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SE CON LA LINGUA



I tuoi indirizzi non hanno criterio
A volte sei dentro il miele d’acacia grezzo
fra effluvi di riflessi d’ambra;
strani arredi davvero.
Come un sopravvissuto a glaciazioni ipotetiche
abiti cristalli solubili di durezza incantata
E sembri felice
se con la  lingua  ti sciolgo la casa.

 








Chissà cosa pensi al chiuso dell’ esofago
quando la tua dimora è il mio deglutire.
Ti spingo nel buio con un piccolo salto
e non ti penso più
come faccio col fegato
col sangue e tutto il resto.
L’unico modo per farti tacere è
darti un domicilio dentro di me.


 

 


 









 



 

Pubblicato il 16/1/2011 alle 3.15 nella rubrica poesia.

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