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IN UN CIELO CHE IMITA L'INFINITO




Oggi è il tuo giorno, dicono. Nella nostra città, lo sai, c’è persino chi va a pranzare al cimitero. Mescolare il trionfo degli istinti con la loro quiescenza . Pensandoci è plausibile. Anche tu del resto, quell’ultima volta che ci siamo parlati , mentre dicevi che sentivi una voglia di dormire strana, esprimevi un desiderio vitale e me lo inchiodavi negli occhi. Scrittura indelebile dell’inchiostro dei tuoi.
Fino alla fine mi hai bisbigliato la meraviglia delle semplici cose, forse anche dalla fessura vitrea del tuo sguardo, quando, alcune ora dopo, avrebbe cominciato a scegliere altre strade.
La meraviglia d'una tela in riva al mare e quella d’ una chiave inglese che fa tacere un rubinetto mentre si fischia una canzone. L’incanto di storie di gatti inventati, dai nomi buffi, e quello d’un manderino sgusciato da un cestino che solo il tuo piccolo coltello col manico rosso sapeva scolpire nella buccia:
 -Vedi le cose hanno segreti che vanno tirati fuori.
Nessun altro padre li conosceva. Nessun’ altra figlia li avrebbe imparati.
Ed è in quelli che ti ritrovo, anche nella distanza che attenua.
Per questo oggi non verrò a trovarti dove dovrei.
Resto qui, a cercarti in un cielo che imita l’infinito, tentando di carpirgli il segreto della tua dimora.










 

Pubblicato il 2/11/2010 alle 13.2 nella rubrica diario.

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