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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
DI SUOLE E D'ASSURDO
post pubblicato in prospettive, il 29 settembre 2011





L’assurdo è sulle suole. Segna il passo. E’ un ritmo d’osservazione.
Almeno nell’uomo intelligente. La stupidità ama il conformismo e l’allineamento ed è la condizione più lontana dall’assurdo che si possa immaginare.
Ma l’assurdo è che l’ assurdo non risiede mai dentro l’assurdo. Si limita a transitarvi.
E’ quando si consuma la fisiologia del fatto, è dentro la logica apparente delle cose che l’assurdo spadroneggia e governa, senza mai smentire se stesso
E per assurdo, è coltivando l’assurdo dentro di sé, con buona dose di fantasia, che l’uomo se ne libera di continuo, intuendo il Semplice, in una sorta di permanente rivelazione implicita del sovraumano
Il mezzo più comune di tale intravisione è l’ironia, quello più eletto l’arte.
Almeno per me.






 











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SENZA ROMBI
post pubblicato in suggestioni, il 25 settembre 2011

 





 

Le auto si possono contare, ne passa una ogni tanto. Strisccccccccccia la strada senza rombi.
L’alba della domenica ha un’eleganza innata. Qualche cane, pochi passi. L’unica folla è dentro i pensieri.
Vorrei un’alba domenicale di pensiero. Nessuna sovrapposizione. Un campo rarefatto, qualche abbaiar lontano di congetture senza rimedio, un calpestìo sommesso di giudizi da marciapiede, due o tre considerazioni assonnate e un fiorir di bagatelle mentali  distese su strade ancore prigioniere dei sogni.
Uno strisccccccciare di pensieri senza rombi.








 






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QUE' HORA ES ?
post pubblicato in suggestioni, il 22 settembre 2011

 



 

Danza, sui sentieri vigili della notte, un corredo d'ombre.
E spegne la noia della luna.


 
 
 



 





 










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BREVE
post pubblicato in poesia, il 16 settembre 2011



 
E' d'attimo
la seta dei sogni.












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QUALORA SIANO RUSSE
post pubblicato in io e me, il 13 settembre 2011






 




 




Ho un cattivo rapporto con le vertigini e con la maionese.
Infatti detesto sia le montagne che l’insalata, qualora siano russe.
Ciò potrebbe indurmi a pensare di avere qualche problema anche con l’aggettivo suddetto, se non fosse che ho una vera passione per la roulette, qualora sia russa.
Però la pratico senza pistola.


















 
 





 









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ICARO, CARO.
post pubblicato in io e me, il 9 settembre 2011

 






 

Innamorarsi del nero perché il bianco è troppo abbagliante. E ciò che  scintilla spesso è scivoloso. Uno specchio, una lastra di ghiaccio, un brindolo di cristallo. Aveva ragione di ritenere che anche le stelle lo fossero. Altrimenti si sarebbero fatte contare. E invece slittavano via, fuori dagli occhi, lontano dall’indice che osava puntarle.
Un destino, quello umano, inchiodato alla terra. E ogni atto d’orgoglio, fuori da essa, prima o poi punito. 
Se solo Icaro avesse saputo. Se solo lei avesse capito per tempo quella storia. Se solo si fosse fidata dei maestri terrestri che gliela raccontarono, puntando l’indice verso di lei che non era una stella.
Ma come avrebbe potuto fidarsi di chi insegnava ammonendo, come se la vita contenesse già tutte le ragioni per non essere desiderata. 
Cos’era la voglia di vivere se non un volo, un traguardare il cielo? Anche la storia d’un fiore, d’un semplice fiore, era uno svettare dalla terra. Ed anche il più banale dei desideri uno sguardo che valicava se stesso.
Per questo scelse di non credere. Come un atto di fede. Una volontà devota verso tutto ciò che nessuno le avrebbe insegnato. 
E il cielo non si insegna. Lo si impara. Al solo scopo di disimpararlo.


 

 

 

 

 

 


 

 




 


 




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