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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
LA DECADENZA
post pubblicato in io e me, il 23 aprile 2015







L'ensemble era vivo. Lineare nell'incipit, con aritmico soffio di cose sparse, più in là, dove la strada sembrava il letto d'un fiume dimenticato.
Nessun passo vi correva dentro senza che i fiori di glicine non ne fossero al corrente. Sapevano tutto di quell'andare senza meta. Tracciavano essi stessi la mappa del suo labirintico vagare, tessendo di viola stinto un tramonto d'aprile.
Ma era coi violini che il paesaggio prendeva forma. S'arrotondava, guadagnando vertici di tanto in tanto, per poi sparire dentro gorghi concentrici, affamati di nero.
Così una o due volte. O forse nove. Aritmetica bizzarra e inconclusa di negozi aperti in fretta e in fretta inghiottiti dietro vetrine disadorne.
E intanto la decadenza cantava le sue armonie di primavera.










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ODIO L'ESTATE
post pubblicato in io e me, il 2 agosto 2014







 La solitudine di certi narcisismi è vibrante. 


















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LITTLE WING
post pubblicato in io e me, il 25 aprile 2014




















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AD APRILE E NON SOLO
post pubblicato in io e me, il 31 marzo 2014






Glu glu...






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MOLTIPLICO
post pubblicato in io e me, il 8 febbraio 2014











                                                                                       Bisogna farsi in mille per essere una




























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MERRY CHRISTAMAS
post pubblicato in io e me, il 14 dicembre 2013








Caro Babbo Natale,
visto che è da molto che faccio la buona, per favore fa che il Senato sparisca davvero e regalami un'unica grande, grandissima Camera.
A gas.

Un caro saluto

IO










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SULLE LABBRA E NEL VENTO
post pubblicato in io e me, il 29 giugno 2013





Una stanza
una finestra
un albero 
al di là
E il solco da cui bere ogni cosa

                                            Morbidezza che scivola via
                                                            deglutita 
e vinta


Sulle

 
mie


labbra



Come  
                             il                              


                                                     più


                                                                                 sensuale   
                                                                                                     dei  
                                                                                                             
                                                                                                             

                                                                                                               

                                                                                                                     baci


  








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DICONO CHE SU MARTE
post pubblicato in io e me, il 10 dicembre 2012







Ieri pioveva. Pioveva davvero, con rumore d’acqua versata. Le strade avevano passi radi. 
La pioggia impigrisce, rintana. Quando la natura esulta, il mondo la disdegna. Gli piace addomesticata, serva. Che dica prego e chieda scusa. Docile e plasmata. Che piova con garbo. Giusto quel tanto da dissetare l’orto, da ispirare i poeti.
Ah quanto mi piace che la terra sia sorda, fiera, indomita! E così il cielo!
Mi piace a tal segno da scomodare punti d’esclamazione (volgari, e ripudiati da me che non li amo)
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Ne voglio sperperare una manciata e lasciarli lì a marcire per festeggiare la furia idroventosa d’una domenica qualunque, che a gocce gonfie s'è sciolta, per fortuna. Mentre io ripassavo, e m’ era più facile sotto un cielo afono di parole , che non esisti.
E ciò mi consolava, perchè non saprei cercarti altrove. Dicono che su Marte l'aria sia troppo rarefatta.






















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DADI
post pubblicato in io e me, il 29 ottobre 2012













A  volte m'infilo

m'infratto dentro un dado 

sto dritta senza te

sto zitta  dietro un tre

e scruto 

e scuoto

miro apro tiro

e traggo  zero

zero tondo

vuoto e nero

zero a terra 

come un pero

e puntato

come un dito

ZERO ZERO!

E

me

la

rido.





                                                                                   
                                                                                                

                                                                                                                          
                                                                                                                     













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MY FOOLISH HEARTH
post pubblicato in io e me, il 5 aprile 2012



























































































































































































































                                                                                               Ho deciso di essere la mia sorpresa




















































































































































































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DA DOMANI
post pubblicato in io e me, il 26 febbraio 2012




Mi sono detta da domani
Comincia sempre dopo la notte
Il mio cambiare
e fa rumore d’anemone precoce

M’alzerò
all’alba
a piedi scalzi
a mente fresca
a cuor leggero
E non riconoscendomi dirò:
Torna a dormire!

























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(SPERO ALMENO D'ESSERE UN 3)
post pubblicato in io e me, il 15 gennaio 2012

 

 

 

 

Rallento i gesti e il battito sembra accorgersene. Non solo quello cardiaco. Anche il battito delle cose. Le lancette dell'orologio sorridono. Quanti minuti segna un sorriso?
E’ un sorriso della domenica. Non c’è da fidarsi.
Domani avranno di nuovo l’espressione spigolosa e triste.
Come meravigliarsene. E’ lo sguardo di chi è condannato ad un moto sempre uguale. Conosco la sensazione e non le biasimo. Io stessa controllo spesso la mia faccia per esser certa che non subisca uno sdoppiamento allungato. In quel caso velerei gli specchi,come la contessa Castiglione, perché una faccia da lancette proprio non la si può sopportare. 
Una vita, sì.
Una vita da schiavi della supponenza aritmetica. Uno, due, tre…dieci…dodici. E poi di nuovo. Inutile tentare una di quelle belle numerazioni decrescenti di scolastica memoria. I numeri oltre ad essere arroganti sono noiosi.
Lo so cosa state pensando. Anche io sono un numero, certo (spero almeno d’essere un tre). E sono numeri tutte le cose che faccio e tocco, anche se mi sforzo di non pensarci. E siete numeri anche voi che leggete, non illudetevi. E anche voi, numeri ben più numerosi, che non lo fate. 
Tutti numeri. Ben camuffati però. Al caldo di calde case, accolti da accoglienti divani, intrattenuti da scatole intrattenitrici e così via. Mentre parliamo,dormiamo,mangiamo ..ci muoviamo dentro una tavola pitagorica o sul filo d’un abaco, tra le sfere di un pallottoliere o nei circuiti di un calcolatore elettronico. Numeri artigianali. Numeri astronomici. Numeri.
E tutto alla fine è statistica. Bisogna avvertire Lavoisier. La statistica è statica e non si trasforma.
Però ci trasforma.
E se domani io sarò una donna migliore è per questi numeri che sono e che qualcuno tradurrà. 
La sensazione che ho dentro (quella che tutto sia già stato deciso molto lontano da qui, da grandi numeri burattinai) è dunque errata. I numeri non ci stanno globalizzando, destrutturando, condizionando,imprigionando, stritolando...
I numeri ci stanno salvando.
Ora sì, che sono sollevata. Da un otto, naturalmente. Da quale altro numero, se no ? Ne conoscete uno più morbido e sinuoso?
E se sarà anche volante, questo, come disse quel tale che ha fatto numeri cantando, lo sapremo solo vivendo.













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UNO DUE ED ALTRI NUMERI
post pubblicato in io e me, il 11 novembre 2011






Destro
sinistro
sinistro
destro:
ho i piedi.
E sono contenta
Di cammino avrò
candore
e cupo oceano
e vento a spicchi
ed assortita arte



Uno
due
1
2
ed altri numeri
ho nelle scarpe.
E la mia strada
è la mia strada




















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VICINO AL CIELO, LONTANO DAL CIELO
post pubblicato in io e me, il 5 ottobre 2011
 
 





A- E allora?
Z- Allora cosa?
A- Cosa accade quando la porta non si apre?
Z- Che sto male. Che altro, se no?
A- Male come?
Z- Come una sepolta viva. Basta a rendere l’idea?
A- E se la porta potesse aprirsi in qualunque momento ma fosse chiusa?
Z- Allora potrei restare dentro un tempo infinito. Che costrizione al chiuso è quella di chi può uscire quando vuole?. Guardi che siamo claustrofobi, non scemi.
A- Mi dia una definizione di claustrofobo.
Z- Un tale col culto fobico dello spazio medio.
A- E cioè?
Z- Uno che sta male nel piccolo e nell’immenso. Uno che ha bisogno dell’accoglienza. Di confini che non disperdano e che non costringano. Un prepotente che vuole ridisegnare lo spazio in modo da poter dire sempre la propria libertà. Le sembra abbastanza poetico?
A- Abbastanza
Z- Bene, sono contenta perché vuol dire che non è abbastanza medico. Vuole mettere la medicina con la poesia?
A- Forse. Ma tornando allo spazio. Lei dice immenso. Ma quella è agorafobia.
Z- E l’agorafobia cos’è se non l’altro linguaggio della claustrofobia?
A- Mi spieghi meglio, magari con un esempio.
Z- Se io mi trovassi in una piazza smisurata o al centro d’una distesa di sabbia sconfinata, sa cosa proverei? Mi sentirei accerchiata, soffocata dall’ incommensurabile, paralizzata dall’assenza di confini che sappiano proteggermi, evitando che mi si assottigli  l' attrazione terrestre. In altre parole lo spazio, in questo caso, minaccerebbe di trasformarmi in un palloncino ad elio che più chiede terra e più diventa una vertigine sospesa. Una condizione senza scelta. Una prigionia aerea.
A- Ma i palloncini amano il cielo.
Z- Affatto. I palloncini amano il filo che li trattiene, senza il quale finirebbero di essere palloncini e diventerebbero nei della volta celeste. Anzi sospiri dell’atmosfera. Un palloncino che sfugge di mano è raccapricciante, sa. Altro che farci una canzoncina. Ci vorrebbe un requiem. Una volta ho visto una mucca pezzata, stampigliata su un palloncino rosso, scappare via dalla presa d’un bambino e farsi sempre più piccola. Una dispersione ineludibile verso l’annullamento di sé.
A- Ma è solo una prospettiva, un punto di vista. Da qualche parte quella mucca ci sarà ancora, integra e orbitante.
Z- E che m’importa. Sparire dagli occhi è morire. Ma per capirlo la medicina non serve.
A-E cosa ci vuole?
Z- Un poeta. Claustrofobico, naturalmente.
A- E’ come dire che la claustrofobia la può capire solo un claustrofobo.
Z- Infatti è così. Questa è la mia idea. La regola che mi son data fin qui. Non ne ho mai parlato seriamente con chi non condividesse il disturbo.
A-Ma io non sono claustrofobo
Z- Lei non è neanche poeta, o sbaglio?
A- No, non sbaglia. E allora? Continuerà a venire?
Z- Certo .
A- E perché?
Z- Perché sarebbe un trasgredire la mia regola. E trasgredire è uno spazio medio. La regola soffoca. L’anarchia disperde. La disobbedienza accoglie.

(il piccolo timer del tavolo fa bip. Due volte)

A- A venerdì, allora
Z- A venerdì.












 

 





 








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QUALORA SIANO RUSSE
post pubblicato in io e me, il 13 settembre 2011






 




 




Ho un cattivo rapporto con le vertigini e con la maionese.
Infatti detesto sia le montagne che l’insalata, qualora siano russe.
Ciò potrebbe indurmi a pensare di avere qualche problema anche con l’aggettivo suddetto, se non fosse che ho una vera passione per la roulette, qualora sia russa.
Però la pratico senza pistola.


















 
 





 









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ICARO, CARO.
post pubblicato in io e me, il 9 settembre 2011

 






 

Innamorarsi del nero perché il bianco è troppo abbagliante. E ciò che  scintilla spesso è scivoloso. Uno specchio, una lastra di ghiaccio, un brindolo di cristallo. Aveva ragione di ritenere che anche le stelle lo fossero. Altrimenti si sarebbero fatte contare. E invece slittavano via, fuori dagli occhi, lontano dall’indice che osava puntarle.
Un destino, quello umano, inchiodato alla terra. E ogni atto d’orgoglio, fuori da essa, prima o poi punito. 
Se solo Icaro avesse saputo. Se solo lei avesse capito per tempo quella storia. Se solo si fosse fidata dei maestri terrestri che gliela raccontarono, puntando l’indice verso di lei che non era una stella.
Ma come avrebbe potuto fidarsi di chi insegnava ammonendo, come se la vita contenesse già tutte le ragioni per non essere desiderata. 
Cos’era la voglia di vivere se non un volo, un traguardare il cielo? Anche la storia d’un fiore, d’un semplice fiore, era uno svettare dalla terra. Ed anche il più banale dei desideri uno sguardo che valicava se stesso.
Per questo scelse di non credere. Come un atto di fede. Una volontà devota verso tutto ciò che nessuno le avrebbe insegnato. 
E il cielo non si insegna. Lo si impara. Al solo scopo di disimpararlo.


 

 

 

 

 

 


 

 




 


 




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TEMA
post pubblicato in io e me, il 11 luglio 2011





Tema

Parla del tuo mostro

Svolgimento

Il mio mostro è verde e alto e grosso da far paura, ma solo talvolta digerisce l’aria con erutti di fuoco. Ha un piglio magico e fiabesco che lo rende affascinante e si chiama Abracadabra. Insomma è un mostro classico. Almeno nell’ aspetto. 
Di fronte alla possanza aerea d’un cavallo bianco e all’ ardimento immobile del suo cavaliere, digrigna i denti. Ma lo fa per impressionare . La prima regola per un mostro, infatti, è sembrarlo. 
Nella realtà la sua forza d’impatto è direttamente proporzionale a quella dei suoi avversari. Per tale ragione sta attraversando una fase di noia remissiva.
Per quel che mi riguarda non ho mai paura di lui perché, anche se può sembrare incredibile, mi basta un guinzaglio surreale per tenerlo a bada, anche nei periodi di maggior aggressività
In fondo io e il mio mostro stiamo bene insieme. 
E poi il verde mi dona, specie nei temi.
 
 














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EPILOGHI
post pubblicato in io e me, il 22 maggio 2011

 




 



 


Ci sarà pure una ragione se per 350 milioni di persone fine vuol dire bello.
Per quel che mi riguarda sono sensibile alla bellezza energetica di alcuni tramonti.
Sotto questo profilo, posso considerarmi anglosassone.


 
 



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DOMICILI INCERTI DI PERSONA
post pubblicato in io e me, il 13 aprile 2011





 

 





 




Piano/punto

bicolore:

incostante geometria di me












 



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DARARADANDA
post pubblicato in io e me, il 2 aprile 2011














































































































































































Forse ho bisogno di un dio, forse di un aperitivo alcolico.
In entrambi i casi devo frequentarmi di più.






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TRIATHLON
post pubblicato in io e me, il 5 dicembre 2010

Il tre è. (assoluto)
Il tre è un numero (essenziale)
Il tre è il numero perfetto (assiomatico)
Il tre è il numero perfetto di intimo (erotico)
Il tre è il numero di occhi che uso (esplorativo)
Il tre è tre (tautologico)
Il tre è dogmatico (catechistico)
Il tre è quieto e irrequieto (ossimorico)
Il tre è un trillo (onomatopeico)
Il tre è dialettico (hegeliano)
Il tre è spaziale (euclideo)
Il tre è primo (aritmetico)
Il tre è triangolare (geometrico)
Il tre è un numero di principi (termodinamico)
Il tre è un delta (geografico)
Il tre è un’alleanza (storico)
Il tre è triplice (pleonastico)
Il tre è un salto (intrepido)
Il tre è augurale (scaramantico)
Il tre è telefonia mobile con disservizi (irascibile)
Il tre è la somma di due orecchie e una parola inaspettata (seducente)
Il tre è un giorno d’aprile (nostalgico)
Il tre è un’extrasistole (cardiaco)
Il tre è il post del cazzeggio (ozioso)
Il tre è sul mio citofono (autobiografico)
Il tre è un bacio sotto uno sguardo (romantico)
Il tre è uno sguardo più un periscopio (sfrontato)
Il tre è pigro (pomeridiano)
Il tre è un’ora piccola (notturno)
Il tre è un’ora piccola che sembra piccolissima (euforico )
Il tre è oltre il due (fedifrago)
Il tre è un desiderio (trasgressivo)
Il tre è una promessa (sadico)
Il tre è inevitabile (filosofico)
Il tre è unacosachesoio (personale)


Il tre è il mio numero (egocentrico)












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SSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSST
post pubblicato in io e me, il 29 novembre 2010


 


 
 
Decalogo del giorno che verrà:


1)…
1)…
1)…
1)…
1)…
1)…
1)…
1)…
1)…
1)…

Ci sono cose che valgono dieci.






 






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ALL'IMPROVVISO, IN DIECI PAROLE
post pubblicato in io e me, il 16 novembre 2010


 
 
 
Silenzi con impressioni d’acqua, scrivendo sulla schiena della notte.



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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OLTREMODO
post pubblicato in io e me, il 7 novembre 2010






Cuore rosso 
e impermeabile in tinta.
La sensatezza è un tr
ompe l’oeil
che affresca la  notte.










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METAFORE DEL BIANCO E NERO
post pubblicato in io e me, il 25 ottobre 2010


 

 

 Prima o poi imparerò, a suonare il piano.








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LO SAPEVI?
post pubblicato in io e me, il 3 ottobre 2010





Rosafucsia oleandro
semplice petalo doppio
di vago nudo profumo
con verdemandorla foglia
da lucida patina avulsa
Tenace pensiero di vento
che sfiora e spartisce
strade veloci e distratte
Flessibile ramo di siepe
che ride  d'ombra nascosta
e piange  d'un senso
di  negata stagione
E al chiuso di sé
come sangue sbiadito
biancolatte veleno
con strane vischiose intenzioni.


Lo sapevi che sono un fiore?









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EQUINOZIO
post pubblicato in io e me, il 23 settembre 2010



Nessuna finestra è chiusa e a cena un vago rumor di stoviglie riempie l’aria.
A certe latitudini ci vuole novembre per stroncare l’estate.
Sotto questo profilo il mio cuore è una città nordica.
Gli basta un equinozio















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PIACER SI' FORTE
post pubblicato in io e me, il 30 luglio 2010

Caro S&B,
so di deluderti e magari da oggi in avanti mi depennerai da tutte le catene. Ma io d’estate non vado mai al mare, se non di rado e al tramonto. Per cui niente calura da spiaggia e niente libro conficcato sulla sabbia, come per il  signore qui sopra con cappello ed occhiali :)  Ma niente niente, neanche altrove.
Da alcune estati, d’estate, cerco solo di dimenticare che è estate, scrivendo forsennatamente. E per quanto possa sembrare singolare, quando per la scrittura il piacer mi prende sì forte, lo sento incompatibile con quello della lettura, come se questo avesse un effetto distraente.
Tutta roba, quella che scrivo, che sarà destinata solo a me, naturalmente. Gli editori alla mia portata infatti non mi interessano(non più) e quegli altri ..beh quelli… sempre che spedissi loro qualcosa... che se ne farebbero?
Pertanto, buona lettura a chi è meno scellerato e incolto di me.
Ed un caro saluto a te, lungo fino alla prossima catena. O no?









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L'ERETICA
post pubblicato in io e me, il 18 luglio 2010




La vita le piaceva dove non le bastava. Nell’ossigeno rarefatto d’un regno da inventare.
Ed era fermamente convinta che quella non fosse follia. Ogni suo senso captava un odore che andava al di là delle cose. E dunque era chiaro che cercare altrove fosse una direzione già tracciata dal corpo, innanzitutto; quel corpo che bene o male la conduceva.
Era molto più folle restare all’ombra del consueto, entro confini con rigida evidenza d’invalicabilità.
Spesso la demarcazione era un filo rosso. Alcuni consideravano spossante oltrepassarlo.
Peggio per voi! - diceva - mentre li  sorprendeva nell’orto a parlare con le verdure.
Certo anche un peperone poteva essere rosso e in alcuni casi persino piccante ma si lasciava tagliare e mettere sul fuoco senza una parola. Che impresa era coltivare peperoni?
Ma non fraintendete. Non ne faceva una questione di colore. Né di mestiere. Chiunque avrebbe potuto scavalcare il filo. Bastava crederci. Non saremmo ancora raccoglitori di radici, se non ci fossero stati uomini amanti di quel regno?
 
Lei non escludeva nessun colore. Nessuna inclinazione. Ritendendo che persino nella conquista della santità, si dovesse aver cura di passare quella frontiera.
Nessuna via era tanto retta da non dover essere deviata.
Così era arrivata presto alla determinazione che qualunque opera, anche la più semplice, dovesse attingere ad una fonte eretica.
Il fare non le suscitava nessuna  attrattiva se non era un fare altrimenti ed oltre.
Almeno un gesto diverso, almeno un passo al di là. 





Spesso aveva pensato che fosse come coltivare un piccolo dio dentro di sè, soffiare sulle cose un alito proprio. E sorridere se nulla fosse cambiato. E piangere se qualcosa fosse accaduta.
Quella era la meraviglia che le consentiva di credere al sole. Senza la fede in quell’atto creativo svegliarsi non aveva senso. E quando il suo demiurgo placava la corsa e chiudeva gli occhi, tutto quello che succedeva apparteneva ad altro da sé. Riguardava la sua replicante.
Era un tipo a modo, naturalmente. Non c’era cosa che non facesse in maniera educata e ragionevole.
Buongiorno e buonasera, scusi e prego...Le buone maniere possono più dei buoni sentimenti.
La replicante nutriva cose utili e gradite. La gente ne veniva conquistata .
E l'eretica la lasciava fare. 
La vita è un film che non si può girare senza controfigure- ripeteva fra sè-trovando che quell’immagine oltremodo banale rendesse efficacemente l'ineludibilità di tale condizione.
Molti si scandalizzavano all’idea del doppio; in genere si trattava di coloro che più ne facevano uso e il loro dagli all’untore nasceva dall’insopportabilità che sentivano per l’unto in cui erano immersi.







Di rado accadeva persino che le due, trovandosi da sole, scambiassero una manciata di parole.
L’ultima volta l'eretica la ricordava bene. Sedevano di fronte,  ai due capotavola.
Datti un contegno -le disse la replicante, trovando riprovevole che lei mettesse le gambe sul  tavolo, a fine cena.
Sono da sola - le rispose .
Una cosa sconveniente non va fatta comunque.
Rise, con un tale fragore da far sospettare che  non fosse di gusto.
Non ridere.  Prendi esempio da me piuttosto. Io so controllarmi.
E lo sai perché?- fece l’eretica- Perché sei una replicante. Un cadavere roseo di 36 gradi, solo apparentemente vivo. Tu sei un miracolo di mistificazione.
Restò immobile. Muta e ferma.
L’eretica allora riempì il calice di rosso, lo alzò  e come fosse un cobra parlante le schizzò in faccia parole, con l'intento almeno di tramortirla.
Lo sai,vero, che prima o poi ti ucciderò?  E nell'investirla col fiotto velenoso simulò un brindisi.
Sei proprio così certa d’esser viva a tal punto? -
Neanche in quel caso la replicante  s’era scomposta e finita la frase serrò le labbra in un ghigno  gelido come avesse esaurito un compito e non ci fosse  nient'altro da aggiungere.
L’eretica per un attimo sembrò paralizzata. Poi si alzò e senza dire una parola uscì dalla stanza.
Da allora fu consapevole che tutte le volte che avrebbe scavalcato  quel confine, sarebbe potuto essere solo un sogno.
Ma dicono che ciò non le abbia mai impedito di coltivare quel piccolo dio dentro di lei.


 








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ADORABILI SCONSIDERATEZZE
post pubblicato in io e me, il 11 luglio 2010




Fiocco rosa su batista di cotone bianco.
Tempo- vapore color pastello morbido
Oscillazione traslucida intensa
Incastri di pensiero voci mute
Abito scarpe uscire entrare frastuoni di parole
spossatezza in assetto variabile di cose da fare




Stagione quinta anno imprecisato




S.Bollani- Prima o poi io e te faremo l'amore



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