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LA DECADENZA








L'ensemble era vivo. Lineare nell'incipit, con aritmico soffio di cose sparse, più in là, dove la strada sembrava il letto d'un fiume dimenticato.
Nessun passo vi correva dentro senza che i fiori di glicine non ne fossero al corrente. Sapevano tutto di quell'andare senza meta. Tracciavano essi stessi la mappa del suo labirintico vagare, tessendo di viola stinto un tramonto d'aprile.
Ma era coi violini che il paesaggio prendeva forma. S'arrotondava, guadagnando vertici di tanto in tanto, per poi sparire dentro gorghi concentrici, affamati di nero.
Così una o due volte. O forse nove. Aritmetica bizzarra e inconclusa di negozi aperti in fretta e in fretta inghiottiti dietro vetrine disadorne.
E intanto la decadenza cantava le sue armonie di primavera.







Pubblicato il 23/4/2015 alle 22.10 nella rubrica io e me.

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