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QUANDO LA MEMORIA VACILLA





Angelino Alfano, ieri, al Tg3:
“Tra il settembre e l'ottobre del 2011 ci hanno raccontato che una favola si sarebbe avverata con un lieto fine. Monti e' arrivato, dopo aver mandato a casa Berlusconi, e con Monti il lieto fine era che l'Italia avrebbe preso possesso di una nuova giovinezza economica. Noi lo abbiamo votato credendo che le cose sarebbero andate meglio e invece sono andate peggio''.

Nonostante sia ancora sufficientemente giovane, Alfano evidenzia delle lacune mnemoniche.
Non ricorda ad esempio che nella favola, essendo l’intendimento dell’autore didascalico, non c’è, come elemento caratterizzante, il lieto fine (quella è la fiaba, altro genere letterario).
Ma, cosa più grave, non ricorda che Berlusconi si è fatto mandare a casa, dall’incapacità di aggrumare attorno a sé la fiducia indispensabile (interna ed estera) per restare al suo posto.
E questo fa venire alla mente quei detrattori del movimento partigiano che in genere si svegliano il 25 aprile per raccontarci gli effetti nefasti di un’Italia spaccata in due et similia, senza tener in minimo conto il semplicissimo particolare che combattere fascismo e nazismo comportasse dei prezzi da pagare e che certi eventi non sono comunque mai, per definizione, a lieto fine.
Le bacchette magiche, insomma, le hanno solo le fate. Nelle fiabe per l’appunto.
La favola, invece, ci racconta, molto più realisticamente, che il lupo è il lupo e l’agnello è l’agnello e che se questi sta più in basso rispetto alla fonte, non può intorbidire l’acqua.














Pubblicato il 24/1/2013 alle 12.50 nella rubrica prospettive.

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