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"L'arte è un investimento, la cultura un alibi." Ennio Flaiano.
SANTANCHE' PAPE SATAN
post pubblicato in prospettive, il 29 novembre 2013





La riconoscete?
La foto è di qualche anno fa, ma la pettinatura è la stessa ed anche il piglio.
Molti personaggi famosi hanno mosso i primi passi con uno pseudonimo. Mina ad esempio si chiamava Baby Gate.
Erano i tempi in cui la Nostra lavorava nel settore fumettistico e fu probabilmente con quei primi guadagni che acquistò la Kelly numero 1. Una dura gavetta. Non crediate infatti che racimolare una pluridecina di borsette Hermes sia facile. Non sto dunque ad annoiarvi con la 2, la 3, la 4, la 5, la 6 ecc.
Sappiate soltanto che siamo di fronte ad una donna che ha sempre lavorato duramente per guadagnarsi la pagnotta e che questa è sempre stata  di pura pelle a lievitazione naturale.
Va da sé che abbia dovuto trascurare qualcosa. I libri di storia ad esempio. D’altra parte la Chanel non è propensa a stamparne e in quanto a Prada...lasciamo perdere.
In compenso si è dedicata all’umorismo e alla comicità. Pare infatti che abbia reperito un antico trattato, Risum et sghignatione, nascosto( e come ci sia finito, vai a saperlo) nella Kelly numero 15, quella viola coi manici arancio e la chiusura in oro rosa. E pare, altresì, che si sia talmente appassionata alla materia, da dimenticarsi di acquistare la Kelly numero 16. 
Del resto chi non ha sentito almeno una cinquantina delle sue, ormai mitiche, perle di comicità?
Ma ieri sera, da Santoro, s’è davvero superata. Si sa, la comicità è tutta una questione di tempi. E’ un talento naturale. O ce l’hai o non ce l’hai. Reperire i trattati serve ma se non hai la stoffa…e se questa non è almeno un puro cachemire Loro Piana..beh meglio levarci mano.
Ma, tornando a ieri sera, lasciatemi snocciolare il crescendo ineguagliabile in cui si è cimentata.
Prima finge di fare dei discorsi seri (come tutti i comici, mi direte), conducendo lo spettatore fra considerazioni di etica e politica double-face, con interno in pelle umana. Poi, via via, si discosta dal verosimile, passando, per l’improbabile, alla Fanta politica con bollicine light . Una Fanta è sempre una Fanta. Lo spettatore beve e digerisce. Poi, però, qualcosa d’inspiegabile succede. Le bolle, nonostante la leggerezza, diventano giganti, assumono la forma di palle vere e proprie. 
Su..le mille palle su….Nulla d’irreparabile. Anche Mina fece qualcosa di simile. Fin quando, come l’ombrello incandescente d’un fuoco di maestri artificeri , non esplode, fragorosa e inaspettata, quella battuta: Berlusconi come Mazzini! Un attimo di sbandamento. Si riferisce a Mina?
Ma no, proprio a lui, il vate del Risorgimento. Allora niente più freni.
Al grido di Forza Giovane Italia, lo sganasciamento è totale.
Le risa scoppiano in bocca, in un boato sovrumano. I divani non bastano a contenere l’incontenibile. Una flatulenza orgasmica affratella le italiche budella, scosse da tal sconquasso. E forse persino Giuseppe, al chiuso del sepolcro, se la ride. Ma lui almeno non rischia la fine di Margutte. Sono i vantaggi di chi è già morto.
E quando stracco, boccheggiante, stremato, in preda ai colpi di coda di spasmi e contrazioni, lo spettatore riesce a ritrovar la maniera di rimettere ossigeno nei polmoni, esposti a così dura prova, La Nostra Signora Delle Risa, sferra il suo colpo mortale: Berlusconi come Nelson Mandela!!!
E’ il delirio. La convulsione. Un’ apocalissi tremebonda, d’ondulatoria e sussultoria specie, d'indescrivibile natura.
Onde su onde, sismiche naturalmente. Onde per cui mi taccio, non prima di dire:
Grazie, Daniela, se non ci fossi tu, chi riderebbe più?










permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 29/11/2013 alle 14:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
DIETRO UN CANCELLO CHIUSO
post pubblicato in diario, il 26 novembre 2013




Le tue parole hanno fatto crac. Come foglie morte sotto i passi. Un rumore distinto eppure anonimo, disperso.
Che differenza può fare un crac? Gli ultimi svolazzi d’un arancio votato al niente. Piroette dissolventi.
Perché una morte di parole è pur sempre una morte. Un vuoto. Un freddo. Un’assenza.
Ma qualcosa testimonia il suono insulso: lo sguardo. Le virgolette peregrine d’un crac amano gli occhi e non le orecchie. E ci si infilano dentro, senza colmarli mai.
Perché una morte di parole è pur sempre una morte. Svuota, insulta, impoverisce. Non raggiunge. Non sana.
Così tu, cadavere predicatore,  resterai con una lingua inutile fra i denti, a rimestare l’aria con giravolte di macabra fierezza , quando l’ultima sillaba giacerà sull' asfalto inerte.
E la tua bocca sarà vuota, di cuore innanzitutto. Pulita e fiera d’un dire che non tesse. D’un abbraccio mai dato. Come vacca smunta.
Perché una morte di parole è senza eredi. E’ un raggio fiacco al confine del gelo, rasente la stagione in cui ogni crac sarà bruciato.
E se provo a intercettare tutta la morte che sei dentro i tuoi suoni, un non so che di triste e sporco m’investe.
Che modo sgangherato d’apparire morenti, hanno i morti viventi.



                                                                      Palermo, prima delle nove e dopo il nulla.




(Dedicato ai docenti che sguainano spade).












permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 26/11/2013 alle 17:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
TATUATORI DI SE'
post pubblicato in prospettive, il 13 novembre 2013
























permalink | inviato da non avrai il mio scalpo il 13/11/2013 alle 17:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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