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PIOVERANNO POMODORI E TU GRIDERAI IL MIO NOME




Siamo  ciò che si disperde
Ogni cosa è capolinea
ultima fermata delle proprie intenzioni
Un pomodoro è un pomodoro
Il suo parlar di sé, un decretarsi morto
Chè se così non fosse, e Tu lo sai,
potrebbe dirsi nuvola o farfalla
Ma hai visto mai un pomodoro che piove
o  con le ali?
E qui sta il bello, di cui s'è riso stamattina,
in quest’afrore di greve luce pulsante:
che vita viva, nella 
morte di noi!
Così io sono me, ME sono,
nella fine pronunciata dal mio nome,
anche se notturni abbreviativi Tuoi
lo contraddicono,con furia e canti,
come un miracolo senza santità.
Stanotte poi,
(ogni tempesta ha il suo arco di luce)
l’hai scritto breve e forte.
E forte.

Dille pure, adesso, che non è vero.



 



 

Pubblicato il 13/11/2010 alle 10.54 nella rubrica poesia.

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