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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
SSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSST
post pubblicato in io e me, il 29 novembre 2010


 


 
 
Decalogo del giorno che verrà:


1)…
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1)…

Ci sono cose che valgono dieci.






 






permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 29/11/2010 alle 22:57 | Versione per la stampa
AUDAX
post pubblicato in prospettive, il 29 novembre 2010

































































Fra tutti gli usi che si possono fare della lungua, parlare è sicuramente il più audace.








permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 29/11/2010 alle 9:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
A DOMANI
post pubblicato in prospettive, il 23 novembre 2010



 


A-Dimmi solo una cosa nella quale dovrei credere.

Z-Beh..la libertà, ad esempio. La capacità d’esprimere se stessi, mai raggiunta così prima dall’uomo. Preferiresti un Medioevo?
 
A-Ma come fai a non accorgerti che è tutta una Commedia. Guardati attorno. Siamo una società di massificati, fini costruttori d’ombre, portatori d’un nulla prescritto e codificato. Esseri apparenti. Simulacri. Incapaci di scalfire un solo atomo delle cose che ci crescono attorno. Proiezioni immerse in logiche oscure, che di fatto dirigono i nostri fili. Chi sono i burattinai? Non lo sappiamo neppure. Almeno nel Medioevo li si conosceva. Il tiranno era lì, chiaro , semplice e inestirpabile. Oggi, nutriti dall’illusione di contare e di controllare, cullati dal sogno della trasparenza, viviamo immersi in una nebulosa senza confini. Nebbia!

Z- Questo lo dici tu. Io non mi sento affatto così. La possibilità di costruire ciascuno il progetto di sè, nel riconoscimento dei propri diritti fondamentali,  di dar voce al dissenso, di esprimersi con elezioni libere, di dire e fare quel che interessa...sono queste le coordinate della libertà e solo un cieco come te può negarle.

A- La cecità è tutta tua. Credimi. Sei un ingenuo. Ci muoviamo fra pericolosissime contraddizioni, congegni ad orologeria di altissimo potenzale. E tu mi parli delle coordinate!
Declamiamo la libertà e siamo intruppati. Tette e visi rifatti attorno a pensieri addomesticati.
Propugniamo il relativismo e ci nutriamo d’idee manichee. Dualismi come un’orgia di piacere collettivo che ci esalta e ci strappa occhi e orecchie. Chi vuoi far uscire dalla casa Tettealvento o Muscoli scolpiti?. Questo siamo. A o B. Anche in politica, naturalmente.
A o B. Altro che relativismo.
Mastichiamo la parola scienza come se avessimo in bocca il Padre eterno e mai l’uomo è sembrato così fragile e disorientato, incapace di darsi risposte. Basta la  sola parola pandemia a farci strizzare le chiappe.
Ci siamo nutriti della cultura e della sua forza scardinante, per costruire una società che ne è sempre più trionfalisticamente priva. Se fosse la cultura la nostra misura non si spiegherebbe come mai è la spazzatura che piace alla gente, Se fosse la cultura dovremmo interrompere i film per promuovere l’acquisto di libri. Anche.
Pensiamo di vivere nel benessere e in effetti abbiamo più di un televisore a testa ma nel frattempo la gente fruga nei cassonetti e perde il lavoro.
Straparliamo di democrazia e assistiamo giorno per giorno al suo sgretolamento, sotto le lunghe ombre di un’abdicazione sistematica proprio di quei diritti di cui vai tanto fiero, in cambio del soddisfacimento di necessità. E’ l’approccio del pro domo sua, camuffato ipocritamente con le vesti del lavoro per te, mentre intolleranza, cinismo e scarso senso di solidarietà la fanno da padroni.

Z-Bella analisi davvero. Parole assortite, prive di sostanza. Più che riflessioni di un nichilista, le tue sono seghe mentali di un insoddisfatto. NON SO TU, MA IO SONO LIBERO!
Libero di vestirmi o di star nudo, di mangiar carne o pesce, di andare alla urne o no, di leggere o fare un pisolo, di studiare aramaico o di ascoltare una canzone di Masini. Libero persino di sentire le tue cazzate. Perché potrei girare sui tacchi e andar via.

A- Vai pure. Chi ti trattiene. Sappi però che ti credi libero e basta! Ti credi libero e capace d’un progetto originale di te e non ti accorgi che il sistema dirige i tuoi bisogni e i tuoi sogni. Il Grande Fratello sa cosa è giusto per la tua salvezza- perdizione ma tu non sai nulla di lui. E alla fine anche il tuo voto è diretto e pilotato o nella migliore delle ipotesi esautorato attraverso sistemi sotterranei e silenti che neutralizzano ogni differenza ideologica e di valore, nell’unico vero intento d’un perpetrarsi di forze che non escono mai allo scoperto perché sono talmente radicate da non aver bisogno di alcuna voce. Un potere così potente da restare muto e buio.

Z-Balle! Rigurgiti del tuo pessimismo paralizzante, della tua incapacità d’integrarti, della tua inadeguatezza. Del tuo fallimento personale di cui cerchi una giustificazione nel sistema. Io mi sento risolto invece . E’ questa la differenza fra noi. E se anche così non fosse, cercherei dentro di me il bandolo della matassa.

A- Risolto? Ma guardati. Ti sfinisci in palestra con ore e ore di esercizi quando in realtà vorresti spenderle seduto in poltrona a ingozzarti di patatine e spuntini trasudanti maionese. Vesti griffato dalla testa ai piedi per un senso distorto e perverso d’integrazione. Non potresti uscire con Mario, che indossa le Hogan, con la stessa nochalances, se i tuoi piedi ne fossero sforniti. Hai accondisceso a fare il medico per rilevare lo studio di tuo padre. Solo per comodo, per far tua la considerazione sociale appartenuta a lui, pur non fregandotene un cazzo della scienza in genere e di quella medica in particolare, hai accettato di candidarti coi più forti nella speranza di portare meglio l’acqua al tuo mulino, hai sposato la figlia di un uomo potente per gli stessi motivi che ti spingono a far ginnastica. Per sembrare quello che non sei: un uomo risolto e di successo.
Tu non sei altro che un ologramma. Tutto quello che fai è lontana mille miglia dalla tua essenza . Non vuoi piacere a te stesso ma al mondo. Sei un fottutissimo massificato, come il 90% della gente.

Z-E l’altro 10% è costituito da disadattati nevrotici e falliti come te.

A- Proprio così hai detto bene. Oggi non è tempo per l’Uomo. Il nostro IO è debole e frammentato. Abbiamo barattato l’essenza con la sua rappresentazione . Saperlo è l’unica libertà che possiamo concederci. E tu non l'hai ancora capito. Tra tanti lussi ti precludi l’unico che ti apparterrebbe intrinsecamente.

Z- Beh s’è fatto tardi. Vado in palestra. A domani

A- E’ tardi anche per me. Oggi devo arrivare prima . Ci sono trenta minuti di analisi di gruppo prima della seduta. E il mio strizzacervelli non transige sulla puntualità. Dice che la costruzione di sé comincia dallo spazio-tempo. Quante cazzate bisogna sentire per sopravvivere.
A domani.
















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SGUARDI CHE NON USANO OCCHI
post pubblicato in diario, il 21 novembre 2010



…sono questioni lontane dal vedere. Sguardi che non usano occhi…
C’è qualcosa di ridicolo in quello che scrivi . Penso a Pessoa naturalmente . A quel ridicolo che in realtà rende ridicolo solo chi se ne astiene
 

“Tutte le lettere d’amore sono
ridicole….
…Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli”

E’ vero che in certe faccende dovremmo tener desto solo il sentire, come clangore di catene spezzate, come serpentina che folgora il passo e ne fa vento. Ma di questo viaggiar senza valigia, prima o poi pesa il non pesare. Già dire ridicolo è superare il segno d’anima e carne, porre confini fra vivere la vita e guardarla. Ma è inevitabile, pare.

“Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole”

Così dice Il poeta e quell’accorgermene è il buco nero che inghiotte la sua.
Qualunque poeta la vita la vive, innanzitutto. Non c’è poesia lontano dalla vita…
Credi? Datemi i mei occhiali- pare sia stata l’ultima frase di Pessoa.
Sull’orlo di quel niente che mai sarà, aveva bisogno di accorgersi, di guardare con gli occhi.
 E neanche quelli gli erano sufficienti.



 


 




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ALL'IMPROVVISO, IN DIECI PAROLE
post pubblicato in io e me, il 16 novembre 2010


 
 
 
Silenzi con impressioni d’acqua, scrivendo sulla schiena della notte.



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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PIOVERANNO POMODORI E TU GRIDERAI IL MIO NOME
post pubblicato in poesia, il 13 novembre 2010




Siamo  ciò che si disperde
Ogni cosa è capolinea
ultima fermata delle proprie intenzioni
Un pomodoro è un pomodoro
Il suo parlar di sé, un decretarsi morto
Chè se così non fosse, e Tu lo sai,
potrebbe dirsi nuvola o farfalla
Ma hai visto mai un pomodoro che piove
o  con le ali?
E qui sta il bello, di cui s'è riso stamattina,
in quest’afrore di greve luce pulsante:
che vita viva, nella 
morte di noi!
Così io sono me, ME sono,
nella fine pronunciata dal mio nome,
anche se notturni abbreviativi Tuoi
lo contraddicono,con furia e canti,
come un miracolo senza santità.
Stanotte poi,
(ogni tempesta ha il suo arco di luce)
l’hai scritto breve e forte.
E forte.

Dille pure, adesso, che non è vero.



 



 



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NON TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE
post pubblicato in amore ed eros, il 11 novembre 2010
 



Quando mi hai detto: -Vieni via con me, verrò a prenderti con un mezzo avvolgente e panoramico- pensavo si trattasse di una spider.













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OH MARIA GIULIA...
post pubblicato in suggestioni, il 9 novembre 2010







Una merceria è un luogo per chi non ha fretta. La scelta d’un nastro, d’una fodera , d’un merletto, somigliano a certi percorsi della mente, quando coltiva, con lentezza devota, tortuose aspirazioni per un’inezia.
-
Il colore è quello giusto, si fidi.
-Non so. Potrei guardarlo fuori, alla luce del giorno?
-Certo.
Sì, in effetti il colore è quello.
-Che le dicevo? E’ il mio mestiere guardare colori.
-Non so. Non sono convinta lo stesso. Forse perché è leggermente madreperlato. Ma non ha bottoni normali?
-Normali come?
-Non cangianti.
- Sì ,ma posso garantirle che questo è un articolo di qualità superiore, proprio per la madreperla.

Riprende in mano il bottone, lo gira fra le dita come fosse un diamante, avvicinandolo e allontanandolo, quasi alla ricerca d’un segreto che le faccia pronunciare un sì o un no.
La commessa la guarda. Calma. Senza calma non si può lavorare in una merceria. E comincia ad aprire cassetti. Li apre e li chiude , come se allontanasse e avvicinasse anche lei qualcosa da sè. E’ una danza.
E a me non interessa più il motivo per cui sono lì. Mi estraneo dalla mia attesa. Ho pensieri volatili , inebriati dall’andirivieni d’un bottone.
-Ecco. Questi non sono di madreperla -dice e posa una scatola zeppa di tondi scintillanti disposti in gradazione di forma e colore. Ogni nuances è racchiusa in sé, decisa e netta ma non meno frivola e narcisa. E’ un caleidoscopio sgusciato dal buio, ingordo d’occhi.
La signora offre i suoi, con sguardo rapito Ma non è più l’attenzione di chi deve riempire quattro asole di una giacca. E’ voglia di giocare con la luce. Di progettare felicità evanescenti. Se  fosse all'aria aperta correrebbe a braccia aperte e sarebbe lo stesso.
Oh Maria Giulia da dove sei venuta? Fai un salto, fanne un altro…
Questo affiora da  un mio ricordo lontano all'aria aperta. Sono bottoni ma è come se fossero biglie o bolle di sapone o una conta per vedere chi cerca e chi si nasconde.














E Maria Giulia ha deciso.
-Mi dia quelli cangianti. Sono di migliore qualità. Ha ragione.
La negoziante annuisce con un sorriso e con la mano fa in modo che il caleidoscopio venga risucchiato di nuovo dal suo buco nero.
-Desidera altro?
-Sì, avrei bisogno di una fettuccia di velluto alto più o meno così ( mostra due dita), bordeaux.
-Ecco, scelga fra queste.
La signora estrae poco per volta , con aria insoddisfatta, nastri composti, ripiegati l’uno sull’altro.
-Mah..il punto di bordeaux che avevo in mente è leggermente diverso. Un rosso scuro ..tipo..quello. E indica un lembo di carta, infinitesimale.
-Le gradazioni di bordeaux possibili sono così tante..comunque è tutto lì.
-Potrei guardare fuori, alla luce del giorno?
Dice Maria Giulia con un nastro bordeauxquasibordeaux fra le mani...
Alcuni giochi non finiscono mai, perché dentro di noi ci sono suggestioni che ci chiamano di continuo. E se non fosse così le mercerie non esisterebbero.













permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 9/11/2010 alle 22:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
OLTREMODO
post pubblicato in io e me, il 7 novembre 2010






Cuore rosso 
e impermeabile in tinta.
La sensatezza è un tr
ompe l’oeil
che affresca la  notte.










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IN UN CIELO CHE IMITA L'INFINITO
post pubblicato in diario, il 2 novembre 2010



Oggi è il tuo giorno, dicono. Nella nostra città, lo sai, c’è persino chi va a pranzare al cimitero. Mescolare il trionfo degli istinti con la loro quiescenza . Pensandoci è plausibile. Anche tu del resto, quell’ultima volta che ci siamo parlati , mentre dicevi che sentivi una voglia di dormire strana, esprimevi un desiderio vitale e me lo inchiodavi negli occhi. Scrittura indelebile dell’inchiostro dei tuoi.
Fino alla fine mi hai bisbigliato la meraviglia delle semplici cose, forse anche dalla fessura vitrea del tuo sguardo, quando, alcune ora dopo, avrebbe cominciato a scegliere altre strade.
La meraviglia d'una tela in riva al mare e quella d’ una chiave inglese che fa tacere un rubinetto mentre si fischia una canzone. L’incanto di storie di gatti inventati, dai nomi buffi, e quello d’un manderino sgusciato da un cestino che solo il tuo piccolo coltello col manico rosso sapeva scolpire nella buccia:
 -Vedi le cose hanno segreti che vanno tirati fuori.
Nessun altro padre li conosceva. Nessun’ altra figlia li avrebbe imparati.
Ed è in quelli che ti ritrovo, anche nella distanza che attenua.
Per questo oggi non verrò a trovarti dove dovrei.
Resto qui, a cercarti in un cielo che imita l’infinito, tentando di carpirgli il segreto della tua dimora.










 



permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 2/11/2010 alle 13:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
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