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18 MARZO




Avrebbe voluto dirgli che in quella lettera d’auguri per il nuovo anno aveva taciuto le cose essenziali. 
Avrebbe voluto dirgli che non c’era nulla di arancione in quel post con le infradito, al di fuori delle infradito.
Che era stato scritto in uno dei giorni più tristi della sua estate triste.
Che se lui non l’aveva messo a fuoco era perchè leggerla non costituiva più la sua inclinazione. 
Avrebbe voluto dirgli che di recente, spinta dalla necessità di capire e di capirsi, aveva seguito le orme indelebili lasciate su una spiaggia . L’unica dove cercare sarebbe stato fruttuoso. 
Che le conchiglie raccolte s’incastravano sotto i suoi occhi come tessere d’un mosaico. 
Che accostate all’orecchio sussurravano storie di mare e di collina.. davano corpo alle ombre e le facevano sudare dentro abbracci raccontati senza che l’immaginazione dovesse spiccare voli arditi.
Che le rimbalzava in testa un post datato 18 marzo, recante un titolo eloquente, con dei commenti altrettanto eloquenti. Scritto come un messaggio cifrato. Come una demarcazione fra il prima e il dopo.
Avrebbe voluto dirgli che questo cambiava ogni valutazione. 
Che lo sguardo con cui avrebbe giudicato il passato sarebbe stato diverso.
Che avrebbe acquisito un disincanto nuovo. 
Che avrebbe sfrondato i sensi di colpa. Perché il 18 marzo era prima di giugno e soprattutto precedeva il 27 aprile, anche nel 2009.
Avrebbe voluto dirgli che  ciò non le arrecava nessun dolore. Non più.
Ma poi pensò che fosse  inutile. Non era più il loro tempo. 
Tutto era successo troppi chilometri prima.
Prima che lui seguisse quella scia.
Prima che un coltello affilato e misericordioso le aprisse il petto e le scoppiasse nel cuore come un fuoco d’artificio. 

Così pronunciò solo un nome, lasciando che dalle labbra le volasse via un'iniziale capace di prendere tutte le direzioni.
Poi alzò il calice e si disse: Buon 2010! 

J. Grèco-B.Vian- La valse jaune


Pubblicato il 2/1/2010 alle 14.38 nella rubrica amore ed eros.

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