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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
DA DOMANI
post pubblicato in io e me, il 26 febbraio 2012




Mi sono detta da domani
Comincia sempre dopo la notte
Il mio cambiare
e fa rumore d’anemone precoce

M’alzerò
all’alba
a piedi scalzi
a mente fresca
a cuor leggero
E non riconoscendomi dirò:
Torna a dormire!

























permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 26/2/2012 alle 21:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
IN FRETTA. E FURIA ASSENTE
post pubblicato in prospettive, il 21 febbraio 2012




Aveva sopravvalutato la menzogna. Forse a causa dell’etimo. Non le sembrava ci fosse alcuna invenzione. Non in quelle omissioni, non in quegli inganni. A meno che non avesse sopravvalutato anche quella, l’invenzione era ben altra cosa. Faccenda impegnativa. Estro di gente che cerca. Indole da esploratori.
Ci voleva sangue per inventare. Alte temperature di pensiero. Occorreva sbilanciarsi da una parte o dall’altra, senza mai cadere, amare gli equilibri effimeri e la vertigine dei precipizi, piegare l’esistente alle logiche dell’imminenza e dare corpo all’inaccaduto, come se oggi diventasse domani e domani inclinasse la schiena indietro a guisa d’arco.
I mentitori avrebbero dovuto essere tipi maleducati, imprecisi, inaffidabili, forze caotiche delle natura, stupratori della prevedibilità euclidea, sbeffeggiatori dell’intransigenza termodinamica. Avvelenatori dell’ortodossia. Incontrandolo per strada uno avrebbe dovuto dire: ecco quello è un mentitore, facendosi guidare dalla baldanza irregolare dell’incedere, dalla sgualcitura dell’abito, dalla barba incolta, dalla balbuzie dello sguardo , dall’esagerazione d’un accessorio. Una sciarpa troppo gialla, una scarpa slacciata, un profumo volgare. E che dire dei gesti. Un mentitore non avrebbe sbirciato l’orologio perché il tempo lo facevo lui. Non avrebbe ravviato i capelli perché il disordine sarebbe stata la sua propensione. Non avrebbe lucidato le scarpe perché avrebbe camminato scalzo.
Ha ben altro da fare un mentitore- si disse. Deve ascoltare il rumore che fa la volta celeste sopra le sue menzogne. Tendere l’orecchio per sentire se ride. Perché un mentitore vuole essenzialmente far divertire il cielo. E’ un dio pagano che sfida il fato e la sua astronomia.
Ma tutto questo cosa aveva a che fare con gli sbadigli di pensiero concessi ad ore stabilite con farmaceutica precisione, con le pianificazioni a temperatura basale, con le immersioni che non s’immergono?
Che attinenza c’era con la presa amorfa d’un pugno di minuti, con le elargizioni svogliate, con i gesti d’accidia travestita, con gli odori grevi di scadenze precoci, con la sbiaditura d’astuzie fragili, con l’inganno tremulo di parole cerimoniose?
Nessuna parentela. Nessuna. Né di passi né di parole. Né di pensieri, né d’opere.
Nessun ritmo. Nessuna aritmia.
Un elettroencefalogramma piatto di sequenze animate.
Grafemi eiaculati in fretta. E furia assente. Lunghezze standard di pensiero, cambiali in volo verso indirizzi di posta elettronica o numeri di cellulare o abbracci e baci .
No. Nessun mentitore. Solo un esercito di bugiardi. Cauti, prevedibili. Conformisti della trasgressione.
Imprenditori del simulare, in assenza di clamore. Disperati cultori di riti solistici, mimetizzati in abiti per tutte le occasioni.
Autori di blog. 














































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MILLE BOLLE BLU
post pubblicato in prospettive, il 15 febbraio 2012





Non so voi, ma io preferisco Sanremo coi fiori e le donnine. Sanremo dei Pippi Baudi, per intenderci.
Un bel re assoluto (sciolto da vincoli, appunto) e duplicato negli anni, che aveva in testa una confezione precisa della canzonetta e la infiocchettava di conseguenza.
Il palcoscenico era baudesco, le femminucce erano baudine, i cantanti erano baudi ecc ecc.
Una bella emanazione del Pippo, che neanche a Plotino sarebbe venuta meglio.
Un frusciar d'abiti senza pensiero aggiunto.
Un’ orgia canora, che  lasciava sudati e contenti di quel vago sentir che nelle orecchie restava.
Lo preferivo, sì, il Sanremo coscelunghe del puoi vivere, al Sanremo indicepuntato del devi morire.
Un marasma privo di confezione perché privo d’idee, privo d’un re perché privo di carisma, privo d’assoluto perché strangolato da vincoli pseudo politci, privo d’emanazione perché farneticante  del nulla.
Un frusciar di banalità senza pensiero aggiunto, con qualche balbuzie tecnica e con la musica in sottofondo, incapace di ricordarci che si tratta d’un festval della canzone.
Uno specchio dei tempi che lascia inevitabilmente sconcertati e allibiti. Me, almeno.
E’ vero, Adrano, dobbiamo morire: ma questo non mi consola.





















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RIDERE CONTRO
post pubblicato in prospettive, il 10 febbraio 2012




-Ride. Ride spesso, in modo arrogante, a sproposito. Frequentemente è disattento. Ci vuole un segnale. Sette.

-Condotta sette? Ma ha note disciplinari?

-No, preside. Lui non fa mai cose eclatanti. Ma disturba di continuo.

(Penso: già disturba. Entra ed esce con la sua vita dalle cose scolastiche. Ma quali sono le cose scolastiche? E perchè sono così separate dalle cose della vita?)

-E lei professoressa?

(Faccio fatica a risintonizzarmi. In questi casi mi estraneo e a volte mi capita di ridere. Proprio come succede a X)

-Professoressa..e lei?

-Ah sì …io propongo nove.

-Nove??? Ma abbiamo messo nove a Y!

(Penso: Y è bene educato, sì. Quando ha bisogno di raccontarsi la vita lo fa  fingendo di stare attento. Alzo gli occhi. Sbigottimento generale. Sguardi c’èocifa?)

- Sì, nove. Tutte le volte che X ride così, vuol dire che ha compreso Cecco Angiolieri, la Rivoluzione francese, Nietzsche, il dadaismo …anche se non li ha mai studiati. E tutte le volte che uno studente ride contro la scuola, noi, io e tutti voi, abbiamo fallito.














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AL CONFINE DI TE
post pubblicato in colori, il 8 febbraio 2012








E non è per il verde oro dei tuoi occhi, chè non ho mai dato importanza a quello, ma per la mobilità con cui intrappolano colore dentro di sé. Ho sempre pensato che lo sgusciare dello sguardo ad ogni angolo di pensiero fosse segno d' intelligenza. Lo so, è infondato, ma ho viziato il mio, tu mi conosci, con singolari pregiudizi . E non riesco a pentirmene. 
Cosicchè, quando lo fai, cerco di catturare quel che mi sfugge delle parole dette fra noi, negli angoli estremi del tuo andirivieni, al confine tra vista e mondo.
Come dire al confine di te.
Ecco, è sul tuo confine che m’affaccio ogni mattina. E non c’è verde che m’ abbia parlato di più.Tanto che, a volte, mi sembra d’essere ingiusta con la primavera.
E allora penso a quando eravamo una cosa sola, io e te. A quella primavera dell’inizio. Ai giorni in cui segretamente m’inondavi di vita.
E credimi, non c’è mai, nemmeno un istante, in cui tutto questo non mi sembri un privilegio raro.



















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BLU
post pubblicato in colori, il 4 febbraio 2012







L'insonnia è mestiere da artigiani. 
Rifiniture sartoriali d'abiti d'ombra 
Creta sinuosa in angoli senza suono 
Vetro soffiato frangibilissimo.














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