quanto determinato. Il vento degli esasperati, dei delusi, degli indignati ; il vento di coloro che non si sentono più rappresentati degnamente da nessuna forza preposta a farlo. Di coloro i quali, ritenendosi “costretti” a parlare in assenza di tramiti, scelgono la piazza(dopo essersi già riuniti in una virtuale) come luogo di rappresentabilità. Ed in effetti non ne viene in mente nessun altro, d’impatto tanto dirompente e così storicamente consueto ed idoneo a far sentire un dissenso spontaneo, allargato, condiviso.
Molti, anche fra coloro che si riconoscono nelle motivazioni dell’iniziativa internautica, ne hanno orrore o paura. Dietro alla grandi mobilitazioni spontanee di popolo,ai bagni di folla delle piazze, costoro vedono allungarsi le ombre inquietanti d’una forza becera e facinorosa e vi leggono i pericoli d'un imbarbarimento sociale e persino d'una degenerazione violenta
Certamente, può accadere. Come è già accaduto, infinite volte. Come accadrà infinite altre. La storia dell’uomo è passata sovente dalla piazza, il più delle volte in modo non affatto pacifico, come invece quella di ieri. Avere paura di questo vuol dire avere paura della storia stessa .
Alcuni parlano di strumentalizzazione occulta.
Certamente, può accadere. Come già è successo. Nessuno è esente dal pericolo d’esser uno strumento. Nessuno è al di sopra del sospetto di poter strumentalizzare per biechi fini personali.
Ma chi teme questo, teme la vita, covo d’alterne vicende di burattini e burattinai, piazza o non piazza.
Se i tempi sono maturi, non si può tenere a casa un figlio solo perché uscendo incontrerà dei pericoli o potrà egli stesso causarne.
Il popolo viola è un adolescente con la voglia di crescere, che farà riparlare di sé.
Chi dovrebbe preoccuparsi ed occuparsene, non è Berlusconi, ma la Seconda Repubblica.
E anche questa è un’evidenza assiomatica.

 





Vinicio Capossela e Paolo Rossi- Il killer buono



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COLOR DI CUORE
post pubblicato in colori, il 27 novembre 2009
 



Spingeva i passi con la fretta del sangue, sembrando non avesse gambe a sostenerle le intenzioni. Le sentiva agili ,di vento, come un soffio sul viale E ne rideva. D’una risata nascosta, sotto il rumore dei pensieri. Rideva dentro e sorrideva fuori, tra parole impronunciate, dentro plausibili ragioni. E sullo sfondo, il manto sciolto della sera, come un reticolo avvolgente, e prove d’orchestra immaginate, a dare ritmo ai passi, affinché il fiato sentisse crescere quell’ansia da debutto.
Una davanti all’altra, a misurar la strada, due scarpe d’un punto di colore mai azzardato. Color di cuore. Lucide e opache al tempo stesso. Morbido il pellame e cuciture tutte intorno senza imperfezioni. Solo accennata, una civetteria, al centro dello scollo, dove sorride il piede. Una rosa di stoffa. Un bocciolo di raso dischiuso ad un segreto.
Ci voleva uno sguardo mai scrutato per raccontare il suo, sfrontato e schivo. Ci volevano braccia senza nome per misurare un sogno.
Attraversò la strada e vide il posto, che le sembrò un teatro al primo atto. Sotto l’insegna, s’apri la tenda di velluto rosso, senza rumore.
Quando la vide, lui non parlò, nè si mosse, fatta eccezione per le labbra che pronunciarono una data. Lei allora  disse: Allora
Altro non so.










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MILLE DI MILLE
post pubblicato in colori, il 24 luglio 2009

 


 

-E di queste, ha il 39, in bianco?
-Magari sì. Ora talìo- Sorride scoprendo, nonostante l’età, una dentatura perfetta che non sembra opera del dentista. Una dentatura, direbbe mia madre, da attore americano( fra tante cose che si verticalizzano, non vuole lasciarmi neanche il conforto della trasversalità geografica d’una superba risata naturale).
Scartabella ,col fare energico di chi vuol trovare a tutti i costi, in una pila sempre più prossima all’implosione ma desistente. Nei paesi di mare, le pile di merce disparata degli empori sono castelli di sabbia indistruttibili.Veri miracoli. Immaginarsi in questo, la cui insegna, “Mille di mille”,orienta significativamente , già all’ingresso.
-Fu fortunata- mi dice alla fine, mentre l’avorio gli brilla sotto i baffi.
Provo le infradito, sentendo mugolii di disapprovazione.
-Il bianco è stupido. Taliassse che beddo stu culure- e me ne mostra un paio di un arancio esplosivo, raccontandomi di quella volta in cui…e di quell’altra che…
Ed io lo ascolto, attenta. Con una scarpa sì e una no.
-Ma il bianco è neutro, va con tutto…-Dico senza convinzione, appena il silenzio mi dà modo di risentire il soffio del ventilatore.
- Razza di scema- penso poi- va con tutto perché è stupido.
Lui mi sorride di nuovo e come se mi avesse letto nel pensiero mi porge l’altro paio.
Immergo i piedi nella fosforescenza e mi sento già più felice.
-E’ vero- gli dico, ipnotizzata dalla sua risata soddisfatta. Il bianco è stupido.
-Prendo queste e le tengo.
-A prossima simana , arriva merce nuova.
-A presto allora - e uscendo sorrido anche io, di gusto. Come quando si riceve un invito gradito.
Perché lo so che non è per vendermi qualcosa che me lo ha detto. Ma per solitudine.
Alcune solitudini amano l’arancio.





Coralie Clement- A l'occasion tu souris




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SPLASH BANG
post pubblicato in colori, il 31 marzo 2009

 Blu e fuoco

Malinconia sull'orlo del cratere









Petra Magoni e Ferruccio Spinetti-Roxanne

 




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D'ARANCIO, DELIBERATAMENTE.
post pubblicato in colori, il 30 dicembre 2008

Quintorigo- Grigio

 




Sto in ascolto d’una sensualità incolta. Apparente trascuratezza di chi vuol cambiare e non vuole.
Nulla è invisibile, se non i lampi del cielo.
Un cielo color neve che avvolge la montagna in un silenzio opalescente.
Sono le ragioni del bicolore: un bianco spento e un nero-seppia velato. Come un trionfo scialbo. Come una pellicola retro. Forse sono finita dentro un film muto e non è la natura che rallenta, ma sono i gesti miei troppo veloci.
Dosare la frequenza. Incedere assecondando. Misurare lo sguardo. Tenere al guinzaglio le parole. Assottigliare la densità. Sfoltire i perché.
Ammansire i sogni.
Quante nuances da sapere. Tutte le permeazioni in beige e l’invadenza dei grigi.
Ma sono io il mio artefice e mi plasmo, sotto questo cielo che non mi esaudisce, limando le suole in cerca d’azzurrità ipotetiche.
Per questo, sui profili d’un paesaggio senza gloria, distendo un sorriso demiurgo.
E faccio un bel pensiero in arancione.
Sto bene, grazie.




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BUIO E BIANCO
post pubblicato in colori, il 20 dicembre 2008

 
Amalia Gre- Io cammino di notte da sola


 




Di notte
Di cose
Di ombre
Di sogni
Di passi d'asfalto
D'istinto, distintamente

Di me






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QUANDO IL COLORE DELLA PELLE E' QUELLO GIUSTO
post pubblicato in colori, il 5 novembre 2008

 

 








 

Premesso: ero per Obama e sono contenta che abbia vinto.
Detto ciò ,il sospetto che il colore della pelle abbia fatto la differenza è ragionevole.
Il problema è vedere quanto. Quanta sostanza vi sia dietro quel colore.
Perché è solo stabilendo questo che sapremo se davvero siamo di fronte ad una svolta epocale o soltanto ad un bluff di proporzioni gigantesche.
La Palin riempiva con gli occhiali l’assenza di idee( fenomeno trasversalissimo a cui neanche un nostro ministro in gonnella ha saputo sottrarsi)
Speriamo che Obama non faccia lo stesso con la sua splendida epidermide color caffè.
La speranza è sempre la stessa: che le cose da dire e da fare abbiano una loro forza vera e non siano un nulla camuffato da qualcosa.
In altre parole la speranza è che una società sia talmente democratica e libera da saper rinunciare alla tentazione di sembrarlo e basta.
Incrociando le dita e augurandomi che tutto vada per il meglio,mi sovviene Michele Serra, il quale diceva un po’ di tempo fa che saremo davvero affrancati quando potremo dare del cretino ad uomo di colore e penso: Ma se Obama dovesse deluderci, saremo liberi di dargli dell’incapace, senza per questo essere tacciati di razzismo?.


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UN ROSSO DENTRO UN GIALLO
post pubblicato in colori, il 19 ottobre 2008

Immaginate un bel ragazzo con due grandi occhi neri di nome XX
Immaginate che abbia 27 anni e che venga da una terra al di là del mare.
Immaginate che sia arrivato in Italia spinto dalla necessità e che per campare lavori, fra il pomeriggio e la notte, presso un ristorante.
Immaginate che nel suo paese abbia conseguito una laurea breve in lingua e letteratura spagnola.
Immaginate che per avere un futuro migliore, di giorno frequenti la scuola pubblica italiana.
Immaginate che sia inserito in una classe di primo anno e che il suo compagno di banco si chiami YY,che abbia 14 anni e sia portatore di un handicap lieve.
Immaginate che spesso i due si aiutino reciprocamente, che YY fornisca sinonimi, sveli piccoli misteri di una lingua capricciosa e ostica come l’italiano(quelli almeno che anche lui comprende) e che XX ne stemperi i momenti di eccessiva esuberanza e che gli parla di cose di gente lontana.
Immaginate che spesso i due sorridano,complici, e che la loro insegnante d’italiano ne rimanga incantata  ma che li guardi fuggevolmente, abbassando subito lo sguardo al loro alzarlo, come si fa quando la bellezza rende pudichi.
E ora immaginate che tutto questo non sia immaginazione, che XX esista, che frequenti il primo anno di una scuola superiore palermitana e che sieda accanto a YY.
Scire est alienari. L’hanno già detto tempo fa. Conoscere è diventare altro.
Ovvero la cultura è contaminazione. Un giallo dentro un rosso.

 


Dedicato ai leghisti e a tutti coloro che credono che per cambiare il mondo occorra dividerlo per colore.

 
















 

 

 




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