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DOLCE APPEAL NOVO

 


 

 

 


Udivo il foglio;
un quieto richiamo:
tenda che un refolo sposta
o anche meno.
Riesci a pensare a un’ inezia di suono?
Allora ho scritto.
Parole di presa materica,
che altro?
Un davanzale di cotto
da cui rimirare il bucato,
un tombino di ghisa
sul fiato d’un topo,
un secchio di plastica
d’azzurro scompito
con l’acqua antracite
di strisce di straccio,
un cardine dal cuore di ruggine
(perché è un bel color di rumore)
A te piace, quel rossarancione
che cigola l’aria sul ferro?
Scommetto che un po’ stai annuendo.
Ti vedo. Inclini la testa
ad angolo acuto,
con fare convesso
che bocca non dice,
e da sguardo geometrico, scruti.
Hai gli occhi d’un beige passaporto:
te l’avevo mai detto?
Un prodigio d’assedio neutrale
che per tutte va bene.
Cosicchè, ( è un esempio,
chiedo scusa al poeta)
se partissi con Lapo e con Guido,
ragionare d’amor non potrei.


 










 

Pubblicato il 24/1/2011 alle 9.49 nella rubrica poesia.

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